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Nocera – San Prisco e il Museo Diocesano: il connubio perfetto tra arte e religione

SAN PRISCO E I SUOI MIRACOLI

A Nocera Inferiore, città di punta dell’Agro nocerino-sarnese, il 9 maggio si festeggia il santo patrono con celebrazioni religiose ed eventi profani.

Secondo la tradizione, San Prisco sarebbe stato il primo vescovo nocerino, vissuto probabilmente nel IV secolo. Questa datazione così alta dimostra che la fede cristiana si diffuse precocemente in questi luoghi dove si costituiranno numerose istituzioni ecclesiastiche nei secoli a venire.

Famosa è la menzione di Paolino da Nola nel Carme XIX che ci fornisce un’ulteriore informazione su San Prisco dicendo che diresse la vita religiosa sia di Nocera che di Nola.

Dei miracoli compiuti dal santo rimane larga traccia nei racconti popolari che i nostri antenati hanno tramandato di generazione in generazione.

Una delle vicende più avvincenti legate alla sua agiografia ci presenta il vescovo in una situazione avversa perché era stato accusato di eresia dal Papa e si preparava al viaggio verso Roma. Prima di partire, si formò al suo seguito una grande folla di oche che lo accompagnò fino a destinazione e che lui finì per offrire in dono al suo superiore per farsi perdonare del torto commesso. A questo punto il Papa non solo perdonò Prisco, ma lo omaggiò di una grande fontana marmorea che lui trasportò fino a Nocera.

A San Prisco è attribuito anche il miracolo della separazione della cosiddettaMontagna Spaccata”. La “Montagna Spaccata” conosciuta anche come “Passo dell’Orco”, è un valico che appare ancora oggi in questa sua forma particolare e si trova tra Nocera e Castel San Giorgio, probabilmente aperto dai romani in un punto di snodo importante per motivi commerciali.

Le spoglie mortali del santo si conservano nella cattedrale. Quest’ultima, completata nel 1792, fu dotata di una torre campanaria costruita su disegno di Francesco Solimena nel 1738. L’artista rese grande onore alla nostra città e il suo nome, insieme a quello del padre Angelo, continuano a splendere nel firmamento degli uomini illustri presenti a Nocera attraverso le opere di grande pregio conservate nella cattedrale e non solo.

LA FORMAZIONE DEL MUSEO

Il ricordo di San Prisco è strettamente correlato alla creazione del Museo Diocesano che è dedicato proprio a lui.

Questo museo fu costituito nel 2008 con il chiaro intento di preservare le testimonianze pittoriche e scultoree del territorio nocerino, ma anche di esporre i paramenti sacri di grande valore. La creazione di un polo museale presuppone non soltanto l’esposizione di opere importanti, ma fornisce un’occasione di crescita e di sviluppo della vita culturale. È un momento di condivisione artistica che rafforza la consapevolezza storica e l’orgoglio per le proprie radici.

L’iniziativa fu fortemente sostenuta da Gioacchino Illiano, vescovo di allora. Al suo impegno si deve anche la ristrutturazione del Seminario Diocesano, un edificio settecentesco che è sede attuale degli Uffici della Curia ed in cui è stato ritagliato uno spazio per il museo.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Il Museo Diocesano consta di quattro sale espositive.

La prima sala è la più notevole dal punto vista artistico e vi si possono ammirare quadri fiamminghi, come “La storia della decollazione del Battista” di Cornelis Smet, tele di Angelo Solimena, insieme ad una delicata scultura in legno del Seicento riconosciuta come Santa Lucia, seppure manchi l’attributo fondamentale per l’identificazione perché è priva della mano destra.

Nella sala successiva sono ospitati tre dipinti su tela provenienti dal monastero benedettino di San Giovanni in Parco, soppresso nel 1807 a causa delle leggi napoleoniche.

“L’Incoronazione di Santa Rosa da Lima presentata alla Vergine col Bambino da Santa Scolastica e Santa Chiara” è una tela di Angelo Solimena in cui la rappresentazione di tutte queste sante contiene un’allusione agli ordini monastici femminili.

Le ultime due sale possono essere calcolate quasi come un’unica. Qui vengono esposti i paramenti sacri realizzati a Napoli e appartenuti ai vescovi della diocesi.

IL BUSTO DI SAN PRISCO

Questo busto reliquiario è considerato il cuore dell’itinerario museale proprio perché rappresenta San Prisco, ma oltre alla forte valenza religiosa e simbolica non bisogna dimenticare il suo pregio artistico.

È un’opera scultorea in argento parzialmente dorato impreziosita da pietre. Fu commissionata dal vescovo di Nocera, Benedetto dei Monti Sanfelice, ed è stata attribuita all’artista Saverio Manzone, datandola intorno al 1771.

Il busto poggia su una base ed è affiancato dalla rappresentazione della città di Nocera, anch’essa poggiata sulla stessa base, alla sinistra del santo. La mitra era completamente adorna di pietre dure, alcune delle quali sono cadute; nonostante ciò sono ancora visibili lo sfarzo e la ricchezza impressi in quest’opera preziosa ottenuta con grande maestria tecnica.

IL CALICE GOTICO

Il calice gotico proveniente dalla chiesa di San Giovanni Battista ad Angri è un pezzo d’oreficeria che anche il Louvre ci invidia, infatti fu prestato al museo parigino in occasione di una mostra.

Si tratta di un calice di fattura napoletana e questo è chiaro grazie al punzone con l’iscrizione “NAPL” a caratteri gotici che fu notato dagli studiosi Elio e Corrado Catello che scoprirono l’opera. Inoltre, per alcuni aspetti formali, il calice può essere ricondotto a modelli senesi.

Secondo un’ipotesi, a richiederne la realizzazione fu un esponente della famiglia Orsini, feudataria di Angri, perché lo stemma inciso sulla base è assimilabile allo stemma di questa famiglia. Per di più tale ipotesi è accreditata dal fatto che gli Orsini finanziarono i lavori della Collegiata di San Giovanni nel 1302.

ARTE E CHIESA

Passando in rassegna i capolavori ospitati al Museo Diocesano, di cui è stato possibile dare solo un assaggio, si rileva che l’Agro si distinse grazie ad un panorama culturalmente variegato, ospitando artisti di spessore nazionale che cambiarono le sorti della storia dell’arte italiana, come i Solimena che attuarono una rivoluzione in campo pittorico.

Infine, è emerso lo stretto rapporto che lega Arte e Chiesa. La Chiesa ha sempre puntato sull’Arte per la diffusione del suo messaggio, ha commissionato agli artisti validi delle opere che sono diventate capisaldi per le generazioni successive e che oggi riempiono edifici religiosi e musei.

Del resto, grazie all’arte, strumento umano ma vicino al divino, i concetti complicati della religione diventano di facile fruizione anche per la limitata mente degli uomini.

di Licia Crispini

Classe '96, laureata in “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Fin da piccola matura uno spiccato interesse verso l’arte, il teatro e la cultura che la spinge a cercare una strada in questa direzione, infatti, dal 2011, prende parte, nelle vesti di attrice, agli spettacoli messi in scena dall’associazione “Artenauta Teatro”. Continua la propria formazione teatrale attraverso la partecipazione a stage e seminari con attori di fama nazionale. Nel 2016 poi sceglie di condividere gli intenti di tutela e di valorizzazione del patrimonio storico-artistico, in particolare del Castello del Parco Fienga di Nocera Inferiore e collabora attivamente alle iniziative dell’associazione “Ridiamo vita al castello”. Da pochi mesi è impegnata anche in un nuovo progetto concernente la promozione delle attività culturali e turistiche nei comuni dell’entroterra cilentano. Fortemente convinta che il primo passo verso la tutela sia la conoscenza, ritiene indispensabile avvicinare le persone alla riflessione sulle bellezze artistiche, storiche e paesaggistiche e si impegna a diffondere i suoi ideali con passione per un mondo più sensibile all’arte, ergo migliore. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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