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Conversazione con Alessia Lanzini, pallavolista per sempre

«Partendo dai miei limiti ho migliorato il mio carattere: lo sport mi ha preso ragazzina e mi ha lasciato donna»

Alessia Lanzini, ex pallavolista 

Non si può essere al cento per cento ex giocatori o giocatrici, perché lo sport cambia la tua vita e ti resta dentro per sempre.

Così, la pallavolista piemontese Alessia Lanzini (vice-presidentessa dell’AIP, Associazione Italiana Pallavolisti, volta a tutelare gli interessi di uno sport che, purtroppo, fino a pochissimo tempo fa in Italia era considerato solo dilettantistico) non ha mai perso i contatti con la sua attività del cuore, mai fermandosi dinanzi agli ostacoli. 

Oggi, infatti, pur non praticando più, può vantarsi di aver giocato in A1 e A2, collezionando premi, trofei, ricordi, momenti. 

Perché lo sport insegna nel momento in cui (ti) segna!

Oggi insegni lo sport a scuola, vero?

«Sì, sono docente di Scienze Motorie alle scuole superiori, ma una piccola parte del viaggio della mia vita l’ha fatta la pallavolo. Ho fatto di una mia grande passione il mio lavoro per tanti, tanti anni». 

Sin da piccola ti piaceva la pallavolo?

«Sono figlia di insegnanti ed ex pallavolisti. Da bastian contraria, da piccola facevo ginnastica artistica. Poi, però, mio padre mi ha avvicinato alla pallavolo, e da allora me ne sono innamorata. Ho sfruttato la mia condizione di non alta, per cui il mio ruolo era quello del libero, grazie al quale sono arrivata in serie A». 

È proprio vero che lo sport non conosce limiti, perché anche quando pensiamo che una nostra caratteristica fisica possa impedirci qualcosa, persino in quel momento lo sport ci sorprende! Ci sono stati, tuttavia, momenti d’abbattimento, che magari ti hanno fatto pensare di abbandonare questo gioco? 

«È così! C’è tanta fatica, sudore, sacrificio, ma non ho mai smesso di crederci! Perché avevo qualità e passione. Ho avuto difficoltà, ad esempio, quando ho affrontato sfide con medaglie d’argento alle Olimpiadi, non mi sentivo alla loro altezza. Perciò, ho dovuto lavorare molto su me stessa, sulle mie capacità, ma anche sui miei limiti. Dico ai miei allievi che non devono temere i loro limiti, perché sono quelli a fare la differenza!».

Cosa ti piace, invece, dell’insegnamento sportivo a scuola?

«Adoro trasmettere ai miei studenti quello che può dare lo sport e trasportare quello che ho vissuto nello sport nella loro vita, ovvero: il non mollare mai, il cadere e rialzarsi e il non smettere mai di sognare». 

A prescindere dalla scuola, non hai perso il contatto con lo sport…

«Frequento un corso di beach volley e collaboro con il CUS, ovvero il Centro Universitario Sportivo di Torino. Sono anche team manager della nostra serie C di pallavolo».

Ovvero? Cosa fa una team manager?

«Tengo un po’ le fila tra quelli che sono i bisogni delle giocatrici in toto. Se hanno dei problemi possono rivolgersi a me, sto sempre a contatto con loro, con lo staff, organizzo le trasferte…».

Un supporto che ti riesce facile anche grazie alla tua attività di professoressa, senz’altro!

«Assolutamente, poi devo chiaramente coordinarmi con l’allenatore». 

Ci sono allenatori che ti hanno insegnato tanto?

«Sicuramente Mauro Chiappafreddo, Michele Marchiaro, Giulio Bregoli… ma comunque tutti: simpatici o antipatici, tutti mi hanno lasciato qualcosa».

Magari soprattutto quelli antipatici (ride)!

«Lo sport è anche convivenza, bisogna fare squadra perché l’obiettivo è quello di vincere!».

Anche a scuola vale quest’aspetto?

«Ma certo! I ragazzi imparano, attraverso lo sport, a fare rete, squadra, perché è vero che nella vita esistono i momenti di difficoltà, ma sono proprio quelli che formano. Poi, la cosa importante è seguire le proprie passioni, i propri sogni».

Ma allora, qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Il mio grande sogno l’ho realizzato, adesso tutto quel che viene è la mia vita e lo faccio con piacere. Forse, attualmente ti direi che sogno di fare al meglio quello che sto facendo adesso».

Geniale la tua risposta! Grazie Alessia, perché intervistare una pallavolista per sempre è stata una continua alternanza di battute: proprio come durante un match di pallavolo…

«Grazie a te, caro Christian, è vero!».  

Ringraziamo ancora la nostra sportiva per le foto forniteci dal suo profilo Instagram.

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione: 

https://www.facebook.com/ilquotidianoonline.eu/videos/347574014443057/?mibextid=eTXpx5

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di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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Claustrofobico continuamente in tensione. Dal bianco e nero al colore, dal film nel film al lungometraggio stesso.

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