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Conversazione con Nino Rinaldi, il cronometrista-docente in bilico tra pedalate e pellicole

«L’odore delle pellicole è il profumo della mia infanzia»

Nino Rinaldi, cronometrista e docente di Cinema 

Sport e Cinema, due passioni che Gaetano, detto NinoRinaldi si è trascinato sin da piccolo, portandole avanti con orgoglio e umiltà da sempre. 

Settima arte in famiglia sin dalla più tenera età da lui personalmente raccontata aneddoticamente anche nel gruppo Facebook Movie Chef e Federazione Italiana Cronometristi: questo, e tanto altro, c’è da scoprire da un pozzo di sapere come lui, docente di Cinema all’UNITRE, l’Università delle Tre Età di Amelia, in provincia di Terni, nel cuore verde d’Italia, ovvero l’Umbria.   

  

Senti il tempo, dal momento che lo tieni per tutti gli atleti. Perché hai deciso di avvicinarti al cronometraggio sportivo?  

«È un modo di vivere lo sport il più vicino possibile a chi lo pratica: ne si misurano i risultati. Oggi è molto importante anche l’aspetto della visualizzazione correlato all’interfaccia grafica. Sin dai sedici anni si può entrare a far parte della Federazione Italiana Cronometristi, mi auguro che siano sempre di più i giovani che si accostano a quest’attività». 

Cosa c’è di affascinante nel tenere il tempo di un atleta?

«Ti emozioni, ma non puoi farlo vedere esteriormente. Tuttavia, se sei troppo coinvolto emotivamente dalla gara, dal match, ad esempio, non sei sereno. Spesso mi sono sentito così. Ho incominciato nel 1960, proprio a ridosso delle Olimpiadi di Roma. In particolare, mi sono dedicato al ciclismo, ma anche al pugilato. Da bambino ritagliavo dai giornali le foto delle varie tappe del Giro d’Italia». 

Il tempo fa parte anche della sfera dell’emotività, ma per fare il cronometrista è opportuno metterla da parte. È molto interessante quest’aspetto. Mi vuoi parlare di uno sportivo che hai conosciuto e che ti è rimasto fortemente nel cuore?    

«Marco Pantani. Mi è rimasto veramente nel cuore questo grande ciclista». 

Quando nasce, invece, la passione per la macchina da presa, che pure ha dei precisi tempi da rispettare, per restare in tema?

«Ho vissuto molti anni della mia infanzia a casa dei miei nonni paterni. Mio nonno è stato uno dei primi distributori cinematografici. Già nel 1920 aveva la sua piccola casa di distribuzione. Aveva quattro cinema a Roma di prima visione. Gli devo tanto. È stato uno dei fondatori della Minerva Film, responsabile di capolavori come Roma città aperta di Rossellini Un americano a Roma di Steno». 

Adesso appare ancora più chiara la meraviglia che susciti in chi ti legge su Movie Chefquando racconti gli aneddoti più segreti sulle case di produzione e distribuzione nell’ambito del Cinema. 

«Grazie. Uno dei fratelli di mia mamma, zio Giorgio, ha avuto tre case cinematografiche, tra cui l’Atlantis Film. Il distributore è colui che controlla gli incassi dalle sale cinematografiche. Lo ricordo, perché purtroppo oggi si sa poco di produzione e distribuzione cinematografiche. Ti dirò: purtroppo confrontandomi in diversi ambienti, come il Centro Sperimentale di Cinematografia Roma, ho scoperto che della distribuzione cinematografica si parla troppo poco, la si conosce poco. Ci sono pochissimi libri che ne parlano. Sono venticinque anni che raccolgo manifesti e poster via web per raccontare la storia di film associati alle loro case di produzione e distribuzione».

A proposito di registi cinematografici, invece, ne hai conosciuto uno che ti è rimasto particolarmente impresso? 

«Ho conosciuto molti attori. In casa mia si parlava di Gino CerviAmedeo NazzariMassimo Girotti, Carlo Micheluzzi. Tra di loro, ho avuto il piacere di conoscere personalmente Fosco Giachetti. Il regista che ho più nel cuore, ma che non ho potuto incontrare, è Vittorio De Sica. Ho conosciuto, però, suo figlio Manuel, il compositore». 

La vita ti ha portato anche ad insegnare (sono otto anni ormai!) all’università…

«Sono sedici anni che vivo ad Amelia. Non sapevo inizialmente che qui sono stati girati più di trenta film. Ecco perché diventa piacevole e necessario insegnare in questo luogo. Con l’UNITRE, università sociale e diffusissima in tutt’Italia, aperta a tutti con lezioni di vario genere, dall’arte alla scienza, stiamo progettando un sistema di QR CODE sparsi per la cittadina: chiunque potrà col proprio smartphone collegarsi e ammirare frame di pellicole girate in questa splendida cornice. Vogliamo che il Cinema diventi interattivo, a braccetto con il turismo». 

Nino, tu per me sei un amico, anche se ancora non ci siamo incontrati. Sei anche saggezza: grazie!

«Grazie a te Christian, sono felice di aver raccontato anche aspetti personali della mia vita, sperando di aver destato l’interesse sia di cine-amatori sia di amanti degli sport». 

Ringraziamo Nino anche per le foto che ci ha fornito. 

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione: 

https://fb.watch/ipaDvMsmEu/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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