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“Fantozzi. Una tragedia”. Deludente.

Giorno: 04/02/2024

Luogo: Teatro Nazionale alias Stabile, Genova

Produzione: Italia, 2023

Regia di: Davide Livermore

Attori: Gianni Fantoni, Paolo Cresta, Cristiano Dessì, Lorenzo Fontana, Rossana Gay, Marcello Gravina, Simonetta Guarino, Ludovica Iannetti, Valentina Virando

Fino all’11 Febbraio è possibile vedere al Teatro Nazionale di Genova l’ultima opera teatrale diretta da Livermore ed ispirata alle avventure di Fantozzi.

La domanda da un milione di dollari è la seguente: era proprio necessario realizzare nel Nuovo Millennio e senza il suo creatore la prima versione teatrale della nota maschera del Novecento? Forse sì, forse no, ma viene da chiedersi inoltre: ne è valsa la pena?

La risposta è in parte fallimentare, perché Fantozzi. Una tragedia (2023, regia di Davide Livermore) è originale solo nella scelta tematica del modello, dal momento che prende le mosse dalla saga letteraria di Paolo Villaggio, e non da quella più conosciuta cinematografica.

Tuttavia, la messinscena sta in piedi solo perché la scala scenica la mantengono gli interpreti, la cui recitazione, sebbene non priva di qualche imperfezione, è alquanto curata e ben modellata ritmicamente. Il problema è che, nel tentativo mal riuscito di equilibrare Teatro di Narrazione e Teatro di Azione, finisce per prevalere di gran lunga il primo tipo, appesantendo la stessa narrazione con qualche incoerenza disorganica e svariati momenti didascalici, per giunta allungando di troppo la durata dell’opera.

Livermore fa dire troppo, quando invece avrebbe dovuto lasciar comunicare, visto che la premessa è buona e anche il messaggio che si vuol rendere, tra passato e presente, lanciando piccoli spunti di critica sociale della società di oggi direttamente al pubblico, grazie ad un’egregia rottura metateatrale che fonde reminiscenze di Shakespeare e Pirandello in maniera surreale.

Però, poi, si strizza l’occhio al politicamente corretto, a qualche banalità e si finisce per essere un po’ paternalistico-retorici nell’epilogo: è significativo che ci abbiano rimproverato perché ridiamo di una maschera superata, ormai, per tanti versi dall’italiano medio attuale, che non sa nemmeno se riuscirà ad arrivare a fine mese, a differenza di un ragioniere che aveva il posto fisso, sebbene una vita abbastanza infelice.

È apprezzabile che si decida di far emergere l’amarezza e il dramma nascosto in una commedia che, stando agli scritti di Paolo, è stata soprattutto una tragedia che ha, in qualche modo, raccontato una fetta di Storia d’Italia. Però, una lacrimuccia scende solo nel vedere un immenso Gianni Fantoni (che ne sbaglia appena una lieve) dal timbro vocalico impressionantemente identico a quello di Villaggio nel noto ruolo, e forse in altre due scene: il merito, tuttavia, non è assolutamente di una regia che si arrampica sugli specchi, incerta tra Manierismo fantozziano e sprazzi di novità spesso deludenti nella forma, più che nella sostanza.

Plauso speciale a Dessì (ragionier Filini) e a Lorenzo Fontana, che interpreta magistralmente la signorina Silvani. Peccato per gli interpreti, che eseguono meravigliosamente con pochissime storture, dovute principalmente a forzature del testo (per le quali, spesso, i tentativi di comicità falliscono).

Peccato, perché hanno lavorato bene in un’occasione mancata, sprecata, coniugando bene battute da narratori a quelle dinamiche da slapstick comedy.

È vero che i film di Salce, Parenti e Saverni poggiano molto sul racconto, dato che derivano dalla saga letteraria, ma il Teatro è armonia di contrasti, e questa non si può raggiungere se si lascia interpreti in balia della zattera.

Anche se, va detto che vi sono delle scene ben eseguite nella loro spettacolarità, e quindi rottura se vogliamo, come quelle con la Bianchina (l’auto del protagonista), oppure la partita di biliardo letteralmente con le palle-pedine come maschera, ma non dimentichiamoci che la scenografia, volutamente essenziale, contrasta con diversi eccessi che altro, diverso dal surrealismo di Villaggio sono, configurandosi come barocchismi. È questa non è armonia, ma solamente caos!

VOTO: 5

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2024 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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Claustrofobico continuamente in tensione. Dal bianco e nero al colore, dal film nel film al lungometraggio stesso.

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