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Astronomia – Stelle brillanti in una notte buia

Il Paradosso di Olbers: perché la notte ci appare buia nonostante la moltitudine di stelle presenti nel cielo

Probabilmente pochi hanno sentito nominare il medico e astronomo tedesco Heinrich Wilhelm Olbers. Sono però sicuramente molti di più quelli che si sono posti il suo stesso dubbio sul perché il cielo notturno ci appaia buio nonostante l’infinità di stelle presenti nell’Universo che ogni notte brillano sulle nostre teste. Si tratta del cosiddetto paradosso di Olbers che d’altronde non fu l’unico scienziato a porsi questa domanda. Prima di lui anche Keplero e altri astronomi hanno studiato il problema e provato a darne una spiegazione. È solo grazie alle scoperte e alle teorie del secolo scorso se oggi il paradosso è stato risolto e viene ormai considerato una mera curiosità. 

Il paradosso e una possibile spiegazione 

All’epoca di Olbers si credeva che l’Universo fosse statico, infinito e popolato in maniera uniforme dalle stelle. La loro luce doveva quindi sommarsi facendo apparire il cielo notturno luminoso e brillante in qualsiasi punto come se si guardasse la superficie del Sole. Anche se l’aumento della distanza dall’osservatore corrisponde a una diminuzione della luminosità, è altrettanto vero che, sotto tali condizioni, il numero di stelle visibili aumenta guardando lontano. 

Olbers cercò di risolvere il paradosso tenendo in considerazione l’esistenza di nubi di polveri e gas nello spazio interstellare. Esse sarebbero in grado di oscurare la luce proveniente dalle stelle più lontane. Secondo questa spiegazione, la quantità di luce che viene assorbita dalle nubi le riscalda e successivamente dovrebbe essere riemessa nella stessa quantità. Un fenomeno che però, nella realtà, non è stato mai osservato. 

La soluzione moderna al paradosso  

L’unico modo di risolvere il paradosso è di dimostrare errata una delle ipotesi del paradosso stesso: ovvero che l’Universo è statico ed esiste da un tempo infinito. Questa prova si basa infatti sulla cosmologia moderna e sul modello del Big Bang. Se si assume che la velocità della luce è finita, che l’Universo ha avuto un’origine ed è un sistema dinamico, è facile dimostrare l’infondatezza del paradosso. Nel 1929 l’astronomo Hubble dimostrò infatti che l’Universo è in espansione e che sorgenti luminose molto lontane ci appaiono meno luminose. Solo un numero limitato di stelle riesce quindi a inviare luce nel visibile. Ecco dunque spiegato il motivo per cui il cielo di appare scuro. 

Il grande filosofo latino Seneca una volta disse che se le stelle fossero visibili da un unico punto della terra tutti gli uomini vi si recherebbero per osservare lo spettacolo. Siamo dunque fortunati a poter godere di un cielo straordinario che ogni sera si manifesta sulle nostre teste. E anche se non ci abbaglia, resta comunque un meraviglioso spettacolo a cui vale la pena fermarsi ad assistere. 

© IL QUOTIDIANO ONLINE 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Marianna Fusco

Una mente scientifica e un'anima letteraria, affascinata da qualsiasi cosa abbia una storia da raccontare. Curerà la rubrica “Reticoli di Idee”

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