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Quel sognatore irpino che conquistò il Polo Nord

L’impresa storica di un uomo che conquistò il Polo Nord e la gloria, ma anche la disgrazia e l’ingiuria

Un incendio, una madre che scappa su una strada innevata col suo piccolo, una zingara e la sua profezia: il destino del bimbo sarà provato dal fuoco e dalla neve. E così sarebbe stato. Quel neonato, venuto alla luce a Lauro il 21 gennaio 1885, portava il nome di Umberto Nobile.

Crescendo, i suoi studi lo portarono a laurearsi in ingegneria industriale a Napoli e a specializzarsi, a Roma, nelle costruzioni aeronautiche. Il primo paracadute italiano, il primo aeroplano metallico italiano, il più piccolo dirigibile del mondo (l’Mr), un sistema di atterraggio con frenata per gli aeroplani sono solo alcuni dei progetti di Nobile che videro la luce: una mente brillante a servizio del Paese.

Umberto Nobile – Immagine ripresa dal sito del Museo “Umberto Nobile” di Lauro (AV)

Ma sono le due trasvolate del Polo Nord in dirigibile che hanno reso immortale il ricordo di Umberto Nobile. In circa un anno progettò e costruì – per poi guidare – l’aeronave Norge, che partì il 10 aprile 1926 da Ciampino per giungere al Polo, dopo varie tappe, il 12 maggio, al fine di effettuare osservazioni geografiche, meteorologiche e scientifiche. «L’Irpinia […] ha appreso con infinito orgoglio che questo suo nobile ed intrepido figlio si avvia ormai trionfalmente alla conclusione della sua grande e audace fatica. Dal Comune di Lauro che gli diede i natali e dal capoluogo della Provincia, son partiti radiotelegrammi beneauguranti all’indirizzo di questo dominatore dell’aria, che ha affermato il prestigio e la gloria dell’Italia nel campo delle esplorazioni artiche» annunciava Il Mattino qualche giorno dopo.

Il dirigibile Norge a Ciampino

Nominato, dopo la laurea in Scienze Nautiche ricevuta dall’Università di Genova, professore ordinario di Costruzioni aeronautiche e poi Direttore presso la Regia Scuola di Ingegneria di Napoli, gli fu affidata l’organizzazione di una seconda spedizione finalizzata alla traversata della calotta polare artica e al posizionamento della bandiera italiana al Polo, nonché all’approfondimento scientifico. Il dirigibile Italia e i diciotto membri dell’equipaggio arrivarono il 6 maggio 1928 alla base norvegese: furono giorni di rilievi ed esplorazioni non favoriti dal maltempo che incalzava. Il 25 maggio, sulla via del ritorno, il dirigibile si schiantò sul ghiaccio; nell’urto dieci uomini, tra cui Nobile, furono espulsi dalla cabina di comando e, con loro, la cagnetta Titina, fedele compagna di Nobile, mentre il resto dell’equipaggio probabilmente si inabissò col dirigibile nel mare di Barents.

Nobile e Titina

Le provviste cadute e buttate giù dall’aeronave, insieme a una piccola stazione radiotelegrafica e alla celebre tenda rossa (originariamente di colore argento, ma tinta di rosso con l’anilina per una più facile individuazione dei dispersi da parte dei soccorsi) furono la salvezza dei superstiti per settimane. Il 24 giugno un piccolo aereo svedese portò in salvo il Comandante, nonostante Nobile premesse per il salvataggio di un compagno ferito. Durante i tempestivi soccorsi, Nobile precipitò e solo il 22 luglio tutti i superstiti furono riportati in Italia.

È proprio il caso di dirlo: nemo propheta in Patria. Mentre altri Stati gli conferivano onori e incarichi, in Italia nell’autunno di quell’anno fu costituita una commissione di inchiesta che, indirizzata dal regime fascista che Nobile non aveva mai sostenuti, accusò il Comandante di aver predisposto male la spedizione, di aver sbagliato manovra e di aver abbandonato il posto di comando e i suoi uomini. Alla caduta del fascismo, però, il nuovo governo democratico nominò una commissione che ebbe l’incarico di riesaminare il suo caso, ribaltandone le conclusioni.

L’eredità che Nobile ha lasciato a Lauro è puramente ideologica, simbolica; la cittadina ha mantenuto negli anni – tra alti e bassi – un profondo affetto nei confronti del suo illustre figlio. Il Museo “Umberto Nobile”, allestito oggi presso l’antico Palazzo Pignatelli, è frutto della volontà di conservare la memoria delle imprese dell’ingegnere esploratore, tramandandole alle nuove generazioni anche per volere della sua stessa famiglia. Fu proprio la famiglia Nobile, infatti, nel 1985 a donare al Comune di Lauro il primo nucleo di cimeli delle spedizioni polari; pochi anni dopo fu inaugurato il Museo.

Palazzo Pignatelli, sede del Museo • Immagine ripresa dal sito del Museo “Umberto Nobile” di Lauro (AV)

Attualmente, tra la “Sala delle medaglie”, la Sala “Nobile-Italia”, la Sala “Tenda Rossa” e quella “Amundsen-Norvegia”, sono custoditi le medaglie offerte a Nobile, la sua divisa da Generale, il suo diario di bordo, una copia della Tenda Rossa, un disegno originale del Dirigibile Norge e tanti altri cimeli da scoprire insieme alle professionali guide che accompagnano nella visita. Fiore all’occhiello del Museo è sicuramente il vasto e fornito archivio contenente migliaia di documenti originali relativi alle spedizioni polari.

Come tipo ero ambizioso. Volevo solo cose nuove. Gli altri non c’erano riusciti. Questo fu il fatto essenziale che mi spinse per l’impresa del Polo.

Umberto Nobile

Alcune informazioni sono state riprese dal sito del Museo: www.museonobile.it.

Alcune immagini sono state riprese da Wikipedia.

Si ringrazia il Direttore del Museo, Prof. Antonio Ventre, per la gradita collaborazione.

Clicca qui per conoscere il Castello Lancellotti di Lauro.

© IL QUOTIDIANO ONLINE 2022 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Rosa Elefante

Studentessa non ancora esaurita, idealista non ancora disillusa, sognatrice non ancora sveglia. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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