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Conversazione con Daniele Pinto, il personal trainer più social del momento

«Mi piace lavorare tanto anche da un punto di vista psicologico con la persona, puntando all’accettazione di sé»

Daniele Pinto, personal trainer e biologo 

Napoletano ma ormai conosciuto in tutt’Italia grazie alla sua intensissima attività sui profili social Facebook ed Instagram, il personal trainer Daniele Pinto è portavoce del fitness come terapia: è così che ha sconfitto piano piano tutte le sue insicurezze.  

Biologo, nonché attivista dello sport, realizza numerosi video sul web, in cui fornisce preziosi consigli e sprona chiunque voglia seguirlo a fare movimento, sempre all’insegna della corretta disciplina. 

Ha appena dichiarato di essere contrario agli insetti come parte di una dieta sana, e quindi sportiva. 

Per saperne di più, seguitelo sui social, ma intanto leggetevi l’intervista! 

 

Qual era il tuo rapporto con lo sport da piccolo?

«Da bambino ero l’anti-sport per eccellenza. Ringrazio, però, i miei genitori per avermi avvicinato al nuoto. Ho conseguito dei primi posti in diverse gare. Durante la scuola giocavo a basket».

Quindi lo sport è arrivato tardi, ma non tardissimo. Come te la spieghi questa cosa? Il nuoto è stato l’ausilio principale per permetterti di diventare sportivo, visto che si tratta di uno sport completo?

«Forse per insicurezza. Comunque, devo smentirti su questa cosa: in passato esisteva una concezione aulica del nuoto. Tutti lo consigliavano, medici e pediatri, poi però s’è visto che non fa così bene a livello della schiena e del corpo. Il fitness, ad esempio, da questo punto di vista è molto più controllato. Non è tanto uno sport, rientra in una sfera diversa. Ad esempio, da piccolo avevo una leggera cifosi, ma non è stato il nuoto ad aiutarmi, bensì l’attività in palestra. Ovviamente, tutto dev’essere dosato per bene». 

Qual è il tuo metodo?

«Lo chiamo Metodo del test: quando arriva una persona da me e comincia una consulenza all’insegna dell’inizio di un percorso, la prima cosa che faccio è testare quella persona, cosa che spesso non si fa nelle palestre. Infatti, se per dire io riscontro una problematica in una di loro, allora si parte da un presupposto piuttosto che da un altro. Senza testare si lavora a mosca cieca». 

Quando hai deciso di volerti raccontare sui social?

«Circa sei anni fa sono diventato personal trainer. Durante il periodo covid, chiuso in casa come tutta l’Italia, ho deciso di sfruttare anche io i social, parlando di allenamento. Da lì non mi sono mai fermato. Inizialmente tutto è nato come pura passione, mi piaceva mostrare una concezione diversa del fitness, anche un po’ legato alla Scienza. Ormai è diventato un lavoro». 

Lo scopo ha riguardato anche una certa sensibilizzazione in un periodo in cui eravamo tutti fermi?

«Ti racconto un aneddoto. In quel periodo alla gente era venuta voglia di allenarsi per strada, correndo per quel poco che era consentito, anche a chi fino a quel momento non s’era mai dato da fare in tal senso. A me divertiva tutto ciò, soprattutto perché molte di queste persone erano convinte che correndo potessero dimagrire: in realtà, la corsa non fa dimagrire, bensì il deficit calorico. La mia prima clip, infatti, la lanciai per gioco, con l’intento di rispondere a questa falsa convinzione».

Bravo, sei partito dalla realtà! Adesso continui i tuoi video anche per chi sceglie di allenarsi a casa? 

«La palestra rimane fondamentale. Le persone che seguo online sono coloro che già sanno allenarsi. Io non faccio lezioni dallo schermo. Allenarsi a casa solo se si è attrezzati, altrimenti è più produttivo nel luogo deputato. Le basi bisogna apprendere: a distanza, è impossibile». 

Effettivamente la gente grazie a te e ai tuoi colleghi influencer s’è avvicinata di più allo sport, o solo ai video? 

«Ti posso confermare che il fitness negli ultimi anni, anche grazie alla tecnologia, è cresciuto tanto. Un tempo vigeva la regola del palestrato di turno che dettava legge, oggi per fortuna al personal trainer è riconosciuto un ruolo di primo piano, oltre che una grande responsabilità. Meno male che la riforma dello sport in Italia ha selezionato bene le persone del mio settore, stando a certificazioni particolari per poter lavorare. Oggi, grazie al web, vedo giovani più preparati quando si rivolgono a me». 

A proposito dell’altra tua grande passione, la Biologia, vuoi raccontarmi come la fai convivere con quella sportiva?

«Pensa già al mio nickname su Instagram: mi chiamo daniel_biofit(ride). Uno è convinto che siano due materie separate, invece la Biologia è la base di tutto. Il biologo non sta solo in laboratorio, è anche colui che si occupa di corpo, di movimento, di fisiologia. La Biologia arricchisce il bagaglio culturale che può avere un personal trainer». 

Dal greco bios, la Biologia non può che essere la Scienza della Vita. E il movimento è una delle basi dell’esistenza, effettivamente. Per concludere con la fatidica domanda che pongo a tutti: qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Questa è una domanda difficile. Ti rispondo di cuore e senza retorica: vorrei non solo crescere online, ma arrivare sul territorio con delle sedi fisiche, far crescere il mio progetto. Sono attivo in Campania e a Campobasso, in Molise. Tuttavia, sarebbe bello espandersi in tutt’Italia». 

Di cuore ti dico: in bocca al lupo per tutto! 

«Grazie Christian, viva il lupo!». 

Le foto sono state gentilmente concesse dallo sportivo dai suoi profili social. 

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione: 

https://fb.watch/osBOLf4nle/

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di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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Claustrofobico continuamente in tensione. Dal bianco e nero al colore, dal film nel film al lungometraggio stesso.

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