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Conversazione (speciale) con due voci autentiche dello spettacolo italiano: Francesco Pannofino e Katia Ricciarelli

«Ragazzi, andate al cinema anche per distinguere tra film bello e film brutto!»

Francesco Pannofino, attore e doppiatore 

«Il Cinema è arrivato dopo, ma non lo abbandono»

– Katia Ricciarelli, soprano ed attrice 

Lunedì 27 Novembre a Torre Annunziata (NA) s’è tenuta la serata finale della tredicesima edizione del CortoDino Film Festival, una rassegna (dedicata al grande produttore Dino De Laurentiis) di cortometraggi sempre più nota al grande pubblico, capace di attrarre in tanti stati al di fuori del nostro continente. 

Ospiti d’onore, nonché premiati, sono stati l’attore e doppiatore (voce di Denzel Washington e George Clooney tra i vari) Francesco Pannofino e il soprano, nonché interprete di film di Pupi Avanti e Franco Zeffirelli, Katia Ricciarelli

Conosciamoli uno per volta: partiamo dall’interprete di Boris.

Sei felice di quest’ulteriore premiazione?

«Ringrazio tutti dell’accoglienza, innanzitutto. Quando mi premiano vuol dire che ho fatto qualcosa di buono, per cui merito. Dunque, certo che sono contento, non potrei non esserlo». 

Il tuo, del resto, è un cinema votato al sociale?

«Noi attori abbiamo il privilegio di fare un lavoro bello, che non sempre riesce, ma quando riesce dona bellezza, ossia tante soddisfazioni. Insieme a tanti colleghi provo anche ad essere vicino a persone o realtà che hanno più bisogno di aiuto, che hanno avuto una vita meno fortunata». 

Molto spesso ti associano direttamente a George Clooney, perché tu hai doppiato, tra i tanti, soprattutto lui. Ti dà fastidio quando ti riconoscono esclusivamente in questo ruolo, vorresti essere acclamato di più come attore, quale Francesco Pannofino?

«Io sono contento di quello che ho. Ho tanta gente che mi attira e mi vuole bene, un po’ per la voce, un po’ per la faccia, un po’ per la simpatia, e anche per l’impegno sociale. Non ho niente da chiedere: sono già contento così».

Un film con George Clooney, invece, ti piacerebbe farlo?

«Questo è da vedere. Se in un film ci sono due fratelli, uno bello e uno brutto, io faccio il bello naturalmente (ride)». 

C’è qualche progetto a cui stai lavorando?

«Lo spettacolo teatrale che faccio ormai da anni, Mine vaganti di Ferzan Ozpetek, poi reciterò in Chi è io? di Angelo Longoni, dove sarò in scena con mio figlio e mia moglie. Così, almeno lavora tutta la famiglia (ride)». 

Passiamo, adesso, alla dama di Rovigo:

Quando è nata in te la passione del canto e della Musica?

«Avevo otto anni». 

Invece il Cinema?

«Quello è nato tardi, è stata una richiesta di Pupi Avati, che io stimo tantissimo e considero il poeta della cinepresa». 

Bellissima questa definizione del maestro! Come sei riuscita a tenere insieme queste due arti? 

«Ho continuato a fare il mio lavoro, ma ho accettato anche delle parti in cui mi riconoscevo, come di recente per il corto Il dito e la luna di Rossella Bergo».

Come mai hai accettato questo ruolo?

«Perché la storia è ambientata nel Polesine, la mia terra, cui sono molto legata». 

Con Pupi, invece, ti sei trovata bene?

«Mi ci sono affidata, è un professionista». 

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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