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Bioenergie? Questione di contesto e opportunità

Da diversi decenni, gli scienziati di tutto il globo si sono cimentanti in numerosi studi per comprendere i cambiamenti climatici e per adottare diverse misure per il contenimento dell’aumento del tasso di monossido di carbonio.

Numerose tappe internazionali, come Kyoto, sono state sede di discussione e hanno prefissato obiettivi per i singoli paesi al fine di adottare una politica più verde.

L’attenzione è alta, anche in considerazione del fatto che l’indipendenza energetica è un obiettivo centrale e, di conseguenza, si sviluppano ricerche sui diversi settori di produzione energetica. Anche il mondo produttivo legato all’agricoltura cerca di dare un contributo sostanziale per tale causa e perciò si è posto degli obiettivi.

Gli esperti consigliano, innanzitutto, l’utilizzo di colture resilienti che possano migliorare la condizione dei suoli, specialmente quelli più marginali che hanno problemi di salinizzazione e desertificazione (problematica attuale anche in Italia). Inoltre, sono consigliate strategie per contrastare la perdita di biodiversità (che rappresenta una grandissima ricchezza per l’umanità) e soprattutto migliorare l’efficienza dei sistemi aziendali, evitando gli sprechi e le perdite di alcuni sottoprodotti che possono essere rimpiegati.

Considerando il mercato attuale, si può affermare che le biomasse possono dare un contributo complementare al reddito dell’agricoltore. Infatti, affinché l’attività sia autonoma e dedicata esclusivamente all’ottenimento dei biocarburanti, si necessita di una specifica filiera ben strutturalizzata affinché si possano sfruttare tutti i sottoprodotti della produzione e rendere sostenibile l’attività economica.

Quali sono le caratteristiche ideali per una coltura da biomassa?

Definirle tutte risulta molto difficile, anche perché esse variano in base al contesto ambientale-agrario-socioeconomico preso in considerazione.

In linea di massima possiamo affermare che generalmente:

  • Considerando il basso costo della biomassa, occorre che la coltura di riferimento sia economica, con alte rese e alto contenuto energetico.
  • Altro fattore di notevole importanza, è che il prodotto finale abbia un basso contenuto d’umidità, in quanto l’acqua non partecipa alla produzione di energia. L’eccessiva presenza di umidità può rappresentare un costo, in quanto prima della trasformazione bisogna essiccarla (maggiori tempistiche e costi).
  • Deve essere rustica, ovvero una coltura che ha poche pretese in termini di concimazioni o irrigazione. Fatta eccezione di quando questi input possono dare un significativo contributo nell’incremento delle produzioni.
  • Multiuso: occorrono colture che possono essere utili in diversi settori, ad esempio in quello bioenergetico e in quello alimentare, chimico, cosmetico, ecc.
  • Il costo dell’impianto deve essere basso e facilmente rimovibile.

La sostenibilità delle colture per la produzione dei biocombustibili

Esistono numerose colture di produzione per biomasse, del bioetanolo e biogas (prodotto di scarto del settore zootecnico). Anche se apparentemente funzionali ed ecologiche, spesso le biomasse possono risultare non sostenibili. Bisogna sviluppare una visione d’insieme dei diversi fattori che ci permettono di ottenere l’indice di sostenibilità del biocarburante ottenuto. L’emissione del biocarburante è il risultato diversi fattori che hanno contribuito alla sua produzione: come le emissioni che sono state necessarie per la coltivazione della materia prima da cui è stato estratto (macchine agricole, ecc.) e quelle per la loro trasformazione (essicamento, ecc.).

Un altro fattore da valutare è quello relativo al trasporto.

Innanzitutto, va considerata la “zero emissione di CO2”: a differenza dei carbon-fossili, estratti dal sottosuolo ed emessi in atmosfera ex novo, l’emissione derivante dal biocarburante non incide in modo negativo sul bilancio di C02 in quanto la pianta cattura la C02 presente in atmosfera e la riemette.

Vanno considerate altresì le emissioni relative ai trasporti; infatti, come accennato in precedenza manca una filiera del prodotto su molti territori e ciò comporta il trasporto del prodotto in altri territori che si occupano di questi processi.

L’aspetto positivo dell’utilizzo dei biocarburanti è dovuto al fatto che la pianta utilizzata per la biomassa, il carbonio che viene accumulato nella pianta è quello catturato dall’atmosfera e quindi già presente nel ciclo, a differenza dei sottoprodotti del petrolio che vengono estratti dal sottosuolo e riversati in atmosfera, gravando negativamente sul bilancio.

Cambio di destinazione d’uso del suolo

Un ultimo aspetto da considerare è quello concernente le emissioni dovute al cambio di destinazione d’uso del suolo. Facciamo un esempio.

Cosa accade quando si sceglie ad esempio di disboscare una determinata area, per convertirla in produzione seminativa?

  • Le piante attraverso la fotosintesi clorofilliana fissano la CO2 per la sintesi di molecole energetiche. Quindi sottraggono dall’atmosfera questa molecola, contribuendo in modo positivo al bilancio del carbonio.
  • Se le piante sono poli-annuali, ovvero hanno un ciclo vitale che dura diversi anni, come il caso delle foreste, esse possono rappresentare uno stock di carbonio importante.  Se invece le piante sono annuali, esse sottraggono e trattengono la CO2 per un solo anno.

Questo cosa significa? Che in base alla scelta che andremo ad operare, cambierà caso per caso la nostra incidenza nel sistema legato al ciclo del carbonio.

Risulta fondamentale considerare anche questo aspetto nel calcolo complessivo delle emissioni di CO2 necessarie per ottenere un biocarburante.

Questo parametro incide molto sul risultato finale del calcolo della sostenibilità.

In conclusione, l’invito è quello di osservare e analizzare con una visione d’insieme l’eventuale progettazione di un sistema di produzione di biocarburanti, al fine di poter valutare la sostenibilità economica e ambientale.

© IL QUOTIDIANO ONLINE – 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Giuseppe Manzolillo

Classe '94, sono nato a Napoli, ho vissuto sin da bambino nel Vallo di Diano, dove ancora oggi vive perennemente una parte del mio cuore, a Teggiano. Sono affascinato dalle storie che raccontano gli artigiani mentre lavorano il ferro o fabbricano mobili, mi incuriosisce conoscere le storie antiche, i misteri e le leggende di quella che fu la mia gente. Adoro l’odore che proviene dai frantoi a fine novembre, il sapore delle mozzarelle calde e il suono della segheria dietro casa. Mi piacciono le montagne cilentane, le Highlands scozzesi e le colline verdi irlandesi. La mia curiosità per la natura e per la scienza, si è concretizzata con l’avvio al percorso di studi presso l’Università di Bologna, che si è conclusa con la laurea in “Scienze e Tecnologie Agrarie”. Ho sempre cercato di dare un contributo alla mia comunità, mi sono impegnato diversi anni coordinando il Forum dei Giovani di Teggiano, dove ho conosciuto splendidi compagni. Amo Martina con cui vivo a Siena, dove lavoro in uno studio professionale. Mi occuperò di scienze, ambiente e agricoltura. Credo nell’umanità. Curerà la rubrica “Alla ricerca del Genius Loci”

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Conversazione con Giulia D’Alessandro e la sua vita carica di racconti e di musica

Cantante, cantautrice, conduttrice, organizzatrice di eventi socio-culturali, docente, musicoterapeuta. In campo musicale vanta oltre 25 anni di attività e numerosi consensi in Italia e all’Estero. Da annoverare i seguenti traguardi: semifinalista nazionale nel 2002 dell’Accademia di Sanremo e nel 2018 semifinalista nazionale di Area Sanremo Tim.

Un commento

  1. Lodevoli considerazioni di chi vuol mettere la conoscenza scientifica al servizio del rispetto e la tutela della vita del pianeta, il quale deve riappropriarsi del diritto di essere custodito e non sfruttato dall’opera umana. E se custodito pagherà in benessere.

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