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La Primavera di Botticelli: il risveglio della natura e dell’amore

L’arrivo di aprile, che porta con sé il sole tiepido, le lunghe giornate e gli alberi in fiore, non fa che riportarci con la mente alla Primavera più famosa della Storia dell’Arte

Allievo di Filippo Lippi e incline alle influenze artistiche del Verrocchio e del Pollaiolo, Sandro Botticelli è uno degli artisti più famosi del Rinascimento, particolarmente apprezzato dai Medici, per i quali realizzò diverse opere. Lo scopo della famiglia Medici, e in particolare di Lorenzo il Magnifico, esteta, collezionista e studioso, era quello di servirsi dell’arte per propagandare un governo di prosperità, ricchezza e bellezza.

L’età laurenziana che vive l’artista è un’età d’oro che vede la mobilitazione di numerosi artisti e letterati fiorentini presso varie corti italiane.

La Primavera, Sandro Botticelli 1480, Firenze Uffizi

L’attività dell’artista si concentra soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta del Quattrocento e viene profondamente influenzata dallo sviluppo dell’Accademia neoplatonica, guidata dalle figure di spicco di Marsilio Ficino, Angelo Poliziano e Pico della Mirandola: in questi anni si assiste al trionfo della mitologia, del simbolismo e della allegoria. L’arte diventa strumento per esaltare antichi valori e omaggiare i committenti. 

Manifesto di grazia ed eleganza è appunto la Primavera di Botticelli: realizzata nel 1480, è un’opera a tempera su tavola, proveniente dalla villa di Castello di Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino di Lorenzo il Magnifico, e attualmente conservata agli Uffizi.

Dettaglio Flora, La Primavera, Sandro Botticelli 1480 Firenze Uffizi

L’opera è un tripudio di sensualità e mitologia: la composizione è caratterizzata da una serie di personaggi, disposti vagamente a semicerchio, quasi sulla falsariga della curva segnata dagli alberi sullo sfondo, che dà un lieve senso di profondità alla composizione. Partendo da destra vi sono le figure di Zefiro, personificazione del vento, che abbraccia la ninfa della primavera e della natura, Clori, la quale si trasforma in Flora, vestita di fiori per l’appunto; segue Venere dea dell’amore, posta esattamente al centro della composizione, alla cui immagine è legata la figura di Cupido in alto, bendato e in atto di scoccare la freccia; vi sono poi le tre Grazie, simbolo di eleganza, bellezza e sensualità; infine Mercurio, messaggero degli dèi, vestito di calzari muniti di ali, che con il caduceo fa il gesto di allontanare una nuvola.

Dettaglio Mercurio e le tre Grazie, La Primavera, Sandro Botticelli 1480, Firenze Uffici

Il dipinto nella sua complessità presenta molteplici letture: secondo alcuni studiosi, si tratterebbe della rappresentazione del ciclo dei mesi; secondo altri, invece, la tavola andrebbe letta in correlazione alla di poco posteriore Nascita di Venere, sempre di Botticelli, nella volontà di raccontare l’origine mitica della dea e del suo governo; secondo altri ancora, l’opera è un omaggio all’amore e alla sua duplice forma carnale-spirituale. In effetti, l’artista guida la nostra lettura dell’opera, partendo da Zefiro che feconda Clori, alla visione delle tre Grazie, fino al personaggio di Mercurio. Ecco, l’allusione di un amore che si trasforma da passionale a spirituale: dapprima la rappresentazione della passione di Zefiro, poi la presentazione dell’amore altruistico delle tre Grazie (saper dare, ricevere e restituire), e infine, l’amore spirituale interpretato da Mercurio, personificazione dell’intelletto, che ha il compito di nobilitare il sentimento, innalzandolo fino alla dimensione celeste, lontano dai tormenti e dagli inganni terreni che possono oscurarne e viziarne la purezza.

L’innalzamento spirituale, il richiamo ai valori morali e l’intelletto sono tutti principi della filosofia neoplatonica che si sviluppa in quegli anni e a cui Botticelli non rimane affatto indifferente.

Dettaglio Flora, La Primavera, Sandro Botticelli 1480 Firenze Uffizi.

Per concludere, la Primavera di Botticelli celebra anzitutto il risveglio della natura, della quale l’artista figura circa 138 esemplari differenti di piante; il trionfo dell’amore, ma soprattutto rappresenta quel sentimento di rinascita e prosperità proprio del Rinascimento: un essor politico, artistico, economico e culturale garantito in quegli anni a Firenze dai Medici e, in particolare, da Lorenzo il Magnifico.

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di Rosaria Esposito

Classe '96, diplomata al liceo classico "Cneo Nevio" di Santa Maria Capua Vetere (CE) e laureata in “Cultura e Amministrazione dei Beni Culturali” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. A metà tra un approccio storico-artistico ed uno economico-gestionale, costruisce una figura professionale capace di muoversi nei campi della cultura, conservazione e valorizzazione del patrimonio. Dà un respiro internazionale al suo profilo studiando a Lille, tra il 2017 e il 2018, attraverso al Programma Erasmus+. L’esperienza di tirocinio extracurriculare presso il “Pio Monte della Misericordia” a Napoli la spinge ad iscriversi, nel 2019, al corso di laurea magistrale in “Archeologia e Storia dell’Arte”. Tuttavia, non abbandona il suo interesse verso la valorizzazione e la gestione: grazie all’associazione “Napulitanata”, studia da vicino dinamiche interne volte alla promozione culturale territoriale e la programmazione degli eventi che da sempre l’affascinano. Ambiziosa e curiosa è una grande amante dei libri e dei viaggi. Per lei la lettura ha un grande valore culturale: leggere significa avere sete di conoscenza, essere aperti al mondo e non essere mai stanchi di stupirsi. Curerà la rubrica “Pillole d’Arte”

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