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Il film sulla Vita – Recensione de “La meglio gioventù” (2003, Giordana)

Facciamo oggi tanti auguri all’attore Alessio Boni per il suo cinquantacinquesimo anniversario di compleanno, e ricordiamolo, pertanto, attraverso un film che lo ha lanciato nel panorama italiano, un cult prima televisivo e poi trasmesso anche al cinema che è tra i capolavori della settima arte mondiale.

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Dal privato al pubblico, dal nazionale all’universale, probabilmente “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana (2003) è il miglior film biografico che sia mai stato realizzato (tra gli attori anche Adriana Asti, Maya Sansa e Luigi Lo Cascio).

Sono 6 ore di lungometraggio, diviso in due atti, ma il tempo scorre, e si ha paradossalmente il tempo di assimilare ogni scena, nonostante la rapida scorrevolezza con cui procede una pellicola che parla di vita con la vita stessa.

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L’esistenza del protagonista s’intreccia con quella della famiglia e di altre persone che ha avuto modo di incontrare sulla strada in un tempo di narrazione che va dagli anni Sessanta ai primi del Duemila. Il regista attraverso le vite umane e i sentimenti, i dolori, le gioie, gli amori, gli errori, i valori,… non trascura nulla dell’esistenza, ma riesce al contempo a scrivere una storia italiana in quella fetta cronologica prima citata e qui presa in esame, al punto tale che, seguendo la lezione di “C’eravamo tanto amati” di Scola del ‘74, pur servendosi di attori completamente diversi per formazione e recitazione, riesce a costruire una lezione di umanità e realtà che tiene bene insieme elementi di pedagogia, educazione, storia, filosofia, psicologia, sociologia, economia, poesia, arte,… insomma scrive la vita con l’esistenza e i suoi vari aspetti.

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In conclusione, Giordana mostra un cinema di realtà che accoglie la lezione della grande commedia all’italiana (a cominciare da “Il sorpasso” di Risi), passando alla storia con la storia dell’ultima Italia del XX secolo, trasponendo ogni aspetto nel più grande esempio universale di eterno e finito melodramma che è l’esistenza e lasciando in eredità, con quella bellissima immagine conclusiva del sole di mezzanotte norvegese, un messaggio di speranza rivolto soprattutto ai giovani.

Valutazione: Capolavoro 🌟🌟🌟🌟🌟/🌟🌟🌟🌟🌟

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di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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