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Gian Lorenzo Bernini alla corte del Re Sole

L’artista più importante del Seicento chiamato a completare il grande progetto del Louvre

Il 2 giugno del 1665, all’età di sessantasette anni, Gian Lorenzo Bernini, artista poliedrico di grande fama, viene chiamato in Francia presso la corte di Lugi XIV per completare la Cour Carrée du Louvre e realizzare la facciata est del Palazzo.

Il Louvre, fondato da Filippo Augusto nel Duecento come grande fortezza, subì una grande trasformazione nel corso dell’età moderna: nel XVI secolo si assistette alla graduale demolizione delle vecchie mura per costruire la Cour Carrée, quattro ali che tuttora costituiscono il cortile principale del museo. Nel 1665 la facciata mancante era proprio la facciata orientale. Per questa impresa fu indetto un concorso dal funzionario regio Jean Baptiste Colbert: il Louvre era l’allora Palazzo Reale, occorreva perciò un adeguato progetto monumentale che congiungesse le parti preesistenti con la nuova costruzione in armonia, in breve tempo e a bassi costi.

Autoritratto di Gian Lorenzo Bernini, 1623 Galleria Borghese

Parteciparono al concorso maestri italiani e francesi, tra i quali Pietro da Cortona, Carlo Rinaldi, un certo Candiani, Louis Le Vau, e lo stesso Bernini. L’artista presentò vari progetti alla corte del Re Sole, tre dei quali sono degni di nota.

Il primo progetto prevedeva una monumentale facciata rettangolare con due ali prospicienti aggettanti, scandite da un colonnato ovale. L’intero corpo aveva una convessa forma e presentava in corrispondenza un retrostante colonnato che seguiva la forma ovale del vestibolo; il secondo progetto, invece, presentava una facciata monumentale con colonne giganti; il terzo, infine, la realizzazione di due spazi speculari sul lato ovest ed est scanditi ciascuno da due grandi cortili.

La moltitudine di progetti fu dettata da una costante insoddisfazione da parte della committenza: il primo progetto prevedeva lo spostamento degli appartamenti reali lungo l’ala est, che si considerava quella più rumorosa e poco soleggiata.

Il secondo. invece, prevedeva un effetto ottico strabiliante: colonne gigantesche su alto basamento in bugnato, in effetti, consentivano l’illusione ottica di una facciata molto alta.

Primo Progetto di Bernini per la facciata est del Louvre

Ma nonostante tutto, questo secondo non convinceva per il dislivello che intercorreva tra la facciata e i corpi preesistenti; oltretutto, si riteneva che lo spazio lasciato per l’antistante piazza fosse troppo esiguo e, di conseguenza, insufficiente per l’affollamento delle carrozze e le parate militari. Il terzo, infine, fu rifiutato in quanto i nuovi spazi ideati dall’artista avrebbero occultato i preesistenti francesi, senza veramente valorizzarli. Nonostante le difficoltà e la concorrenza, il Re ebbe in simpatia Bernini e decise di prendere in considerazione l’ennesimo progetto: tornato a Roma, l’artista mandò il suo allievo Mattia de Rossi a supervisionare i lavori. Ma in verità, gli interessi del Re erano ormai mutati, si cominciava a lavorare sulla Reggia di Versailles ora, come nuova residenza del sovrano. A tal proposito Colbert, rimasto poco convinto del genio italiano, decise di sollevarlo dall’incarico e preferì piuttosto il disegno della Colonnade proposta da Le Vau e Claude Perrault, i cui lavori iniziarono nel 1667.

La Colonnade

La costante polemica della corte francese costituisce per Bernini una triste parentesi: l’artista non si sentì apprezzato, quanto piuttosto totalmente estraneo al gusto francese le cui architetture, a differenza di Roma, non eclissavano quelle dei reggenti precedenti, ma al contrario le inglobavano e le valorizzavano per preservare l’idea di una storia nazionale. Gli eventi del soggiorno francese, raccontati da Paul Chantelou, poeta di corte nel famoso Journal du voyage du Chavalier Bernin en France, raccontano nei dettagli le impressioni dell’artista e la sua genialità nel formulare varie soluzioni di fronte alle difficili richieste del Re.

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Rosaria Esposito

Classe '96, diplomata al liceo classico "Cneo Nevio" di Santa Maria Capua Vetere (CE) e laureata in “Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. A metà tra un approccio storico-artistico ed uno economico-gestionale, costruisce una figura professionale capace di muoversi nei campi della cultura, conservazione e valorizzazione del patrimonio. Dà un respiro internazionale al suo profilo studiando a Lille, tra il 2017 e il 2018, attraverso al Programma Erasmus+. L’esperienza di tirocinio extracurriculare presso il “Pio Monte della Misericordia” a Napoli la spinge ad iscriversi, nel 2019, al corso di laurea magistrale in “Archeologia e Storia dell’Arte”. Tuttavia, non abbandona il suo interesse verso la valorizzazione e la gestione: grazie all’associazione “Napulitanata”, studia da vicino dinamiche interne volte alla promozione culturale territoriale e la programmazione degli eventi che da sempre l’affascinano. Ambiziosa e curiosa è una grande amante dei libri e dei viaggi. Per lei la lettura ha un grande valore culturale: leggere significa avere sete di conoscenza, essere aperti al mondo e non essere mai stanchi di stupirsi. Curerà la rubrica “Pillole d’Arte”

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