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Conversazione con Marco Russo, l’artista che invita le nuove generazioni a preoccuparsi

“La natura ti sensibilizza tanto per creare la giusta empatia con il mondo”

-Marco Russo, cantautore e musicista (etichetta discografica KNTNR Milano, di Katia Simionato e Christian Nucibella)

Fortemente convinto che la natura sia dentro di noi, anche se a volte tendiamo a dimenticarlo, il cantautore e musicista Marco Russo, catanzarese d’origine che vive attualmente in Campania, sta spopolando su Spotify, i social ed altre piattaforme per il suo nuovo singolo Non ti preoccupare.

Il suo primo brano l’ha dedicato al suo maestro e alla sua terra: una spia di quanto la Calabria per lui rappresenti un punto di riferimento sempre costante.

Con la sua regione in un braccio e l’impegno sociale nell’altro, il giovane artista lancia un grido d’allarme alla sua generazione vuota che nuota nella plastica, affinché sia meno distratta e più attenta ai problemi del momento.

Tra guerra e siccità, e tanti altri disagi socio-ambientali, il mondo è minacciato e l’uomo spesso risponde in silenzio: non Marco, che fa sentire così la propria voce!

Il tuo nuovo singolo Non ti preoccupare è un brano di denuncia, con ironia, oltre che fortemente attuale. Raccontami da dove nasce l’ispirazione.

«Il testo l’ho scritto nel mese di Settembre 2021, mentre la musica l’ho scritta insieme al produttore con cui lavoro, Francesco Galdieri. È un brano-provocazione nei confronti della mia generazione, in quanto si rivela spesso abbastanza vuota, inerme ed indifferente rispetto a tutto quello che accade intorno a noi. Mi riferisco ai problemi ambientali, oltre che a quelli sociali. Tutto è peggiorato dopo la pandemia. Trovo che la mia generazione, inoltre, sia meno educata, da un punto di vista musicale, rispetto al passato».

Interessante quest’aspetto della maleducazione musicale. Vuoi dire che oggi c’è meno rispetto per questa forma d’arte? Come se oggi l’artista musicale voglia solo prendere dalla musica, senza darle null’altro in cambio?

«La musica va studiata, prima di tutto. Chi non lo fa, può giudicarla senza rispetto, sbagliando magari senza neanche accorgersene. Ormai la musica la fanno tutti da casa, col pc, senza studiarla. Proprio questo l’ha resa piatta, com’è piatto tutto ciò che è accessibile a tutti. Difatti, anche la mia generazione è un po’ piatta».

Sei fortemente sarcastico quando dici non ti preoccupare nella tua canzone! Cosa dovremmo fare noi giovani, a questo punto, per preoccuparcene di tutto ciò che di male sta accadendo?

«Innanzitutto bisogna alzare la testa senza paura e non accettare qualsiasi cosa ci venga detta da una persona più autoritaria, più grande di noi. Per delle mancanze noi giovani forse abbiamo detto troppi sì. Per l’ambiente, occorre cominciare, ad esempio, non buttando le cicche di sigarette in spiaggia. Dobbiamo tenere pulito il mondo come la nostra casa. Ma io non voglio essere il maestro di nessuno, perché anch’io ho sbagliato e sbaglio. Perlomeno, io sono abbastanza autocritico da ammetterlo».

Si può incominciare a cambiare qualcosa anche partendo dall’amore per la propria terra? Tu che rapporto hai con la tua Calabria?

«Mi manca la mia terra. Soffro adesso a starne lontano. Alla Calabria associo una sana e naturale respirazione. Sto bene nel mio territorio. Amo la natura selvaggia della mia terra. In estate la giro in roulotte».

Cosa pensi dell’accessibilità all’Arte per le persone di oggi? 

«Per me l’Arte dev’essere accessibile a tutti, ma non siamo tutti artisti. Il talento senza lo studio muore e lo studio nella musica non finisce mai. Sono cresciuto con la musica in famiglia. Bisogna aggiornarsi sempre su quello che accade nel mondo in campo musicale, ma non dimentichiamo specialmente la storia della musica italiana, con nomi come Bennato, Lucio Dalla, Pino Daniele».

Hai l’anima rock nel sangue?

«Ormai non esistono più sottogeneri. La musica oggi è impossibile da contestualizzare. Nei brani c’è sempre un misto».

Che novità credi di aver apportato per ora in campo musicale?

«Non mi reputo nessuno per poterlo dire. Posso ammettere, tuttavia, che il mio scopo è ritrovare le emozioni del passato. Mi hanno sempre detto che i miei testi sono poco moderni, mentre la musica la ritengono molto moderna, dal sound fresco».   

Tu prima hai sostenuto che non tutti possono fare Arte. Se un giovane che voglia fare musica è scoraggiato, tu che consiglio gli dai? Di lasciar perdere?

«Ci vogliono gli attributi per fare il mestiere del musicista. Non è facile rapportarsi alle persone. Al sud si viene molto giudicati, quasi come se non fosse un lavoro. Il problema non è il nostro. Cerco sempre di essere originale, me stesso, di raccontare sempre cose che ho realmente vissuto, fatti veri insomma. A me piacerebbe lasciare un segno nel mondo della musica, ma scrivere una canzone solo per avere successo non porta da nessuna parte».

Grazie Marco, ti auguro di lasciarlo un giorno questo segnale alle generazioni, come già stai facendo!

«Grazie Christian, anche per quest’intervista!».

Le fotografie ci sono state fornite dall’intervistato. Clicca al link per saperne di più sulla conversazione:

https://fb.watch/d-3fmY1vtX/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2022 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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