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“Pride” e del perché è importante manifestare

Sabato 16 Settembre per la prima volta si terrà il Pride nella cittadina salernitana di Scafati ,appuntamento previsto per le ore 16:30.

Stanno scrivendo la storia di questo territorio i ragazzi e le ragazze impegnat* nell’organizzazione dello Scafati Pride 2023 che si terrà nell’omonima cittadina salernitana sabato 16 Settembre alle ore 16:30. Per la prima volta l’arcobaleno passa anche per questa terra, polarizzata tra due grandi centri: Napoli e Salerno.

A gran voce si levano le istanze, quantomai urgenti, di un’intera comunità oppressa e dimenticata, che le istituzioni e la politica intendono relegare ai margini del vivere sociale; negando anzitutto diritti e successivamente spazi di aggregazione e libertà di espressione. Manifestare è il forte segnale di consapevolezza: che la lotta per l’acquisizione di diritti sociali fondamentali, ancora oggi negati, possa partire anche dalle aree interne. Difatti proprio qui una tempesta cammina con i suoi piedi, muovendosi nella direzione giusta, senza cedere di un millimetro a strumentalizzazioni e provocazioni. Siamo stat* abituat* a credere che la periferia sia una sorta di “terra di nessuno” nebbiosa e desolata destinata irrimediabilmente ad un unica funzione: l’incessante transitano di merci e persone, che come meta hanno altro. Invece, non è così; in questo caso l’inizio e la meta coincidono. Questa è la prova che solo insieme possiamo trasformare gli spazi abitativi in luoghi a noi più favorevoli, ambienti per la fioritura di nuovi percorsi e per la mescolanza di idee.

La lotta di tutti e di tutte, non può che essere intergenerazionale ed intersezionale. Questi due fattori risultano fondamentali nell’orientare il processo di emancipazione per il raggiungimento di un uguaglianza sociale, sancita per ora, solamente su carta. Nel momento in cui i diritti appartengono a pochi, questi non possono essere considerati più tali, dunque sono automaticamente privilegi di una casta, la stessa che professa di vivere in una democrazia repubblicana, ignorando che nessun privilegio ha mai fatto parte di un sistema democratico, ovvero di un apparato che si fonda sul dissenso e che prevede la partecipazione attiva anche delle minoranze. In un paese che colpevolizza le vittime, giustifica i carnefici, affonda la diversità e blocca le libertà, scendere nelle piazze uniti ed unite è il principale atto per esprimere il dissenso.

La pratica femminista ci ricorda di come il corpo e i luoghi dove si svolge la socialità possano diventare spazi politici utili ad organizzare il dissenso; ecco dunque che il pride è un atto politico fondamentale e chi nega la libertà dei corpi e il diritto di vivere gli spazi, non fa altro che negare la valenza politica di un atto collettivo, come questa manifestazione, lanciando il messaggio che le istanze, alla base del pride, non possano e forse non debbano, diventare oggetto di dibattito politico, a qualsiasi livello.

Vuoti gli scranni istituzionali quando c’è da parlare di diritti LGBTQ, piene invece le vie e le piazze, chi ha la memoria corta, si ricordi che tutto parte da qui, dalla strada. A chi crede ancora che il lupo sia nel bicchiere, non ha visto ancora che ad un palmo da suo bicchiere c’è un branco di leonesse.

di Sergio Claudini

Classe 2000. Dopo aver conseguito la maturità classica al Liceo Classico “G. B. Vico” di Nocera Inferiore, nel 2019 si iscrive alla facoltà di “Scienze dei Beni Culturali”, indirizzo archeologico, all’Università degli Studi di Salerno. L’amore verso l’arte e la bellezza in generale, lo ha spinto fin dai banchi del liceo a coltivare diverse passioni, prime fra tutte la lettura, la scrittura e il teatro. Muove i primi passi nel campo dell’attivismo studentesco, entrando a far parte del collettivo “Nessun Esclus”. Inizia ad occuparsi dell’organizzazione di eventi per sensibilizzare sulla discriminazione di genere, ma anche manifestazioni studentesche e proteste ambientaliste, tra cui quelle organizzate da “Fridays For Future”. Un laboratorio che lo ha condotto verso nuove realtà associative, tra cui, l’associazione “Ridiamo vita al castello”. Coniuga gli impegni scolastici con quelli associativi, cavalcando l’onda di una crescente passione che tuttora lo alimenta e gli dà la grinta necessaria per indignarsi e provare a cambiare alcuni aspetti della realtà che lo circonda. Per lui, i sogni non vanno depositati sottochiave in un cassetto, anzi, devono essere realizzati. Curerà la rubrica “Noi siamo Tempesta: parola ai 2000”

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