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Quella villa campana che ispirò Richard Wagner

Foto di Vito Fasano e Rosa Elefante

Già nella metà del XIV secolo, nel Decamerone di Boccaccio si raccontava che «[…] nei pressi di Salerno, vi era la costiera di Amalfi, che si affacciava sul mare, piena di piccole città, di giardini, di fontane e di uomini ricchi che vivevano di commerci. Tra queste cittadine, ve ne era una, chiamata Ravello, dove abitava un uomo di nome Landolfo Rufolo […]», uomo ricchissimo, la cui attività mercantile sarà vittima, nella quarta novella della seconda giornata, delle oscillazioni a cui la sorte umana è continuamente esposta.

Proprio a Ravello, nel Medioevo, la famiglia Rufolo avviò la costruzione di una villa imponente, affinché fosse manifesto della loro potenza economica. Tuttavia, con il declino della Repubblica di Amalfi, anch’essi si avviarono al tramonto e, con loro, fu trascinata anche la villa, che solo nell’Ottocento fu acquistata, restaurata e riportata agli antichi splendori da un Lord scozzese. Su Piazza Duomo, al centro di Ravello, si staglia una torre ornamentale che accoglie i visitatori all’interno di un complesso in cui si intrecciano indissolubilmente costruzioni medievali e più tarde, edifici e flora, uomo e natura. Durante la passeggiata il visitatore è senza dubbio catturato dai suggestivi caratteri arabeggianti del Chiostro Moresco; dalla Torre Maggiore di 30 metri, dalla cui sommità è possibile godere di un panorama da sogno; dal pozzo settecentesco immerso in un giardino che colpì così tanto Richard Wagner che, durante la seconda metà dell’Ottocento, il compositore tedesco lo reputò la scenografia ideale del suo dramma musicale Parsifal, esclamando la celebre frase «Il magico giardino di Klingsor è trovato».

Il livello più basso del giardino è caratterizzato dal gioco geometrico delle aiuole da cui, tramite qualche gradino, si accede all’affaccio più fotografato e noto di Ravello: la costa e il mare cristallino che fanno da sfondo alle cupole della Chiesa della Annunziata, affiancate da un pino secolare: si tratta della cartolina più celebre della Città della Musica. Il perché di questo appellativo è intuibile: da sessantanove anni il Ravello Festival, dedicato proprio a Wagner, anima con le performance di artisti internazionali i giardini di Villa Rufolo che, dall’alto, ancora oggi continua ad osservare la Costa d’Amalfi.

Conosci l’altra celebre villa di Ravello? Ne parleremo nel prossimo articolo.

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Rosa Elefante

Studentessa non ancora esaurita, idealista non ancora disillusa, sognatrice non ancora sveglia. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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