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Vaccino Covid-19, intervista al dott. Giacomo Egger

Tanti sono i dubbi che attanagliano moltissimi italiani perciò cercheremo di fare chiarezza e, contestualmente, ragionare per ponderare i giudizi positivi o negativi sui vaccini contro il Covid-19

Sono mesi che ci poniamo diversi dilemmi amletici: vaccino sì o vaccino no? È meglio farsi la dose di vaccino AstraZeneca o Pfizer? Il Johnson & Johnson è migliore, rispetto agli altri, oppure no? I vaccini nel lungo termine possono essere dannosi?

Dott. Giacomo Egger

Il dottor Giacomo Egger ha cercato, quindi, di porre ordine in questo mare magnum di caos. Classe 1982, ha conseguito la laurea magistrale in Scienze Biologiche con voto 110 e lode. La sua formazione è di tipo laboratoristico clinico, nello specifico, si è dedicato allo studio dell’emostasi e trombosi. Dopo aver lavorato in Inghilterra per l’NHS, il Sistema sanitario britannico, è rientrato in Italia intraprendendo la strada dell’insegnamento e della formazione.

Quali sono le caratteristiche dei vaccino Pfizer, AstraZeneca, Moderna e Johnson & Johnson?

«Si è fatto un gran parlare dei diversi vaccini in commercio ed oramai “tutti” sanno tutto. Per essere brevi, il vaccino AstraZeneca (ora Vaxzevria) e Johnson & Johnson sono dei vaccini a vettore virale. Usano, dunque, un altro virus per trasportare l’informazione della proteina spike del Sars-Cov-2 che volgarmente definito Covid-19. I vaccini Pfizer e Moderna, invece, iniettano direttamente le istruzioni (mRNA) per auto-costruire la proteina spike del Sars-Cov-2».

Perché si differenziano l’uno dall’altro?

«Il concetto di fondo è il medesimo, ovvero, far in modo che le cellule competenti assemblino le punte dell’involucro del Sars-Cov-2. Venendone a contatto, il sistema immunitario dovrebbe produrre degli anticorpi validi per un certo periodo di tempo, ed essere in grado tempestivamente di tamponare una successiva infezione. C’è da dire che le filosofie di tutti i vaccini utilizzati si discostano dall’antico principio, che segnò con Jenner l’inizio della storia delle vaccinazioni, di fornire direttamente il patogeno attenuato. Nel caso dei vaccini anti Sars-Cov-2 si utilizzano, invece, le informazioni per costruire una parte del virus (la punta Spike). Saranno poi le nostre cellule ad auto-produrre le punte, a venirne in contatto e ad assemblare la risposta immunitaria».

L’AstraZeneca, a quanto si apprende dall’Agenzia Italiana del Farmaco, potrebbe causare trombosi. Lei che cosa ne pensa a riguardo?

«Esprimere delle opinioni equilibrate è sempre complicato. Il mio motto è che in Biologia 2+2 non fa mai 4. Pare che, dopo un’iniziale minimizzare gli eventi, si sia trovata una certa correlazione e per cui anche le linee guida per questo farmaco sono cambiate. Portare un farmaco su larga scala, dove i numeri aumentano di molto rispetto alle iniziali sperimentazioni, può far emergere controindicazioni inaspettate».

Il vaccino Pfizer, invece, è considerato da molte persone come un vaccino più sicuro rispetto all’AstraZeneca, è vero?

«Il corpo umano è una fitta rete di relazioni intrecciate, molte delle quali ancora sconosciute, bisognerebbe sempre tenerne conto. Ogni individuo è un’entità a sé, con differenze genetiche e ormonali e ciò che è positivo per l’uno potrebbe essere deleterio per un altro. Se AstraZeneca si è ritrovato nell’occhio del ciclone, diciamo che Pfizer anche fa registrare i suoi effetti. Ovviamente il tutto va sempre rapportato ai numeri delle somministrazioni. Sta alle autorità competenti poi valutare quante vite si possano sacrificare per il bene di una causa superiore. Giusto per fornire qualche numero, che fa sempre effetto, il governo britannico ha messo in piedi un sistema di cartellini gialli per gli effetti collaterali dei diversi vaccini. I report sono reperibili online. Al 26 maggio Pfizer ha totalizzato 183.752 reazioni avverse con 396 morti; mentre AstraZeneca ha totalizzato 695.214 reazioni avverse con 831 morti. L’entità delle reazioni avverse va ovviamente studiata nel dettaglio, non bisogna mai soffermarsi solo al numero grezzo. Con ciò, giusto per dire che anche Pfizer ha i suoi rischi, ma a scanso di equivoci, ripeto ancora, i numeri sono esigui, se si pensa al totale delle dosi inoculate».

Del vaccino Moderna si parla di meno e pare stia in un interregno tra l’AstraZeneca e il Pfizer, che cosa ci può dire in merito alle controindicazioni che può provocare?

«Purtroppo nessuno può prevedere gli effetti a breve o a lungo termine. E’ un’amara realtà che nessuno scienziato potrà smentire».

Il vaccino dà una sostanziale protezione al vaccinato per un periodo di tempo breve, 6 mesi, dunque c’è la necessità di rifarsi il vaccino ciclicamente eventualmente non ci fossero altre soluzioni al problema virus. Ciò significa bombardarsi di dosi di vaccino, che cosa potrebbe accadere nel lungo termine?

«Personalmente non ho informazioni in merito, oramai da un anno e mezzo ognuno dà la sua opinione, a partire dal ministero, ai membri del comitato tecnico scientifico. Io semplicemente applico il metodo scientifico, ovvero parto dai dati per trarre conclusioni. I dati li avremo tra mesi (se qualcuno li cercherà), dunque con la prossima ondata influenzale ne sapremo di più. Non ci resta che avere fiducia nella scienza sperando che non si sia venduta al capitale, perché in quel caso, avremo qualche problemino in futuro da risolvere».

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di Marco Visconti

Classe '92, attualmente risiede a Pagani. All’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha conseguito prima la laurea triennale in “Storia” nel 2015 e poi la laurea magistrale in “Scienze Storiche” nel 2017 con voto 110/110 e Lode. Ha partecipato al concorso di letteratura VII Premio internazionale “Giovanni Bertacchi” classificandosi come finalista con la poesia “Vita Nuova”. Ha scritto una intrigante silloge poetica, dedicata alle maschere e ai personaggi carnevaleschi più noti, per la collana poetica “Logos” vol. 25 edita da “Dantebus”. Una sua poesia è stata selezionata dal prestigioso catalogo “Arte in quarantena” organizzato da Paolo Liguori, direttore di TGcom24, e da Salvo Nugnes, curatore d’arte. Un'altra, invece, è stata selezionata per la "Pro Biennale" di Venezia organizzata da Vittorio Sgarbi. È giornalista pubblicista dal 22 luglio 2020 e ha scritto per “Vesuvio Live” e scrive per “Le Cronache” e "In Prima News". Promotore di significativi eventi culturali, tra cui un convegno sul beato Tommaso Maria Fusco realizzato il 1° dicembre 2019 nel Cenacolo di Beato Maria Fusco a Pagani. Attualmente insegna italiano e storia presso le scuole secondarie di secondo grado.

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