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La Natività di Caravaggio: il bellissimo quadro rubato

Palermo, una delle meravigliose tele dell’artista. Una scena intima e amorevole come buon augurio per le feste

La Natività con i santi Lorenzo e Francesco di Palermo è un dipinto di Michelangelo Merisi realizzato per l’Oratorio della Compagnia di San Lorenzo nel 1609, secondo la cronologia longhiana in effetti si tratterebbe di un’opera realizzata poco prima del viaggio di ritorno verso Roma.

La composizione presenta la Sacra famiglia: una giovane Madonna che guarda con immenso amore il bambino, forse posato a terra dopo l’allattamento, e san Giuseppe ritratto di spalle, rapito dalla presenza ai lati dei santi Lorenzo e Francesco.

Tuttavia, contrariamente all’ipotesi di datazione di Roberto Longhi, recenti studi hanno lasciato dedurre che l’opera sia antecedente, addirittura collocabile al 1600 circa, e dunque al periodo luminoso della produzione romana.

In effetti, il dipinto stilisticamente non trova nessun riscontro con le altre opere siciliane, quali il Seppellimento di santa Lucia di Siracusa, la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei Pastori di Messina, realizzate tra la fine del 1608 e inizio 1609.

Queste ultime, infatti, presentano una maggiore brutalità del segno e un maggiore gioco di pieni e vuoti: manca quel vuoto della parte superiore del dipinto, che nell’ultimo periodo dell’artista sembra sottolineare un senso di inquietudine che incombe sulla scena e sui personaggi.

A tal proposito, invece, la Natività di Palermo ha una composizione più ricca e uno stile che sembra richiamare il periodo romano dell’artista.

Inoltre, iconograficamente l’angelo sovrastante con il cartiglio in gloria di Dio, allude all’angelo presente nel Martirio di san Matteo, che dall’alto prende parte alla scena, preannunciando il calvario del santo nella Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi.

Michelangelo Merisi, Natività con i santi Lorenzo e Francesco, 1609

Anche da un punto di vista archivistico, infine, non vi sono espliciti documenti che facciano riferimento alla committenza dell’Oratorio, piuttosto i biografi dell’artista sembrano parlare di Palermo come un soggiorno breve e di passaggio. Da recenti studi, invece, è stata ricostruita la committenza da parte di un certo Fabio Nuti, un mercante senese operante a Roma, che in quel tempo evidentemente stipulava affari commerciali con la Sicilia, che spiegherebbero in effetti la destinazione del dipinto.

Ad oggi, la bellissima tela che immortala l’intima composizione è scomparsa, trafugata nell’ottobre del 1969.

A fronte dell’incuria di allora, oggi dell’opera non vi è traccia e molte sono state negli anni le false piste e le ipotesi di ricostruzione dell’accaduto, immaginando addirittura lo zampino della mafia, senza tuttavia riscontrare successo.

Attualmente l’opera è sostituita da una copia: una stampa fotografica del 2014 di Adam Lowe, direttore di Factum Arte, che ricostruisce il dipinto fedelmente in termini di colore, iconografia e dimensione, grazie allo studio del materiale fotografico in bianco e nero di Enzo Brai del 1967; le fotografie dell’ICR durante un restauro dell’opera nel 1951; e lo studio della scansione dell’intera Cappella Contarelli nel 2009, della quale furono realizzate alcune stampe fotografiche per un’istallazione nella chiesa di San Giovanni Battista a Caravaggio in occasione del quattrocentesimo anno della morte dell’artista.

Michelangelo Merisi, Martirio di san Matteo, 1600

Al pari della Chiesa del Pio Monte della Misericordia che conserva le Sette opere di Misericordia del 1607, anche qui l’effetto di una finestra che si affaccia su uno stralcio di vita così vero e così vicino, così realistico e così commovente.

L’effetto di una finestra nera in contrasto con il bianco degli ambienti ecclesiastici, un gioco di luce che ben descrive la promiscuità del reale, così complesso e colmo di una serie di nuances di emozioni, capaci di rendere l’opera immortale.

Un effetto teatrale tipico del tempo dell’artista, in cui i personaggi a mo’ di palcoscenico propongono sentimenti che devastano il cuore di chi guarda.

Nella Natività colpisce la serenità e la pace di una scena intima, in cui quasi tutti i personaggi, restano incantanti dall’innocenza del figlio di Dio, un bambino, guardandolo amorevolmente.

A fronte del desiderio di “ricostruzione” della fruizione dell’Oratorio e dell’aura emozionale del visitatore all’interno di esso, la stampa fotografica rimane al momento una sostituzione dell’opera d’arte, il cui originale tuttavia si spera sempre un giorno ritrovare.

Palermo, Oratorio dei santi Lorenzo e Francesco

Testi:

Operazione Caravaggio, Milano Skira 2015.

Per recenti ricostruzioni: M. Cuppone, La natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro, Campisano editore 2021.

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Rosaria Esposito

Classe '96, diplomata al liceo classico "Cneo Nevio" di Santa Maria Capua Vetere (CE) e laureata in “Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. A metà tra un approccio storico-artistico ed uno economico-gestionale, costruisce una figura professionale capace di muoversi nei campi della cultura, conservazione e valorizzazione del patrimonio. Dà un respiro internazionale al suo profilo studiando a Lille, tra il 2017 e il 2018, attraverso al Programma Erasmus+. L’esperienza di tirocinio extracurriculare presso il “Pio Monte della Misericordia” a Napoli la spinge ad iscriversi, nel 2019, al corso di laurea magistrale in “Archeologia e Storia dell’Arte”. Tuttavia, non abbandona il suo interesse verso la valorizzazione e la gestione: grazie all’associazione “Napulitanata”, studia da vicino dinamiche interne volte alla promozione culturale territoriale e la programmazione degli eventi che da sempre l’affascinano. Ambiziosa e curiosa è una grande amante dei libri e dei viaggi. Per lei la lettura ha un grande valore culturale: leggere significa avere sete di conoscenza, essere aperti al mondo e non essere mai stanchi di stupirsi. Curerà la rubrica “Pillole d’Arte”

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