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Conversazione con la band “Il Pozzo di San Patrizio”, musica autentica senza identità

 

«C’ispiriamo a tantissime band, a tantissimi ascolti che abbiamo fatto negli anni»

Il Pozzo di San Patrizio, band musicale 

Il Pozzo di San Patrizio è una talentuosa band rock e folk di artisti campani diversi e variegati: ognuno porta il proprio contributo in modo alquanto originale, favorendo così una fucina di sperimentazioni che guardano a tanti, creando molto. 

Dario De Nicola (voce e fisarmonica), Dario Triestino (voce e basso), Roberto Coscia (batteria) e Carlo Inglese (chitarra e bozouki) sono espressione autentica di quest’unica grande emozione chiamata musica, una passione che li unisce da sempre in modo davvero costante.

Insieme hanno inciso sei cd e sono tutte online le loro canzoni, ad esempio su Spotify e YouTube

Il prossimo 24 Maggio suoneranno al Bar Capri di Battipaglia e si sono candidati per partecipare al Montelago Celtic Festival, al confine tra Umbria e Marche

Pieni di novità, sono sempre al lavoro: scopriamoli da vicino!  

Perché si chiama così la vostra band?

Dario De Nicola: «Siamo nati a Salerno e inizialmente c’ispiravamo molto alla musica irlandese. Siamo rimasti folgorati, all’epoca della nostra nascita, da un concerto dei Modena City Ramblers, e ci siamo così accostati subito a quel genere che mischiava la musica irlandese ai tempi un po’ più rock e pop. Inoltre, con questo nome vogliamo intendere una commistione che dà ricchezza». 

Dove vi esibite solitamente?

Dario Triestino: «Abbiamo suonato ovunque, in tutt’Italia, ma anche in Europa. Dopo la pandemia siamo ripartiti dal basso, tornando a suonare nei pub o nei locali. Continuiamo, però, ad esibirci in feste di piazza, all’aperto, o in occasione di festival. Siamo molto trasversali, fortunatamente».

Suonate all’aperto anche per portare avanti l’origine del vostro nome?

Roberto Coscia: «Certo, ognuno di noi mette in questo metaforico pozzo il proprio modo di suonare. Ad esempio, io ho un’impronta molto rock and roll. Per noi le differenze sono un valore aggiunto, non un limite: solo così possiamo esplorare più mondi possibili…».

Come fate a trovarvi bene tra voi se siete così diversi? Qual è il segreto della vostra sinergia?

Dario De Nicola: «Unire esperienze diverse può essere svantaggioso quando devi dare un’identità, una categorizzazione al gruppo, ossia un genere preciso. Tuttavia, in questo modo ti dico che non riesco a trovare un gruppo simile al nostro. Credo che abbiamo raggiunto una grande originalità. Spesso c’hanno criticato di non avere un’identità precisa per quanto concerne il genere musicale, ma per me e per noi tutto questo è molto stimolante, ti permette di essere sempre innovativo». 

Dario Triestino: «Siamo un bel pacchetto sorpresa: apri e non sai cosa ti aspetta (ride). Ci piace prendere le vibrazioni giuste, non c’interessa entrare in un preciso cliché. Crediamo di poter trasmettere comunque emozioni… più ci danno e più diamo! Si crea sempre una bell’energia col pubblico». 

Roberto Coscia: «Anche i nostri live sono pura sorpresa, anche se abbiamo una scaletta la modifichiamo sempre, perché ci adattiamo al nostro pubblico variegato»

A causa della recente pandemia che ha riguardato tutti noi, stiamo vivendo una fase di allontanamento: fate bene ad esibirvi nei pub, a contatto con la gente! 

Dario Triestino: «Ma sai, credo che il futuro sarà questo, cioè si ritornerà ad una musica più a contatto col pubblico, non saremo più in pochi a farlo. Credo, infatti, che alla lunga l’essere troppo smart stancherà, così come le musiche di trenta secondi perché altrimenti non funzionano su TikTok. Si tornerà alle suite di trenta minuti, vedrai». 

E l’auto-tune, invece, morirà un giorno?  

Dario De Nicola: «Spero proprio di sì, io prediligo l’acustica negli strumenti, anche perché non mi piace neanche un cantante che canti in quel modo». 

Roberto Coscia: «Siamo un mondo a parte, però anche quello è un linguaggio, un modo di esprimersi, quindi va capito, in base anche al periodo storico che viviamo». 

Dario Triestino: «I live che facciamo possono contrastarlo. Parlare fa tanto, oltre alla musica dal vivo consente di raggiungere prima e meglio quelle vibrazioni cui facevo riferimento». 

Quando avete iniziato a suonare?

Dario De Nicola: «Io in età adolescenziale e da allora la passione è cresciuta sempre di più, ha condizionato sempre la mia vita, nel bene e nel male. Prima della fisarmonica suonavo il pianoforte, ma ho cambiato quando sono entrato a far parte di questo gruppo, perché è uno strumento davvero folk la fisarmonica, dà qualcosa in più, è molto versatile, ha un suono acustico davvero magico per me. La gente resta ancora affascinata da quel suono che esce dal mantice». 

Dario Triestino: «Intorno ai dodici anni sono rimasto folgorato da questa forma d’arte e non l’ho mai più abbandonata. Vivo di musica, faccio il musicista e insegno questa disciplina. Lo farò per tutto il resto della mia vita. Il basso elettrico non l’ho mai lasciato, ma ho suonato anche il contrabbasso». 

Roberto Coscia: «Non so se la batteria abbia scelto me o io abbia scelto lei, sono sempre rimasto folgorato dai suoni. Per me la musica è terapeutica, la insegno ai bambini. Voglio diffondere questa passione a tutti, a cominciare dai bambini di due anni. Sono speciali soprattutto loro, perché guardano i gesti che fai, ti sorridono e comunicano con te, iniziando a suonare. La batteria parla, e anche loro mi hanno insegnato tanto, soprattutto a non perdere mai il bambino che abbiamo dentro».

Bravo, hai rievocato la teoria pascoliana del Fanciullino! Qual è il vostro sogno nel cassetto?

Dario De Nicola: «Avere una fattoria in cui accogliere animali e proteggerli». 

Dario Triestino: «Desidero pace interiore e serenità, in modo tale da stare bene con me stesso e gli altri». 

Roberto Coscia: «Stare sempre in giro a suonare e fare concerti e live. Vivere di musica in eterno…». 

Grazie, siete meravigliosi: i vostri sogni sono Arte pura. In bocca al lupo per un radioso futuro! 

Tutti e tre: «Grazie a te Christian, viva il lupo!».  

Ringraziamo ancora la band per le foto che ci ha fornito.

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione:

https://fb.watch/kicpe4SWsc/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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