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Quel magico giardino che «finisce di colpo, laggiù, contro il cielo»

Una passeggiata all’interno del giardino più celebre di Ravello attraverso le parole con cui Pierpaolo Pasolini, nel suo resoconto di viaggio “La lunga strada di sabbia”, descrive, estasiato e sbalordito dalla bellezza del luogo, la sua visita a Villa Cimbrone, nel luglio del 1959

«Ravello è come in uno sperone, sospeso nel vuoto, in fondo a cui si stendono colline che strapiombano sul mare. Ma te ne accorgi solo alla fine, quando giungi alla Villa Cimbrone, che è il punto supremo di Ravello».

La villa, che prende il nome dal Cimbronium, il costone roccioso da cui nei giorni senza foschia si giunge con lo sguardo fino a Paestum, dal XIV secolo fu abitata da importanti famiglie nobili, tra cui i Fusco, parenti dei Pitti e dei D’Angiò. L’edificio e il giardino furono di loro proprietà per circa 500 anni, fino alla svendita dell’intero complesso alla famiglia Amici, di Atrani.

Il vero periodo aureo della villa, però, si apre nell’Ottocento, quando di essa si innamorò Lord Ernest William Beckett; il facoltoso banchiere inglese fu così tanto rapito dall’atmosfera, dalla pace e dai colori di questo luogo incantato e incantevole che lo acquistò. Egli ben presto ne ridefinì e riabilitò gli spazi, arricchendoli di statue, fontane, piante provenienti da tutto il mondo e tempietti che dagli inizi del Novecento ospitarono i simposi culturali estivi del gruppo di intellettuali di Bloomsbury, la cui più celebre esponente fu Virginia Woolf.

Durante la Seconda Guerra Mondiale l’edificio fu confiscato e affogò nel degrado, fino all’acquisto, nel 1960, da parte della famiglia Vuilleumier, che ne ha risvegliato lo splendore assopito e ne ha costruito un albergo di lusso, lasciando però visitabile il giardino.

I sei ettari di parco hanno sempre calamitato l’attenzione e le cure dei proprietari che si sono avvicendati e oggi, grazie soprattutto agli straordinari interventi degli ultimi due secoli, sono ritenuti tra gli esempi più importanti della cultura paesaggistica e botanica anglossassone nel Meridione d’Italia.
Nell’immenso giardino è concesso perdersi, storditi dal profumo dei fiori, tra i padiglioni, la Terrazza delle Rose, il chiostro, la cripta, il Tempietto di Bacco, la statua di Ceres e gli altri angoli evocativi, fino ad arrivare al lungo sentiero centrale, il cosiddetto Viale dell’Immenso, che accompagna fino al Terrazzo dell’Infinito, il belvedere a 365 metri sul mare della Costiera Amalfitana, incorniciato da distinti busti marmorei che ricordano di un glorioso passato che, coraggiosamente, osa guardare al futuro.

[…] corro sul giardino, filo lungo tutto il viale, profumato da ubriacare, arrivo in fondo alla terrazza, sospesa nel cielo, con una fila di nobili teste di marmo, e una dolce ringhiera. Ci sono dei turisti, estasiati. In realtà, la situazione è di quelle che non si possono facilmente esprimere: tutto il golfo da Amalfi a Salerno è ai tuoi piedi, e tu voli. Riannodo le fila che mi parevano perse […].

© Foto riprese dal sito di Villa Cimbrone www.hotelvillacimbrone.com

© IL QUOTIDIANO ONLINE 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Rosa Elefante

Studentessa non ancora esaurita, idealista non ancora disillusa, sognatrice non ancora sveglia. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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