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Gaming – Soulslike: morire non è mai stato così bello

YOU DIED!” Cosa lo rende così soddisfacente?

Siamo in pieno periodo E3, l’Electronic Entertainment Expo, e, dopo la non brillantissima edizione dello sventurato anno passato, ci aspettiamo grandi cose per questo 2021.
Nel frattempo, la serata inaugurale del Summer Game Fest è partita subito col botto, mostrandoci il gameplay trailer dell’attesissimo fantasy RPG (action role-playing game): Elden Ring, figlio di due giganti quali George Martin e Hidetaka Miyazaki.
In questo articolo, dunque, analizzerò le dinamiche psichiche che caratterizzano l’esperienza di gioco all’interno dell’universo “Soulslike”, attraverso dei piccoli ma necessari insights.

Partiamo dal principio…

Gli appassionati delle opere figlie della filosofia di Miyazaki hanno un fattore in comune: la motivazione al successo. Innumerevoli gli studi che accertano che si può essere motivati senza essere soddisfatti, ma non si può essere soddisfatti senza essere motivati.
Escludiamo per una volta la gargantuesca quantità di filosofia e narrativa dietro le creazioni di From Software e focalizziamoci solo sulle meccaniche di gameplay e di come questo influisca sull’esperienza di gioco.
Un indicatore psicologico che ci è indispensabile citare in questo caso è: l’autoefficacia percepita (Bandura, 1997). L’autoefficacia indica il grado di convinzione che una persona esprime nel dominare una determinata performance. Nello specifico è fondamentale per il giocatore sentirsi capace di superare le difficoltà per sentirsi realmente motivato a portare avanti la sua esperienza di gioco.
From Software e Bandai sono state fenomenali nel posizionare il proprio prodotto videoludico come estremamente complesso, provocando l’onda d’urto mediatica che avrebbe poi portato milioni di giocatori ad accettare la sfida. Ricordiamo tutti, infatti, la “Prepare to die edition” di Dark Souls che diede il vero slancio alla comunicazione in questa direzione.

I figli di Miyazaki

Sono passati più di dieci anni da quando Miyazaki ha lanciato il primo “Souls”, e ormai ogni sua opera annunciata è attorniata da un alone di mistero e sorpresa che porta sempre a chiederci “cosa avrà partorito la sua mente stavolta?”. Sono tantissime le case di produzione che si sono ispirate a questo genere, tanto che la comunità videoludica ha coniato il termine “Soulslike” per descrivere quei videogiochi in grado di tenere alto il livello di sfida attraverso meccaniche di gameplay espressamente ispirate alle prime creazioni di From Software.

Ricapitolando…

Chiunque sia motivato al miglioramento ed esprima desiderio di competizione non può aver fatto a meno di interfacciarsi con questi titoli videoludici. Il collegamento tra la percezione individuale delle proprie capacità, la voglia costante di migliorarsi e l’immancabile soddisfazione dopo aver superato ogni complessità, rappresenta il nucleo di questi mondi di gioco che conduce ognuno di noi a non arrenderci all’ennesima comparsa del “YOU DIED!”, fin quando dopo un numero impensabile di try si giunge finalmente al “VICTORY ACHIEVED”.

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Dario Cuomo

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Conversazione con Giulia D’Alessandro e la sua vita carica di racconti e di musica

Cantante, cantautrice, conduttrice, organizzatrice di eventi socio-culturali, docente, musicoterapeuta. In campo musicale vanta oltre 25 anni di attività e numerosi consensi in Italia e all’Estero. Da annoverare i seguenti traguardi: semifinalista nazionale nel 2002 dell’Accademia di Sanremo e nel 2018 semifinalista nazionale di Area Sanremo Tim.

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