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Conversazione con Veronica Dadi, la prof artigiana per passione

«I bambini non sono più abituati a lavorare con le mani»

Veronica Dadi, artigiana e professoressa

 

Insegnante di Inglese e sostegno alle scuole medie, durante il lockdown per ammazzare la noia Veronica Dadi ha scoperto un talento, oltre che una passione.

Grazie alla zia, ha cominciato a dedicarsi a lavori ad uncinetto e ai ferri, ed è estremamente decisa a continuare.

Impiega come modelle per le foto dei suoi prodotti le amiche e la sorella. 

Scopriamo insieme i segreti di quest’attività artigianale appena comparsa nella sua vita, di cui intanto troverete testimonianza visiva e documentaria sul profilo Instagram indicato nelle foto da lei personalmente forniteci, nonché su Vinted (briar.rose5), dal momento che i suoi lavori sono d’ispirazione vintage.

Dunque, tutto è cominciato nella prima fase della pandemia?

«Sì, ho avuto la fortuna di abitare con mia zia in quel periodo. È stata lei con pazienza ad insegnarmi le basi di quest’attività. Mi è subito piaciuta e ho continuato. Mia nonna era sarta, cosicché mia zia è cresciuta in un ambiente artigianale. Ricordo che lavoravo molto con le mani quando c’era mia nonna, durante l’infanzia. Chiaramente, mia zia fa anche altro nella vita, poiché è impensabile vivere solo di questo. Lavorare all’uncinetto richiede estrema precisione e tanto tempo».

Ci vogliono pazienza e manualità. Cosa ti senti di dire ai giovani tuoi coetanei, che magari hanno meno pazienza e manualità di te?

«Quando ho provato ad insegnare qualcosa della mia attività a dei ragazzi della mia età mi sono resa conto che non hanno difficoltà ad approcciarsi nel momento in cui apprendono. Appena imparano i movimenti, mi dicono che sia facile. Tuttavia, mi rendo conto che le nostre dita non sono più abituate a fare certi movimenti. Bisogna cominciare dai bambini, quando ho insegnato alla scuola dell’infanzia li ho fatti lavorare molto con le mani, ed è proprio lì che mi sono accorta delle loro difficoltà, che sono anche le nostre, le mie. All’inizio provavo dolore quando lavoravo all’uncinetto».

Quanto tempo impieghi per realizzare i tuoi lavori?

«Scandisco il tempo delle mie lavorazioni guardando film o serie tv. Vado a puntate (ride), perché se mi soffermassi sui secondi che passano non mi separerei mai da quel che ho realizzato, a causa del valore incredibile dovuto anche al tempo trascorso».

Interessante la scansione del tempo con un’altra arte, quale il Cinema: l’artigianato non è arte minore, diciamolo a gran voce che l’Arte è una sola!

«Certo, poi siamo in un tempo storico in cui certe arti, purtroppo, si stanno perdendo, perché tutto ciò che non rende a livello economico e produttivo viene scartato. La mia attività è un po’ una forma di ribellione: prendo del tempo per me stessa e godo, infine, della bellezza del prodotto che ho realizzato. Sono contenta quando mi commissionano lavori, perché così posso rendermi utile».

Che oggetti realizzi?

«Shopper, borse, porta-cellulari, porta-cuffie ecc… Lavoro anche per me stessa, mi piace dar vita a creazioni di cui potrò usufruire in prima persona. Mi rilassa tutto questo, mi permette di sperimentare con colori vivaci, oltre che mediante specifiche geometrie, in un certo senso volute dalle stesse regole dell’uncinetto. Ad esempio, si parte dal quadrato base, la cosiddetta mattonella della nonna».

Ci sveli qualche segreto dietro le tue lavorazioni?

«Te ne dico una parte: utilizzo un macchinario in polistirolo con sopra appoggiati degli stuzzicadenti. Spruzzo dell’acqua alla fine, in modo tale che riesco a cucire meglio il mio prodotto più rigido e teso così. Lavoro principalmente in cotone, così la creazione viene meglio».

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Quando per un po’ interrompo la mia attività, mi chiedo se mi ricorderò come si faccia. In realtà è come andare in bicicletta, ma sogno comunque di non perdere mai la capacità di farlo. Inoltre, ho sempre desiderato insegnare, sebbene in tanti e per svariati motivi mi abbiano spesso scoraggiata. Ci sono riuscita, mi sento realizzata». 

Invece della lavorazione ai ferri vuoi raccontarmi qualcosa?

«Li odio e li amo i ferri, perché con l’uncinetto viene tutto perfetto, mentre lavorare ai ferri significa per quanto mi riguarda che, ad esempio, se perdo un punto devo ricominciare da capo. La cosa mi fa ritornare all’uncinetto (ride). Preciso che è un mio punto debole questo, non è da tutti: spero un giorno di superare anche questo limite».

Tu sei di Rimini, città d’arte e di cinema, perché ha testimonianze romane antiche e ha dato i natali a uno dei registi più grandi di tutti i tempi, ovvero Federico Fellini. Ami la tua città?

«Per tanti anni non mi è piaciuta, perché spesso non ci rendiamo conto delle bellezze che abbiamo sotto casa ogni giorno. Vivendo all’estero, ho capito che mi mancava il mare, anche come idea e spazio di apertura. Sento che a Rimini si possa respirare…». 

Grazie Veronica, spero che i tuoi racconti lascino un segno indelebile come le tue cromatiche geometrie fantasiose. In bocca al lupo per tutto!

«Grazie Christian per avermi dato spazio e viva il lupo, sempre!». 

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione:

https://fb.watch/jFFdkmGKPO/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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