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Tokyo 2020: riflessioni e considerazioni dall’Olimpiade della resistenza

Se nell’antichità la cosiddetta tregua olimpica, ekecheirìa in greco, permetteva il tranquillo svolgimento dei Giochi e assicurava l’incolumità dei partecipanti da conflitti pubblici o privati, la crisi pandemica non ha consentito le stesse premesse per i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 che, nonostante siano stati posticipati di un anno per la prima volta nella storia, hanno rappresentato un vero e proprio baluardo per lo sport agonistico, pur escludendo quasi del tutto spettatori e tifosi dalle competizioni.

Sono state le Olimpiadi del distanziamento fisico, non sociale; delle ginnaste azere che, messi da parte i body variopinti, hanno scelto di vestire in nero per attirare l’attenzione sul duro conflitto tra l’Azerbaijan e l’Armenia; dei campioni russi non coinvolti nello scandalo del doping che hanno gareggiato sotto la bandiera del Comitato Olimpico Russo.

È stata l’Olimpiade delle ginnaste tedesche che hanno preferito indossare una tuta lunga al posto dei consueti body: un grido contro la sessualizzazione del corpo femminile nella loro disciplina; l’Olimpiade di Tom Daley, il tuffatore con la passione per l’uncinetto, che vende per beneficenza le sue creazioni, sdoganando peraltro ogni stereotipo di genere; quella di Katarina Johnson Thompson, tra le favorite della medaglia d’oro nell’eptathlon, che seppur inciampata, è arrivata zoppicando al traguardo, incarnando alla perfezione lo spirito olimpico. L’Olimpiade della skateboarder Misugu Okamoto, caduta a un passo dalla vittoria e portata sulle spalle dalle altre atlete in gara; del plurimedagliato cavaliere australiano Andrew Hoy che, a 62 anni, ha disputato la sua ottava Olimpiade; di Simone Biles, la ginnasta prodigio che ha acceso un importante focus sulla salute mentale.

Sono stati i Giochi della rivincita per Irma Testa, conferma del pugilato femminile italiano che, cresciuta nei quartieri difficili di Torre Annunziata, ha confidato al pugilato la sua rabbia nei confronti di una vita avida di possibilità; per Maria Centracchio che, col suo bronzo nella disciplina del Judo, ha regalato la prima medaglia olimpica individuale di sempre al suo Molise, dimostrando “che esiste e mena forte”; per l’arciera Lucilla Boari, definita “cicciottella” insieme alle sue colleghe da un titolo di giornale in occasione del quarto posto a squadre a Rio 2016.

Tokyo 2020 è stata la spinta sostenibile data ai suoi Giochi: in materiale di riutilizzo erano la torcia, i podi; le medaglie realizzate con materie prime provenienti da dispositivi elettronici riciclati. Tokyo 2020 è stata l’abbraccio di due amici che hanno condiviso l’oro olimpico nel salto in alto e le lacrime amare di Theodoros Iakovidis, il sollevatore di pesi ellenico che ha annunciato il suo ritiro, puntando il dito contro il mondo dello sport professionistico greco, che condanna i suoi atleti all’indigenza. Tokyo 2020 è stata la quasi parità di genere nella partecipazione: 48.8% sono state le donne, a fronte del 13% di Tokyo 1964.

A Tokyo, San Marino, Burkina Faso e Turkmenistan hanno vinto le loro prime medaglie olimpiche. A Tokyo, Federica Pellegrini e Aldo Montano hanno disputato la loro ultima Olimpiade, mentre Gregorio Paltrinieri raggiungeva due podi nonostante la mononucleosi da poco superata.

Le Olimpiadi accendono, una volta ogni quattro anni, i riflettori su sport considerati “di nicchia” o minori e riescono a far appassionare gli spettatori anche a sport poco conosciuti, tenendoli appiccicati al televisore per ore. Risulta chiaro che lo sport ci riporti tutto sommato alla vita, impregnandola di valori talvolta dimenticati, e senza oscurarne mai le scorrettezze, anzi, punendole.

È stata, questa, l’Olimpiade di tutti gli atleti del mondo: campioni, non agonisti, curiosi, pigri, rifugiati; di tutti, indistintamente. Le Olimpiadi sono lo Sport e proprio lo Sport, alle Olimpiadi, rappresenta, come solo lui sa fare, soprattutto in un periodo come questo, tutti i colori del mondo.

Citius, Altius, Fortius – Communiter
(Più veloce, più in alto, più forte – insieme)

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Immagine di copertina ripresa dalla Pagina Facebook “CONI“; altre immagini riprese dalla Pagina Facebook “Tokyo 2020“.

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di Rosa Elefante

Studentessa non ancora esaurita, idealista non ancora disillusa, sognatrice non ancora sveglia. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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