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Le pitture nere di Francisco Goya: l’artista del macabro e dell’orrore

Un faro di luce sulla tela scopre nell’oscurità una figura bestiale e mostruosa che guarda l’osservatore in un’espressione famelica e folle quasi fossimo noi il prossimo pasto. Dalle pitture nere della Quinta del sordo, una delle rappresentazioni più suggestive e inquietanti dell’artista

Saturno che divora i suoi figli di Francisco Goya è una delle opere più angoscianti e espressive di tutta la storia dell’arte.

Realizzata tra il 1820 e il 1823, quest’opera fa parte delle cosiddette pitture nere, ovvero sia pitture che dovevano decorare le pareti della casa di campagna dell’artista, anche detta Quinta del sordo. L’ appellativo nere, non solo rimanda alla prevalenza dei toni scuri ma soprattutto al gusto macabro e angosciante delle stesse rappresentazioni.

Ci troviamo nell’ultimo periodo dell’artista, quando dopo la restaurazione del potere borbonico e l’istaurazione di un regime di persecuzione verso i liberali, questi decide di rifugiarsi in campagna allontanandosi dal clima di tensione della capitale spagnola.

Poste al piano terra e al primo piano della Quinta, le pitture nere, oggi trasportate su tela, sono subentrate probabilmente solo in un secondo momento sostituendo antiche scene di genere bucoliche, immortalando sinistre rappresentazioni.

Saturno divora i suoi figli, Francisco Goya 1820-23

Il dipinto mostra un tema mitologico: il dio Saturno, ormai anziano, divora uno dei suoi figli onde evitare che quest’ultimo possa usurpargli il trono. La scena mostrata è raccapricciante: il dio è rappresentato nell’oscurità, illuminato quanto basta per mostrare tutta la sua bestialità e mostruosità. Pur traendo spunto dall’omonima opera di Rubens, in questo dipinto l’oscurità, la vittima ridotta a pezzi, la follia e l’espressione famelica del mostro rendono l’opera unica e inquietante.

Goya, non a caso, viene ricordato come l’artista del fantastico, del grottesco e dell’angoscia: a cavallo tra Settecento e Ottocento, la sua pittura costituisce il passaggio dall’ideale neoclassico all’osservazione della realtà e rappresentazione dell’interiorità dell’artista. Le tensioni politiche e la guerra tra Spagna e Francia nei primi dell’Ottocento costituiscono le premesse per la raffigurazione di una società disincantata, sofferente e brutale; nonché occasione per cacciare fuori le voci di dentro: l’inquietudine e l’angoscia umane.

Saturno che divora i suoi figli, Rubens 1636-38

Pittore di corte e abile ritrattista, comincia la sua carriera negli anni settanta del Settecento seguendo il gusto neoclassicista e accademico. La sordità nel 1792 e gli anni della guerra di indipendenza spagnola contro l’occupazione francese, lo allontanano dalle committenze di corte, liberando la sua creatività e la sua fantasia, toccando i toni del macabro e del grottesco: realizza nel 1799 i Capricci, ottanta scene in acquaforte, a metà tra la satira sociale e l’incubo.

Follia, ingiustizia e temi di stregoneria dipingono una realtà complessa e contraddittoria; l’inquietudine e l’orrore che fanno da scenografia, invece, sono espressione dell’inconscio dell’artista: Il sonno della ragione genera mostri è l’incisione per eccellenza che esplica i nuovi interrogativi di una società che mette in crisi l’infallibilità della ragione del secolo dei Lumi e l’inadeguatezza di quest’ultima a controllare e a comprendere i sentimenti umani.  

il sonno della ragione genera mostri, Goya

Gli anni della resistenza spagnola acuiscono un senso di turbamento: pur non avendo preso parte direttamente agli scontri, Goya riporta su incisioni tutto il malessere e l’angoscia di quegli anni terribili. Il ciclo di incisioni Disastri della guerra e la celebre Fucilazione del 3 maggio 1808 colgono le atrocità e la crudeltà dell’uomo.

L’ incubo e il reale rappresentano la modernità della pittura: Goya abbandona la bellezza ideale del neoclassicismo e introduce con la sua arte il Romanticismo riportando su tela le percezioni umane e una realtà disincantata, anticipando rispettivamente l’arte impressionista e realista.  Ecco, quindi, come le pitture nere e, in special modo, Saturno che divora i suoi figli, siano non solo un simbolo di modernità ma anche figurazione delle emozioni e percezioni umane senza riserva e senza filtro: crudeltà, bestialità, disincanto, terrore, orrore… La rottura del modello neoclassico e l’inizio dell’osservazione di un modo bestiale, nei confronti del quale l’uomo si mostra sfiduciato e intimorito.

Fucilazione del 3 Maggio 1808, Goya

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di Rosaria Esposito

Classe '96, diplomata al liceo classico "Cneo Nevio" di Santa Maria Capua Vetere (CE) e laureata in “Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. A metà tra un approccio storico-artistico ed uno economico-gestionale, costruisce una figura professionale capace di muoversi nei campi della cultura, conservazione e valorizzazione del patrimonio. Dà un respiro internazionale al suo profilo studiando a Lille, tra il 2017 e il 2018, attraverso al Programma Erasmus+. L’esperienza di tirocinio extracurriculare presso il “Pio Monte della Misericordia” a Napoli la spinge ad iscriversi, nel 2019, al corso di laurea magistrale in “Archeologia e Storia dell’Arte”. Tuttavia, non abbandona il suo interesse verso la valorizzazione e la gestione: grazie all’associazione “Napulitanata”, studia da vicino dinamiche interne volte alla promozione culturale territoriale e la programmazione degli eventi che da sempre l’affascinano. Ambiziosa e curiosa è una grande amante dei libri e dei viaggi. Per lei la lettura ha un grande valore culturale: leggere significa avere sete di conoscenza, essere aperti al mondo e non essere mai stanchi di stupirsi. Curerà la rubrica “Pillole d’Arte”

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