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Una rondine non fa primavera. O forse sì?

I dati della loro presenza sulla Terra non sono poi così rassicuranti, se paragonati a qualche anno fa. Cosa fare per proteggerle?

Rondini, rondoni, balestrucci: la famiglia delle rondini, gli Hirundinae o Irundinidi, conta tante specie di uccelli passeriformi. 

La rondine comune, l’hirundo rustica, è lunga circa 17-19 cm e ha la coda lunga e biforcuta, il pelo blu scuro, quasi nero, e gola e fronte di un arancione scuro.
È impossibile distinguere i maschi dalle femmine, anche se solitamente i maschi hanno una coda più lunga. Si tratta di un animale concepito da Madre Natura come sorprendentemente aerodinamico poiché necessita della capacità di mangiare insetti durante il volo, in particolare mosche, zanzare, libellule ecc.
I maschi attirano le femmine col volo e col canto. Solitamente l’animale è monogamo.

La rondine nidifica nel Emisfero Boreale nel periodo caldo, prediligendo zone agricole, ma anche grondaie e tetti. Il nido è fatto di erba e fango portati dall’adulto col becco nella zona prescelta. Solitamente ritornano nel luogo dove hanno nidificato l’anno prima e cercano il nido costruito l’anno precedente, rifacendolo nel caso sia andato distrutto. La femmina depone 4 o 5 uova che vengono covate da entrambi i genitori per un periodo di circa 16-17 giorni, mentre i piccoli impareranno a volare a circa 20 giorni: molto in fretta, dunque, ma non così tanto se si considera che la vita media di una rondine è di circa 2 o 3 anni.

La rondine è una specie selvatica protetta, per questo in Italia è vietato buttare giù o distruggere i nidi di rondini, rondoni e balestrucci, secondo la legge n. 157/92 e l’articolo 635 del Codice Penale.

Ma come agire se dovessimo trovare una rondine in difficoltà?
Se neanche con uno slancio riesce a volare, è necessario prenderla in temporanea custodia, adagiandola in uno scatolo ammorbidito con degli indumenti e tenendola in un luogo che mantenga una temperatura non inferiore ai 25 gradi. È fondamentale farla bere tramite una siringa privata dell’ago e provare a farle mangiare qualcosa (è consigliata la carne macinata, in mancanza di insetti).
A questo punto è necessario affidarla all’ASL veterinaria locale o, ancora meglio, a un CRAS (Centro di Recupero Animali Selvatici). In Campania l’unico è a Napoli.

L’immagine è stata ripresa dal sito www.greenstyle.it.

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Rosa Elefante

Studentessa non ancora esaurita, idealista non ancora disillusa, sognatrice non ancora sveglia. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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