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Conversazione con Manfredi Russo, il regista-attore siciliano dall’impegno socio-culturale

«Quando ti chiedono se preferisci il Cinema o il Teatro, è come dire vuoi più bene a papà o mamma»

Manfredi Russo, regista ed attore

Innamorato di Alberto Sordi e profondamente impegnato per un cinema sociale e culturale, il regista ed attore siciliano Manfredi Russo insegna a rispettare le cosiddette diversità tra le tavole del palcoscenico e i set filmici.

È solo così ed attraverso l’arte dello spettacolo che Manfredi contribuisce a sensibilizzare, prima di tutto abbattendo il concetto stesso di diversità.    

Inoltre, conduce la rubrica L’Arte del pallonenella trasmissione Note Giallorosse, condotta da Francesco Ravello su Radio New Sound Level ogni giovedì a partire dalle 20:10.

Dal primo corto Cose di questo mondo alla partecipazione nella fortunata fiction Squadra antimafia o nel capolavoro di Ficarra e Picone L’ora legale, una delle migliori commedie italiane del Nuovo Millennio, sino al lavoro premiato e di successo intitolato L’Arciprete, montato dal grande Raimondo Crociani, Russo ne ha fatta di strada, e ne farà ancora tanta.  

Con il montatore Raimondo Crociani

Quand’è nata in te la passione per il teatro e il cinema?

«Era già dentro di me. Da piccolo vedevo anche i film del Neorealismo, mentre i miei amici guardavano solo cartoni animati. Dopo la laurea in giurisprudenza ho diretto il mio primo cortometraggio, Cose di questo mondo».

Com’è nata l’idea di questo lavoro?

«La storia è nata un po’ per caso, anche se il Caso – dico io – non è mai un caso. Lo scrissi di getto di notte, dopo aver subito un piccolo intervento chirurgico. Questo lavoro entrò nella decade web del David di Donatello. Ringrazio sempre il mio aiuto-regista e amico Roberto Garilli per la buona riuscita di quest’opera».

Da sordiano dentro immagino che tu sia molto per le commedie.

«I miei lavori sono quasi sempre commedie, che però affrontano tematiche sociali, come il mondo universitario, del lavoro, relazionale. Lascio sempre comunque dei messaggi di speranza».

Tra l’altro hai portato a casa numerosi premi e riconoscimenti, per cui ti faccio i miei più sinceri complimenti!

«A me non piace parlare di ciò che ho vinto, anche perché certi premi non si vincono mai da soli. Inoltre, quando mi chiedono quale sia il lavoro più bello che ho fatto, rispondo sempre che è quello che devo ancora fare».

Hai lavorato con il grande Lando Buzzanca, interprete di spessore. Dispiace del drammatico periodo che sta vivendo, ma nel frattempo vogliamo dire qualcosa su questo tuo fortunatissimo incontro con lui?

«L’ho conosciuto a Palermo. Gli son piaciuto sin da subito e così mi ha chiamato e ho lavorato con lui. Personaggi così, che hanno fatto il cinema vero valgono molto più di un corso intero di accademia. Mi ha dato tante indicazioni di regia e consigli sull’impostazione della voce. Ci siamo trovati su molte cose. Mi ha sempre detto di conservare me stesso, soprattutto nei momenti difficili, e di continuare così a formarmi. Spero possa tornare presto a casa sua: lo merita come artista, ma anche come uomo».

Con l’attore Lando Buzzanca

Secondo te il cinema siciliano odierno s’è sganciato di dosso l’etichetta orribile di cinema mafioso?

«Rispetto al passato, fortunatamente se ne fanno di meno di film cosiddetti di mafia. Purtroppo questo cliché ha tirato molto negli anni, ma a me ha dato tutto questo sempre grande tristezza. Io non ho mai voluto rappresentare una storia di mafia. A me piacerebbe rispondere sì alla tua domanda, ma finché uno spettatore vedrà con entusiasmo pellicole cosiddette di mafia, produttori e registi non abbandoneranno del tutto quell’idea. Mi auguro che in Sicilia si possano girare altre storie».  

Mi vuoi parlare dei tuoi progetti futuri?

«Sto lavorando con Daniela Gambino, una scrittrice ed amica splendida. Uno dei suoi romanzi stiamo cercando di adattarlo cinematograficamente. Dovrebbe uscirne fuori il mio primo lungometraggio. Sarà raccontata la storia di un artista, verrà fuori uno spaccato sociale molto forte».

In bocca al lupo davvero, per questo ed altro!

«Viva il lupo e grazie Christian, spero che grazie al Cinema riusciamo a rimettere le lenti della sensibilità!».  

Per saperne di più sulla conversazione clicca ai due link sottostanti. Grazie all’artista per le foto forniteci.

https://fb.watch/ftAYK2I6JK/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2022 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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