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Vincenzo Romano, il cantore pellegrino che dà voce a Pagani in Europa

Nell’intervista ci parla di sé e della sua recente partecipazione al programma televisivo “Allevi in the Jungle” in onda sulla rete ammiraglia RAI

Una suggestiva tammorra viene delicatamente attinta emanando una timida vibrazione, poi viene percossa e, al tuonante suono, si aggiunge un canto melodico.

Vincenzo Romano

È Vincenzo Romano che sta facendo conoscere Pagani al compositore-filosofo Giovanni Allevi. Lui ne rimane attonito dinanzi al canto antico, poi comincia a ballare entrando in quel mondo ameno, caro ai paganesi, dimenticandosi per un attimo di questa “giungla” continuamente in corsa. Immergiamoci anche noi in questo mondo dove si sente il profumo arcaico della campagna e il caldo suono di Vincenzo Romano.

  

Perché ha partecipato alla docu-serie ideata e condotta da Giovanni Allevi?

«Mi sono iscritto con la speranza di incontrare Giovanni Allevi che stimo tanto. Ha dato vita a questo programma che parla dei giovani artisti di strada, che vengono molto spesso messi da parte dall’arte convenzionale».

Pier Paolo Pasolini è stato oggetto di osservazione di entrambi, enfatizzando la componente agreste della città di Pagani e delle sue relative tradizioni, tuttavia la città sta subendo una rapida trasformazione. Viviamo in un mondo sempre più moderno e digitale che rischia di divorare ciò che resta del nostro passato e l’ignoranza che ne consegue rischia di portare a galla vere e proprie neo-tradizioni. Come si potrebbe riportare in auge la tradizione ed evitare di manipolare il passato?

«Credo che, come diceva il nostro maestro Pasolini, bisogna riappropriarsi delle proprie radici, le proprie tradizioni per poter fare un vero e proprio salto in avanti come società. Credo che il contatto con le tradizioni sia un qualcosa di necessario e da non perdere, perché ci immerge in un mondo fatto di valori rispetto a quello di oggi, che si presenta senza tempo e luoghi».

Quando è nata la sua passione per la tammurriata? Come ha conosciuto il suo mentore Francesco Tiano?

«Tutto è iniziato dall’età giovanile, avevo all’incirca 8 anni. Sono rimasto affascinato dal tamburo, anche se in famiglia non ho avuto alcun stimolo per questo strumento, eccetto mia nonna ma non l’ho mai conosciuta. Il mio iniziatore è Franco Tiano, che ho conosciuto nel suo cortile. Passavo di là e sono rimasto affascinato da questa persona con vestiario orientaleggiante, sembrava una persona appartenente a un altro mondo. Mi sono avvicinato a lui, ed è sorta una solida collaborazione durata una decina di anni. Ho vissuto con lui esperienze che mi hanno segnato. Francesco è un riferimento molto forte per la tradizione, dopo la sua morte, si è parlato su chi fosse il suo erede e qualche occhio è caduto su di me. Io credo che ognuno di noi abbia le proprie caratteristiche, dunque, non mi sento erede di Franco Tiano ma porto avanti la sua scuola. Non credo, infine, che esista un erede di Franco Tiano in quanto unico nel suo genere».

Che tipo di rapporto ha con Pagani e con i paganesi?

«Pagani, per me, è un luogo particolare. Ho un rapporto bello, mi ha dato tanto. Grazie a Pagani, sono riuscito a girare l’Europa. Ho assimilato la tradizione del territorio e ho aggiunto qualcosa di diverso. Devo dire che la maggior parte dei paganesi ha capito questo mio approccio alla cultura del territorio. Sto provando, inoltre, a trasmettere queste tradizioni alle nuove generazioni. Pagani è casa mia e sono contento di essere nato qui».

Essendo lei un cantore pellegrino, quali sono i luoghi che ha visitato portando con sé la tradizione paganese?

«Da quando ho iniziato a suonare, ho sempre portato con me un pezzetto di Pagani. I luoghi sono tanti: ho girato la parte settentrionale e meridionale della Spagna, l’Andalusia, Germania, Francia e siamo stati in tutt’Italia. Ho collaborato con la regista napoletana, Elisa Flaminia Inno, che ha realizzato un docufilm su Pagani e di cui il titolo rimanda all’omonima città. Il docufilm ha preso parte al “Festival du Cinéma du Réel” a Parigi ottenendo il riconoscimento di miglior docufilm della categoria “sacro”. Credo che sia stato un grande successo perché il video è un mezzo di trasmissione fortissimo per trasmettere informazioni alla gente».

Come ha vissuto quei mesi di stallo causati dall’emergenza pandemica da Covid-19?

«Inizialmente è stata una cosa carina perché mi sono dedicato allo studio. Però poi questa cosa è diventata complicata da gestire. Ho usato da subito i mezzi a disposizione per portare la tammurriata paganese oltre le mie mura domestiche, infatti, ho dato vita a dirette social su Facebook. Adesso spero di riprendere quella che è la normalità poiché mi sono sentito di togliere qualcosa di mio, poiché non avevo il contatto col pubblico, per me fondamentale. Non ha prezzo circondarsi di quel “cerchio umano” mentre mi trovo a cantare e suonare. Quel “cerchio” mi manca tantissimo così come mi mancano gli sguardi attenti degli spettatori nutrendo con loro una vera corrispondenza di emozioni. Credo che usciremo da questa situazione con più consapevolezza e con maggior voglia di stare insieme».

Quali sono i suoi prossimi progetti in cantiere?

«Sto lavorando ad un progetto musicale, mi sto premurando con la mia compagna di far nascere a Pagani una fondazione denominata Pagus. Spero che essa possa diventare un grande punto di riferimento per la cultura del territorio».

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di Marco Visconti

Classe '92, attualmente risiede a Pagani. All’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha conseguito prima la laurea triennale in “Storia” nel 2015 e poi la laurea magistrale in “Scienze Storiche” nel 2017 con voto 110/110 e Lode. Ha partecipato al concorso di letteratura VII Premio internazionale “Giovanni Bertacchi” classificandosi come finalista con la poesia “Vita Nuova”. Ha scritto una intrigante silloge poetica, dedicata alle maschere e ai personaggi carnevaleschi più noti, per la collana poetica “Logos” vol. 25 edita da “Dantebus”. Una sua poesia è stata selezionata dal prestigioso catalogo “Arte in quarantena” organizzato da Paolo Liguori, direttore di TGcom24, e da Salvo Nugnes, curatore d’arte. Un'altra, invece, è stata selezionata per la "Pro Biennale" di Venezia organizzata da Vittorio Sgarbi. È giornalista pubblicista dal 22 luglio 2020 e ha scritto per “Vesuvio Live” e scrive per “Le Cronache” e "In Prima News". Promotore di significativi eventi culturali, tra cui un convegno sul beato Tommaso Maria Fusco realizzato il 1° dicembre 2019 nel Cenacolo di Beato Maria Fusco a Pagani. Attualmente insegna italiano e storia presso le scuole secondarie di secondo grado.

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Conversazione con Giulia D’Alessandro e la sua vita carica di racconti e di musica

Cantante, cantautrice, conduttrice, organizzatrice di eventi socio-culturali, docente, musicoterapeuta. In campo musicale vanta oltre 25 anni di attività e numerosi consensi in Italia e all’Estero. Da annoverare i seguenti traguardi: semifinalista nazionale nel 2002 dell’Accademia di Sanremo e nel 2018 semifinalista nazionale di Area Sanremo Tim.

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