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Conversazione con Rossella Alterio, la prof che ha portato “L’Eredità” a scuola

«La valutazione è importante solo se non la si scambia per competizione»

-Rossella Alterio, docente  

Il noto conduttore televisivo Flavio Insinna ha lasciato il timone della conduzione del popolarissimo programma a quiz L’Eredità su Rai 1, ma nessun problema: a sostituirlo c’hanno pensato Rossella Alterio e Damiano Bertolino, due docenti che hanno portato il famosissimo format nelle scuole. 

Parlare con lei ci permette di capire di più sull’interessante idea che hanno avuto, ma intanto facciamole tanti auguri, poiché s’è appena specializzata sul sostegno!  

Com’è stato portare a scuola un programma tv? 

«È un gioco a quiz con domande che toccano più discipline, spaziando dalla Musica alla Storia. C’è una ghigliottina finale con un premio, che nel nostro caso è stata una coroncina. L’abbiamo adattato per ragazzi tra i quattordici e i sedici anni. Con il mio collega Damiano abbiamo deciso di concentrarci sulla sua disciplina, la Geo-Storia».

Le avete scelte voi le domande?    

«Mediante un power point il mio collega ha curato la parte didattica. Io mi sono occupata di una parte più creativa. Ad ogni squadra è stato assegnato un colore e ho realizzato dei cartoncini colorati in base alla squadra. Questo, ad esempio, non è nella trasmissione originale, ma per favorire l’inclusione abbiamo trasformato il programma da individuale a collettivo».

Quant’è importante lavorare in squadra nel segno dell’inclusione?

«Lavorando in squadra si sviluppano tutt’una serie di conseguenze che individualmente non riesci a realizzare. Il lavoro di gruppo non è importante solo per l’alunno con disabilità. Si lavora affinché l’individuo sia responsabile verso se stesso e il resto della comunità».

Si sono divertiti i ragazzi? Conoscevano già L’Eredità?

«Non tutti, dato che siamo di fronte a una generazione poco interessata alla tv, ma piuttosto dedita ai video social sul web. Tutti, però, si sono messi in gioco con piacere, anche perché non c’era una votazione finale».

Hanno lavorato bene e con responsabilità, oltre che impegno, sebbene non ci fosse un voto.  Di recente, s’è molto acceso il dibattito su una scuola senza voti come scuola del futuro. Tu credi che possa esistere una realtà del genere?

«Ho insegnato in passato Diritto ed Economia. Mi sono trovata, dunque, a decretare voti. La valutazione è la parte più difficile per un insegnante, perché molto spesso i ragazzi si sentono giudicati. La valutazione dev’essere un confronto e il docente è chiamato a non mettere in competizione gli alunni, affinché possano lavorare meglio».

È più facile che non si crei la competizione se si lavora in gruppo piuttosto che individualmente?

«Devono essere bravi i prof a dar vita a un bel clima di classe. Solo così ognuno potrà dare quello che ha e aiutarsi a vicenda, solo con la sinergia della classe, affinché non sia più una classe ma una vera e propria squadra vincente».

La sinergia è la catena umana che unisce tutti gli individui, poiché non siamo soli… A proposito delle tue discipline, invece, purtroppo negli ultimi anni sono state spazzate via da numerosi istituti. Quanto giudichi grave una scelta simile sul piano etico ed umano prima ancora che didattico?  

«Il Diritto c’insegna principi per diventare cittadini del domani e regole utili per vivere in società, avendo cura e rispetto degli altri. Molto spesso i giovani firmano contratti di lavoro senza sapere quali siano i loro diritti. Il Diritto ci guida: ci dice quello che possiamo o non possiamo fare. L’Economia è fondamentale per la contabilità, e quindi anche per la vita di tutti i giorni».

Mi fornisci una tua definizione di scuola inclusiva?

«Una scuola dove ogni ragazzo che vi entra possa sentirsi accettato nei punti di forza e debolezza, sempre col sorriso e la consapevolezza che anche i suoi limiti possano diventare ricchezza, per sé e i suoi compagni». 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Io sono una sognatrice, ma preferisco desiderare la felicità nelle piccole cose, felicità mia e delle persone che mi stanno accanto. Forse è banale, ma è quello che penso». 

Non è banale, ma se è ritenuto tale oggi da tante persone è perché, forse, non stiamo andando nella direzione giusta. Persone come te possono e devono fare la differenza! A proposito, invece, dei quiz per concludere, da L’Eredità passiamo a prove a crocette: quanto le giudichi positive o negative?

«Non credo che superare un concorso con dei quiz significhi essere realmente preparati. Le cose si vedono sul campo…».

E tu, così giovane, ti sei messa già in gioco a testa alta: grazie Rossella, ti auguro di fare sempre goal!

«Grazie mille Christian, di vero cuore!». 

Grazie ancora alla professoressa per le fotografie forniteci.

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione:

https://www.facebook.com/watch/?v=815526576842056

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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