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Conversazione con Daniele Isabella, lo scrittore torinese comico malinconico

 

«Sono una persona molto malinconica, anche se mi piace sorridere»

Daniele Isabella, autore  

Sta svoltando tantissimo Le comiche di Sapò, un libro edito La Caravella, denso di risate, riflessioni e momenti surreali tragicomici, scritto da un giovane autore maestro elementare torinese: Daniele Isabella.

Paolo Villaggio e Dario Fo sono solo due dei nomi da cui prende ispirazione lo scrittore.

Del resto, la saga parentiana delle Comiche vide protagonista il grande Villaggio, insieme con Renato Pozzetto.  

Laureato in Lettere, ha girato in passato cortometraggi e diretto un lungometraggio sperimentale, lavorando anche con grandi attori come Alessandro Haber e Rocco Barbaro.  

Si ride di gusto grazie al tuo libro?

«Spero faccia divertire il più possibile. È un libro comico-satirico, uscito circa un mese fa. Ho meditato molto prima di elaborare quest’opera di esordio. Sono racconti ruotanti attorno ad un personaggio-maschera, Sapò, in parte ispirato al cinema comico muto, al mio mito Chaplin, a Stanlio e Ollio, a Jacques Tati, alla Commedia dell’Arte. È, dunque, una comicità fondata sulla mimica più che sulla parola. In un’opera scritta non è semplice non far parlare un personaggio, ma Sapò è muto». 

Non parla perché non può parlare? 

«No, bofonchia, parla poco. Sono gli altri, piuttosto, a parlare. Il libro è pieno di gag che lo vedono direttamente coinvolto. Sono azioni, cose che gli accadono, quindi è una comicità molto fisica: è difficile farla venir fuori attraverso la scrittura». 

Quanto c’è di reale in questo libro surreale?

«Le mie esperienze, tanto per cominciare. Il presente per me conta tantissimo, infatti l’osservazione del presente quotidiano è molto sentita. Il mio sguardo è critico, perché se la comicità non è critica, è inutile. Il comico deve partire da un’azione semplice, dall’osservazione fisica dei fenomeni, dalla Vita…».

Bravo, non va smarrito mai il contatto con la realtà. La commedia cinematografica italiana di oggi è morta, a detta di molti critici, poiché in essa manca quel legame. Condividi quest’affermazione?  

«Assolutamente sì! Nutro speranza, però, nella stand-up comedy. C’è una generazione di grandi comici, come Rapone, Giardina, Lundini, una generazione di comici nati negli Anni Ottanta e Novanta che riescono a portare avanti una comicità di alto livello: dissacrante, realistica, fantasiosa, satirica, intelligente, rispetto al cabaret completamente in declino dagli Anni Novanta. Il cabaret (Colorado, Zelig e Made in Sud) è una sorta di parodia involontaria della commedia dell’arte. Si fanno delle maschere che sono fini a sé stesse, di conseguenza la risata assume caratteristiche analoghe. Ci si rifà troppo al cosiddetto stile Bagaglino, evidentemente sbagliando. Grandi attori hanno reso il Bagaglino di successo, come Leo Gullotta e Oreste Lionello. Tuttavia, mancava spirito critico e ci si inginocchiava di fronte al potere. La comicità, al contrario, lo deve mettere in discussione».    

I cortometraggi che hai diretto erano comici?

«Solo uno, tutti drammatici».

Quanto è rimasto di tragico nel tuo odierno scrivere di comicità?

«Ho ancora una visione tragica della vita, ma ho deciso comunque di iniziare questa serie, perché Le comiche è solo l’inizio di una serie di libri che ho intenzione di scrivere. Tra l’altro, ne verranno fuori corti non realizzati da me».

Complimenti! Ma chi è questo tal Sapò?

«Faceva parte delle mie fantasticazioni, specialmente nei momenti più tristi. È così che mi davo sollievo e felicità. Sapò non sono io, me ne distacco, però ho ambientato le vicende in alcuni luoghi periferici italiani, senza una precisa connotazione geografica. Aleggia in questi luoghi una sorta d’infelicità sociale. Tutti, così, possono riconoscersi. Noi comici siamo un po’ tutti malinconici, troviamo un modo di reagire affine e diverso dagli altri. Oggi, tuttavia, preferisco rendere agli altri il divertimento, piuttosto che a me stesso». 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Porto con me sempre un sassolino in tasca verde, come la mela di Magritte. Viene da una spiaggia di Savona, ma non posso dire a quale sogno sia legato. Credo che comunque sia irrealizzabile. Tuttavia, ho un secondo sogno non censurato: vorrei vincere il Premio Nobel (ride). Sto scherzando…». 

Negli ultimi anni s’è acceso fortemente un dibattito: è giusto far ridere anche sulle tragedie (pensiamo a Charlie Hebdo e alla satira sulla tragedia italiana di Rigopiano)? Ci vuole una certa etica della risata?  

«Penso che la satira non debba avere limiti. Non avrei scherzato su un momento così drammatico quale quello che tu hai citato, ma parlare di libertà democratica di stampa significa dar vita alla possibilità di ridere e far ridere di tutto, anche della morte. Ce lo insegnava il grande Mario Monicelli nel suo capolavoro La Grande Guerra,con Sordi e Gassman».  

Abbiamo fortemente bisogno di ridere con intelligenza in quest’epoca di grande delirio, da più punti di vista: tu, ci sei riuscito. Non perdere mai la libertà di far ridere. Grazie Daniele per tutto, e in bocca al lupo! 

«Grazie a te Christian, quasi mi commuovo. Nel mio piccolo non la perderò mai. E viva il lupo!». 

Ringraziamo ancora una volta l’artista per le fotografie forniteci. 

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione:

https://fb.watch/j_qIUBltZ9/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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