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Conversazione con Roberta Morzetti, artista a tutto tondo

Roberta Morzetti, classe 1979 e tarquiniese, si forma all’Accademia delle Belle Arti “Lorenzo da Viterbo” (ABAV).

Inizia le sue esperienze lavorative nel mondo della moda, ideando linee di abbigliamento con materiali riciclati. A Roma, diviene assistente ai costumi di Andrea Viotti, nella compagnia di Gabriele Lavia, di Laura Costantini, di Michela Marino. Dal 2012 si dedica all’ideazione e alla realizzazione di sculture di grandi dimensioni, eseguendo calchi direttamente sul proprio corpo, per poi rielaborare, incendiare ed assemblare con altri oggetti i lavori così ottenuti.

Che dire di quest’artista a 360 gradi? Ci ha raccontato lei qualcosa in più, per cui vale la pena scoprirla!

Quando hai compreso circa la tua vocazione per l’arte?

«Scoprii ben presto la mia vocazione artistica grazie a mio padre che nell’anno della mia terza elementare regalò a me e a mia sorella maggiore la “Divina Commedia” con le magnifiche illustrazioni di Gustave Doré. I disegni di questo grandissimo pittore e incisore francese, uniti al testo di Dante, credo costituiscano le radici della mia vocazione per l’arte».

Com’è stata la tua formazione?

«Dopo essermi laureata con lode presso l’Accademia delle Belle Arti Lorenzo da Viterbo, indirizzo Moda e Costume, ho lavorato come assistente ai costumi in compagnie teatrali tra le più prestigiose in Italia. Ricordiamo la Compagnia di Gabriele Lavia. Ricordo con particolare affetto, l’esperienza al fianco del grande costumista Andrea Viotti nello spettacolo “Le nozze di Figaro” di Beaumaechais, regia di Matteo Tarasco, e “Misura per Misura” di Shakespeare, regia di Gabriele Lavia. I costumi di quest’ultimo spettacolo sono stati premiati con il Premio Chioma di Berenice 2007, uno dei più prestigiosi riconoscimenti del mondo dello spettacolo. Lavorando con i costumi, mi accorsi che, in realtà, ciò che più mi interessava era la manipolazione delle stoffe. Nei miei abiti, sin dall’Accademia, erano ben visibili delle forme scultoree. Quindi iniziai a dedicarmi esclusivamente alla scultura, a studiare in maniera autodidatta teoria e pratica di questa stupenda arte, sperimentando materiali e tecniche di lavorazione, per giungere ad un mio particolare modus operandi».

Le tue opere parlano, sono statue in moto e con anima. Raccontaci di più a riguardo

«La scultura è il linguaggio vitale che mi ha scelto, attraverso il quale riesco a comunicare il mio vero mondo con tutte le sue infinite sfumature, spesso create dal passaggio degli eventi, a volte anche dolorosi. Tutto questo viene contaminato dalla letteratura, dai filosofi, dalla musica, dai film che mi accompagnano durante la creazione delle opere».

Com’è stato ed avvenuto l’ingresso nel mondo dello spettacolo?

«Il cortometraggio “CutisMea” è stato realizzato perché il regista Roberto Orazi, visitando la mia ultima personale, “Skin_20“, presso la Galleria Pavart di Roma, è rimasto folgorato dai miei lavori, tanto da trasformare la mostra in uno dei set cinematografici per il suo docufilm contro la violenza di genere, “Parlano le donne” andato in onda su Rai 3, lo scorso 25 novembre, giornata nazionale contro il femminicidio. Di comune accordo, abbiamo deciso di raccontare il mio mondo attraverso un percorso introspettivo. Protagonisti esclusivi del cortometraggio, io nelle vesti di me stessa, le mie sculture e il mio testo. Il lavoro è stato impreziosito dalla maestria del direttore della fotografia Patrizio Patrizi che, con la sua padronanza della luce, ha reso ancor più vive le mie sculture. Fondamentale la direzione artistica di Velia Littera, mia unica curatrice, che ha prodotto anche il corto. “CutisMea” è stato selezionato per la prima Triennale d’Arte Contemporanea Croata, che nell’edizione 2021 ha aperto le iscrizioni anche ad artisti stranieri. Il corto sta partecipando anche a vari Festival nazionali e internazionali. Nell’ambito di una candidatura ad un importantissimo Festival intercontinentale,“ShortsTV Worldwide Film Festival”, “CutisMea” è in semifinale rappresentando l’Europa».

Hai novità in programma nel mondo della scultura?

«Già tantissimi sono gli eventi previsti per la ripartenza di Settembre. Nell’immediato la mia agente Velia Littera sta organizzando una mia personale ad Ascoli Piceno presso la Tenuta 100 Torri, proprietà di Valeria Madonnini. La manifestazione si chiamerà “Respira l’Arte fra gli ulivi”.  Ad Ottobre parteciperò durante il RAW, la settimana dell’Arte contemporanea romana, a Red Zone, collettiva presso la galleria Pavart a Roma. Sempre ad Ottobre parteciperò a “50 ⁺ punti di conoscenza”. Sarà una mostra interdisciplinare a cui la curatrice Roberta Melasecca ha invitato a partecipare, ognuno con il suo particolare punto di vista, artisti, curatori e galleristi. Inoltre sto iniziando a lavorare al mio progetto più ambizioso, la mia prossima personale, “CircusRobertaMorzetti_23”, in cui reinterpreto gli stereotipi femminili in chiave maschilista secondo l’estetica circense felliniana».

Ma complimenti, quante iniziative meravigliose! Hai novità in programma nel mondo dello spettacolo?

«Su richiesta di più registi, sto iniziando a scrivere il racconto della mia vita poiché ricca di episodi particolarmente duri e destabilizzanti, come lutti e tradimenti improvvisi ed inaspettati. Con Velia Littera, la mia agente, stiamo valutando a chi affidare il progetto. Necessariamente tutto questo vissuto doloroso ha attraversato le mie sculture che appaiono come autoritratti. Ed è proprio questa naturale fusione tra arte e vita così intensa e tangibile ad incuriosire i registi. Ovviamente non posso che esserne onorata. Sono inoltre orgogliosa della mia capacità di reagire a tanta malvagità gratuita, quella capacità di rigenerazione che mi ha trasformata nella donna più forte e consapevole di oggi».

Una conclusione sul potere dell’arte, sulla sua funzione in un’epoca delicata come questa. E grazie per questa conversazione!

«A livello personale, come è emerso da questa intervista, l’arte ha un potere taumaturgico. Vorrei quindi che anche la società tutta riuscisse a riconoscere il prodigioso potere dell’arte e quindi della cultura. Da anni ormai la precarietà ci segue come se fosse la nostra ombra. Ombra che si sta trasformando in una notte costante a causa di una pandemia ancora in corso. Un buio in cui non sono più visibili punti di riferimento. Tutto è incerto. Ecco quindi che l’Arte, portatrice di bellezza autentica, si configura come strumento essenziale per riportare luce ed ossigeno ad una società in apnea. Come infatti disse Dostoevskij: “La Bellezza salverà il mondo”. Grazie a te, Christian!»

E grazie a Roberta Morzetti anche per le fotografie che ci ha gentilmente concesso.

IL QUOTIDIANO ONLINE 2021 • RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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