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Il potere rivoluzionario dell’ironia – Recensione de “Indovina chi viene a cena?” (Kramer, 1967)

Cosa ci vuole con questo caldo torrido insopportabile se si sta a casa e non a mare? Una bella commedia, genuina, divertente, ma anche riflessiva: “Indovina chi viene a cena?”.

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Migliore attrice protagonista alla straordinaria e luminosissima Kataharine Hepburn (la mamma), miglior sceneggiatura originale: questi i due premi Oscar riportati da una pellicola del cinema americano nel lontano 1967. Candidato agli Oscar anche come miglior film, “Indovina chi viene a cena?” (1967, regia di Stanley Kramer) non vinse quest’ultimo, ma gliel’ha consegnato la Storia (e non solo quella del cinema), dandogli ragione in termini di (ahimè) attualità e (olé) spessore artistico: è questa la sua vittoria più importante.

Questo film gioca sui contrasti e lo fa meravigliosamente quando drammatizza un colore ma banalizza l’amore, che non è mai banale, a differenza della differenza cromatica di pelle tra due persone.

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Non a caso, sarà proprio il monologo di Spencer Tracy alla fine (uno dei più sorprendenti e toccanti del cinema mondiale, capace anche di commuovere un pochino) a sciogliere, a questo punto, in tutti i sensi. Consapevole del conflitto interiore (che prima o poi tocca a tutti) tra realtà ed idealità, è troppo infuocato, acceso dentro per vedere il bello in una situazione che l’ha sconvolto, soprattutto perché gli ha capovolto il pensiero politico e sociale.

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Perché, se c’è una certezza in questa vita è che gli ideali potranno essere sempre contraddetti da quel che ci capita (visto che la realtà è imprevedibile, e il film ne è una chiara dimostrazione), ma l’amore no, la realtà esistenziale no, la nostra vita scorre sempre nutrita dai sentimenti, per cui un padre che ama sua figlia non può che essere felice per lei, soprattutto se i sentimenti (anche lui continuerà ad amare la sua partner) sono condivisi quanto il volersi bene.

Valutazione: Capolavoro 🌟🌟🌟🌟🌟/🌟🌟🌟🌟🌟

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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