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Conversazione con Roberto Girometti, un pezzo di Storia del cinema italiano

«Il direttore della fotografia è il vero padrone del set, il lavoro più bello del mondo!»

Roberto Girometti, direttore della fotografia, regista, sceneggiatore e critico cinematografico 

Direttore della fotografia, regista, sceneggiatore e persino critico cinematografico ed occasionalmente attore: cosa vuoi di più da uno che ha fatto la Storia del cinema italiano come Roberto Girometti?

Pier Paolo Pasolini, Roberto Rossellini, Citto Maselli, Totò, Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Gianni Minà, Ennio Flaiano, Renzo Rossellini, Sergio Leone, Robert De Niro, Steven Spielberg, Maurizio Ponzi, Vincenzo Cerami, Oliver Stone, George Lucas, Martin Scorsese, Enzo Castellani e Augusto Caminito sono solo alcuni dei nomi degni dell’arte cinematografica con cui ha lavorato o che ha avuto modo di conoscere. 

Scopriamo allora anche noi Roberto Girometti!

Da bambino com’era Roberto Girometti?

«Un curiosone. Sono nato e cresciuto a Porta Portese a Roma. Giocavo a calcio con gli amici in strada e parlavamo un romanesco verace, non privo di parolacce. Un bel giorno un signore con un impermeabile bianco si rivolse a noi, rimproverandoci, in una lingua inizialmente sconosciuta. Non comprendemmo bene il suo veneto, nessuno lo conosceva e lo mandammo a quel paese. Dieci anni dopo circa, ovvero nel 1962, sono andato a lavorare alla Settimana INCOM. Questo signore era Pier Paolo Pasolini, gentilissimo con tutti noi. Fu un piacere rivederlo. Era un’anima bella, ci raccontava la Storia, la Geografia: era una persona straordinaria».

Come ti sei posto nei suoi confronti quando l’hai rivisto?

«Scoppiò a ridere quando gli ricordai che l’avevo mandato a quel paese da ragazzino. Divertito, ci tenne a raccontarlo a tutti e con lui ed Ennio Flaiano nacque un’amicizia straordinaria». 

Scenette comiche che mi riportano alla mente uno dei suoi migliori film: Il Decameron. Di un artista geniale e visionario come Pier Paolo hanno detto tanto, tutto e troppo. Ma io ti chiedo: se scendesse oggi dal cielo in Italia, nel 2023, che reazione potrebbe avere, cinematograficamente parlando? 

«Tutto quello che sta accadendo lui l’aveva detto. Alla Festa di Totò mi permisi di contraddirlo, non credevo che sarebbe accaduto quel che diceva spesso. “I nostri politici in futuro saranno degli incolti!”: ricordo ancora vive quelle parole dentro di me. È accaduto! Aveva profetizzato anche rispetto alle guerre di religione». 

Cosa è cambiato dal cinema italiano degli anni d’oro ad oggi?

«I registi italiani degli anni ’60 avevano tutti una grande capacità di stare sul set. Oggi questa cosa è leggermente cambiata. Cineasti come Martin Scorsese, che ho avuto la fortuna di conoscere, avevano a casa tutto il cinema italiano. Di allora, però. Oggi in Italia bravi registi ci sono, ma non hanno la capacità di presentare opere intriganti verso il pubblico. Manca nel cinema italiano contemporaneo tanta ironia, ma anche tanta leggerezza. Me lo fece notare il grande Oliver Stone, citandomi, ad esempio, il capolavoro neorealista di Vittorio De Sica, Ladri di biciclette: una storia tanto drammatica con sprazzi di leggerezza, appunto, e semplicità».

A proposito di leggerezza ed ironia, tu hai conosciuto il duo Franco & Ciccio: che tipi erano?

«Con loro girai una pellicola di Marino Girolami in qualità di direttore della fotografia. Sapevano stare pienamente sul set quei due, che grandi!». 

Probabilmente, mi viene da pensare che la leggerezza si sia persa proprio perché è stata smarrita quella capacità di stare sul set… 

«Esattamente. Il grosso problema oggi è il digitale perché, pur essendo una grande invenzione, i giovani si sono fatti prendere la mano da questo mezzo e non comandano più loro. Un tempo noi comandavamo la pellicola, la macchina da presa. Non si può fare tutto in maniera automatica: meglio azzerare e personalizzare, anziché schiacciare a caso il bottone». 

Dialogare con te mi fa rendere conto dello scorrere inesorabile, ma anche drammatico, del tempo. Alla regia come ci sei arrivato?

«Per caso. Nel 1976 si verificò il rapimento di un bambino causato dalle cosche mafiose napoletane. Insieme ad un mio amico scrissi soggetto e sceneggiatura. Non trovai un regista che volesse metterlo in scena senza cambiare tutto: così, lo feci io. Sempre negli anni Settanta ricordo con piacere l’incontro con il grandissimo giornalista Gianni Minà. Lo accompagnai ad intervistare il comandante comunista cubano Fidel Castro. Viaggiammo tantissimo, dialogammo anche con altri. Il film In viaggio con Che Guevara andò in tutte le televisioni del mondo».

Aneddoti ne hai? Sono curioso anch’io come te! 

«Fidel rispose a tutte e centoventi le domande di Gianni, che s’era informato alla perfezione su quello che avrebbe potuto domandargli».

Questo succede quando uno studia e vale. 

«Assolutamente! A proposito di cultura, con noi c’era anche lo scrittore Gabriel Garcia Marquez. Mi fece morire dalle risate quando si meravigliò che il comandante era stato zitto più di dieci minuti: gli avevo raccontato come si facesse il cinema, dato che me l’aveva chiesto». 

 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Credo di aver fatto tutti i miei sogni, ma per mantenersi giovani bisogna continuare a farlo. Finché c’è volontà e fantasia, occorre sognare tanto e fare quel che si desidera». 

Sei una miniera di ricordi, quest’intervista dovrebbe durare ancora…

«Grazie Christian, con immenso piacere!».

Ringraziamo ancora il nostro artista cinematografico a tutto tondo, anche per le fotografie selezionate dal suo sito web ufficiale.  

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione:

https://fb.watch/oLbauaAslS/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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Claustrofobico continuamente in tensione. Dal bianco e nero al colore, dal film nel film al lungometraggio stesso.

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