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Conversazione con Clelia Sarno, la pianista che incanta Bari

«Nino Rota fu paterno con me durante il mio esame di ammissione al conservatorio: mi accompagnò nel suono»

Clelia Sarno, musicista  

Bari è la sua terra, nonostante il suo sangue sia campano: Clelia Sarno è una musicista attualmente tanto in voga nel capoluogo pugliese, e figlia d’arte, ossia di un tenore lirico.  

Insegnante al conservatorio della città, nonché pianista e compositrice con l’arte delle note da sempre nelle vene, ha avuto la fortuna di conoscere uno dei più grandi maestri delle colonne sonore: Nino Rota

Oggi sono tantissimi i concerti in cui prende parte e ha appena partecipato al Ventiquattresimo capriccio: un percorso teatrale e musicale dell’omonimo brano concepito dal geniale violinista Niccolò Paganini. Ha recitato in quest’opera l’attore e regista Marcello Rubino.

Cosa mi racconti dell’infanzia di Clelia Sarno?

«La mia infanzia è stata costellata dalla musica e dallo Zecchino d’oro: mi piaceva tantissimo cantare. Invece, verso i nove anni mi è stata regalata una tastiera, ed è così che ho scoppiato il mio grande amore per i tasti, il bianco e nero. Da allora ho iniziato a comporre qualche piccolo brano. Fui ammessa al conservatorio di Bari dal grande Nino Rota, all’epoca direttore. Lì ho studiato anche composizione». 

Com’è stato l’incontro con il maestro?

«Nino Rota l’ho conosciuto giusto in tempo prima che morisse, e quindi poco. Era una specie di fantasma onnipresente. Girava anche nelle classi per ascoltare le lezioni dei suoi docenti, aveva un atteggiamento paterno nei confronti del conservatorio».

Ma quindi Bari si può davvero definire città della musica?

«Bari vanta una forte tradizione di pianisti e il suo Conservatorio Piccinni, anno dopo anno, sempre più iscritti: è in grado di competere a livello nazionale con quello di Milano». 

A proposito, invece, della tua carriera, com’è progredita poi? 

«Mi sono arricchita d’un immenso bagaglio musicale e tecnico, lavorando con molti maestri: ciò mi ha consentito di formarmi anche come docente e concertista». 

Tu sei molto vicina alla musica classica, in qualità di parte attiva e fruitrice. Ma secondo te, i giovani di oggi sono davvero maggiormente attratti da ciò? 

«Se già pensi che il conservatorio di Bari è il più popoloso e popolato d’Italia, contando circa 1500 iscritti… sono tanti i giovani che, in tal modo, danno speranza. I concerti sono spesso sold out al Piccinni. Hanno saputo scegliere artisti richiamanti il grande pubblico. Di recente vi si sono esibiti dei giovanissimi e bravissimi pianisti russi. Sentir suonare bene fa bene sia a chi pratica sia a chi non pratica la musica. Questa frase la diceva uno dei diciannove figli del grande compositore Bach». 

Alla faccia! Grazie per avermi arricchito con queste chicche. E meno male che è finito quel periodo di deficienze e oscurantismi, quando si rispedivano a casa artisti russi solo a causa del conflitto, che peraltro ancora prosegue, tra Russia e Ucraina. La Musica, infatti, dovrebbe abbattere ogni barriera…

«Sono d’accordissimo con te. Del resto, la scuola pianistica russa notoriamente è stata sempre la migliore del mondo. Molti pianisti italiani hanno studiato con russi, proprio per apprendere i segreti della loro tecnica». 

Qual è il tuo sogno nel cassetto? 

«Scrivere una colonna sonora per un film». 

Te lo auguro, anche in nome di Nino Rota! 

«Grazie Christian!». 

Grazie a te. Ora non ti resta che invitarmi ad un tuo concerto! 

«Invito tutti al prossimo recital, che dovrò tenere il 9 Marzo presso l’Auditorium Nino Rota di Bari, intitolato Le forme chopiniane, durante il quale eseguirò tutti i brani del grande Chopin. Sarà mio intento rendergli omaggio, perché più di tanti altri compositori ha saputo cimentarsi in più forme musicali». 

Le foto sono state estrapolate dai profili social dell’artista. 

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione:

https://fb.watch/pXG6DM-8-5/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2024 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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Claustrofobico continuamente in tensione. Dal bianco e nero al colore, dal film nel film al lungometraggio stesso.

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