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Palazzo Donn’Anna: teatro, lusso e potere

Romantico, misterioso e bellissimo: un palazzo per ostentare lusso e nobiltà, un palazzo per osservare ed essere osservati

Il Palazzo Donn’Anna e la Fondazione Ezio De Felice

Ai piedi della collina di Posillipo affaccia sul mare il Palazzo Donn’Anna, capolavoro del barocco napoletano che arricchisce il panorama romantico partenopeo.

Il suo fascino emana un’aura di soggezione e stupore, anche perché la sua storia complessa e, spesso intrecciata alle leggende popolari, ha contribuito a dipingerlo come un palazzo imponente, misterioso e bellissimo.

Dal 2005 la sala del Teatro, la più importante del Palazzo è sede principale della Fondazione culturale Ezio De Felice, che sviluppa, promuove e ricerca nell’ambito della museologia e del restauro.

Da Palazzo delle Sirene a Palazzo Donn’Anna

La sua costruzione giace sulle fondamenta di un palazzo cinquecentesco, il Palazzo delle Sirene di proprietà della famiglia Bonifacio.

Questo palazzo affacciava sul mare per tre lati ed era così chiamato per il gioco di parole, Sirena-Serena, alludendo proprio all’amena tranquillità della costa. Inoltre, il Palazzo era solito ospitare tutta la nobiltà regnicola in occasioni di feste e rappresentazioni teatrali. In tali occasioni il palazzo era circondato da una serie di barche di musici che contribuivano con le loro melodie a richiamare l’immaginario del canto armonioso delle sirene.

A partire dal 1575 il Palazzo passò alla famiglia Carafa Stigliano e in particolare alla facoltosa Donna Anna Carafa. In occasione del suo matrimonio con il viceré spagnolo Ramiro Guzman duca di Medina, il Palazzo fu ricostruito da Cosimo Fanzago nel corso del 1644. Prese il nome di Palazzo Medina e successivamente Palazzo Donn’Anna, in onore della bella e ricca proprietaria.

Un teatro nel Teatro

Ricostruito seguendo l’andamento irregolare del blocco tufaceo della collina, Il palazzo presenta tre piani scanditi da aperture e finestre, che conferiscono un gioco di luce chiaroscurale. In origine l’ingresso al Palazzo era consentito sia da terra sia da mare: fuori la sala del teatro, la sala principale, dovevano essere poste due rampe di scale che consentivano a chi venisse da mare di lasciare le imbarcazioni alla peschiera sottostante e salire; mentre, per chi venisse da terra, accanto al palazzo doveva esserci un corpo cilindrico traforato, probabilmente di collegamento alla strada per condurre gli ospiti dal livello della spiaggia al primo piano.

La sala del teatro era la sala principale dove si allestivano spettacoli teatrali e feste. Tuttavia, il teatro non si esauriva nelle quattro mura della sala, perché lo stesso palazzo fungeva da enorme teatro. Le logge dei tre registri e le logge pensili, previste in origine sulle ali laterali del palazzo, erano pseudo palchetti che davano su un altro teatro, quello sul mare: una piattaforma allestita per il gioco dei tori, corredata tutta attorno da fuochi d’artificio, posta proprio di fronte al promontorio di Mergellina e circondata da imbarcazioni signorili che assistevano allo spettacolo.

L’imponente costruzione del Palazzo Medina, inoltre, assieme alle altre nobili residenze di Posillipo, rientrava in qualche modo nel fondale scenografico dello stesso spettacolo, che abbracciava tutta la costa. Il Palazzo si mostrava perciò teatro dentro e fuori, al contempo palco e platea; ma soprattutto rappresentava la vera allegoria di teatro: lo spettacolo era proprio l’ostentazione del lusso della viceregina in occasione dei grandi eventi, mentre il pubblico chiunque osservasse da mare. Ecco come le aperture del palazzo fungessero da occhi, che osservavano e che volevano essere osservati: un particolare che ancora oggi incute soggezione.

Palazzo Donn’Anna a Posillipo, Gaetano Esposito 1893

Interruzione dei lavori

La mole della costruzione, l’impiego del bugnato lungo il basamento del palazzo, le logge come palchi-reali, sembravano ribadire sfoggio di ricchezza e potenza. Nonostante tutto, il Palazzo non fu completato: i lavori furono interrotti dapprima con la partenza del viceré in Spagna, e fu abbandonato dipoi con la rivolta di Masaniello nel 1647. Subì gravi danni nel corso del 1688 a causa di un violento terremoto, e nei secoli successivi ebbe diversi e nuovi proprietari.

Nel corso del 1800 i lavori urbanistici della costa volti ad allargare la strada di via Posillipo, recarono danni al palazzo e accrebbero le leggende sullo stesso: si diceva essere abitato da spiriti maligni, ma in verità lo stato di abbandono del palazzo, ormai ridotto a rudere, rese quest’ultimo casa di criminali e malviventi che lì trovavano rifugio.

Donna Anna Carafa

Mito e leggende popolari

Per quanto riguarda le leggende sul conto del Palazzo, ancora oggi due sono le credenze popolari più note: c’è chi confonde Anna con la Regina Giovanna II, solita far uccidere i suoi amanti nel palazzo una volta stancatasi di loro; e c’è chi, invece, ben ricorda la celebre leggenda di Matilde Serao, che sottolinea l’arroganza e la vanità di Donna Anna: una donna bionda e affascinante, desiderosa di primeggiare per bellezza e potere su tutto e tutti. La Serao racconta che in occasione di una rappresentazione teatrale la cugina del nobile duca di Medina, Mercede de Las Torres, prese parte alla rappresentazione nel ruolo di una schiava innamorata follemente del suo padrone, interpretato da Gaetano di Casapesenna, amante della padrona di casa. La scena si concluse con un bacio così passionale, che dopo quella sera la nobile Mercede scomparve, tanto che l’amato la cercò girovagando per l’Europa senza mai trovarla. Si diceva si fosse ritirata in un convento per una improvvisa vocazione religiosa. Tuttavia, ancora si crede che le sue urla risuonino assieme alle onde del mare, in qualche angolo del palazzo, dove la povera donna trovò la morte.

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di Rosaria Esposito

Classe '96, diplomata al liceo classico "Cneo Nevio" di Santa Maria Capua Vetere (CE) e laureata in “Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. A metà tra un approccio storico-artistico ed uno economico-gestionale, costruisce una figura professionale capace di muoversi nei campi della cultura, conservazione e valorizzazione del patrimonio. Dà un respiro internazionale al suo profilo studiando a Lille, tra il 2017 e il 2018, attraverso al Programma Erasmus+. L’esperienza di tirocinio extracurriculare presso il “Pio Monte della Misericordia” a Napoli la spinge ad iscriversi, nel 2019, al corso di laurea magistrale in “Archeologia e Storia dell’Arte”. Tuttavia, non abbandona il suo interesse verso la valorizzazione e la gestione: grazie all’associazione “Napulitanata”, studia da vicino dinamiche interne volte alla promozione culturale territoriale e la programmazione degli eventi che da sempre l’affascinano. Ambiziosa e curiosa è una grande amante dei libri e dei viaggi. Per lei la lettura ha un grande valore culturale: leggere significa avere sete di conoscenza, essere aperti al mondo e non essere mai stanchi di stupirsi. Curerà la rubrica “Pillole d’Arte”

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