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Conversazione con Alessandro Ciacci, il comico riscoperto(si)

«Non avrei mai immaginato di far ridere»

-Alessandro Ciacci, comico e autore

Diverse le esperienze teatrali e di scrittura, una formazione interessante e la partecipazione anche al noto programma di cabaret Zelig: il riminese Alessandro Ciacci, comico, regista, attore, drammaturgo e scrittore ne ha fatta di strada da quando, all’età di tredici anni, ha cominciato a muovere i primi passi sui palcoscenici d’Italia.

Comici si nasce, vero?

«No, chissà se io sia davvero nato, e qui andiamo sul Metafisico. Ci sono, ma non sono reale (ride). Mi sono riscoperto comico. Ho fatto teatro al liceo, perché era questo che volevo realmente fare. Poi, mi sono trasferito a Bologna per frequentare l’accademia di recitazione. Mi sono diplomato come attore di prosa lavorando per diverse compagnie. Mi sono affacciato al comico quando ho scoperto con passione l’umorismo inglese».

È il carattere black di quel tipo di comicità che t’affascina, poco presente in Italia?

«L’Italia ha tutt’altra storia rispetto alla Gran Bretagna, ma ha fatto al mondo un regalo in termini di comicità: la Commedia dell’Arte. I grandi comici dell’arte erano ricercati dalle corti zariste. Tuttavia, era un sistema di comicità che si basava su maschere stereotipate, per cui si agiva non secondo copione. Ognuno portava il suo contenuto con scene o azioni tipo. La maschera è arrivata fino ad oggi in trasmissioni come Zelig, sotto forma di personaggio comico, nutrendosi di tormentoni. Non c’è niente di male in questo, ma non c’è stato un lavoro di autorialità, anche a causa di tanta censura preventiva. Inoltre, è mancato un vero e proprio teatro di parola nel nostro Paese, a differenza della Gran Bretagna. Il più grande autore satirico di tutti i tempi è Swift, inglese appunto».

Hai avuto contatti con la Commedia dell’Arte ?

«Certo, e sono felice di aver fatto quest’esperienza! Ci sono personaggi straordinari che continuano a portarla avanti, come il maestro Carlo Boso. Tuttavia, oggi c’è arrivata viziata e appesantita. In Italia, comunque siamo molto più a nostro agio con questo genere che col comico propriamente detto. Ad esempio, è difficile che un comico salga sul palco nudo a parlare di sé…».

Certo, è la maschera che ci riesce meglio per far ridere, anche a causa della nostra tradizione. In Italia, diventa difficile far ridere parlando di sé. In generale, tu ritieni che la comicità per essere efficace non debba mai perdere contatti con la realtà?

«Può anche sorvolarla. Comunque, una grande verità va detta: se il comico si diverte, è facile che anche il pubblico si diverta. Bisogna crederci!».

Ben detto Alessandro! Sono comici anche i tuoi racconti?

«No, ma non sono drammatici. Sono grotteschi, anche se ci sono delle chiose divertenti. Comunque, non è il tipo di materiale che porto sul palcoscenico».

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Banalmente mi verrebbe da dire: continuare a fare questo mestiere, perché ti permette di trovare una sorta di quadra tra quell’iperbolica fantasia del bambino e il dover pagare un affitto».

Grazie Alessandro, ti auguro di continuare a far ridere e riflettere proprio come hai fatto oggi con me.

«Grazie a te Christian».

Ringraziamo ancora il nostro artista per averci fornito le foto e seguite i suoi canali social per essere sempre al corrente di tutti gli eventi in cui sarà protagonista.

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione:

https://www.facebook.com/watch/?v=2417360525090165

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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