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Oggi, 22 aprile: Giornata della Terra

Come stiamo trattando il nostro pianeta? Una domanda da porci ogni giorno, soprattutto in questa giornata

“Solo quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”.

La celebre massima, attribuita a Toro Seduto, fotografa perfettamente un’umanità alla deriva, pronta a distruggere se stessa in nome di dio Denaro. Madre Terra è stanca, malata, sporca; la vediamo soffrire ogni giorno, ci dà continui segnali e avvertimenti su questo modo scellerato di trattarla, ma tutto invano. Nonostante i tanti movimenti ambientalisti più o meno moderati, nonostante la presenza di numerosi e prestigiosi Enti che si occupano di tutela e sostenibilità, pare che la strada sia stata tracciata.
Quando ci accorgeremo che è indispensabile cambiare rotta? Forse vedendo alcune tra le immagini più forti sul disastro ambientale che viviamo ogni giorno.

Isola di plastica del Pacifico

Ahimè, non si tratta di un agglomerato di terre emerse, ma di una delle tante isole di plastica che negli anni si sono formate negli oceani. Ogni anno, infatti, circa 8 milioni di tonnellate di plastica vengono riversate nelle acque: una parte di questi rifiuti affonda, si posa sui fondali e diventa trappola per la fauna marina; un’altra parte galleggia e si accumula nelle isole di plastica, create da particolari correnti.
La più estesa tra queste è la Great Pacific Garbage Patch, nota alle cronache dal 1997, quando il velista Charles Moore si trovò accerchiato da milioni di rifiuti plastici durante una gara tra le Hawaii e la California. L’isola ha ormai circa 60 anni, copre una superficie che si attesta tra i 700 mila chilometri quadrati ed i 10 milioni di chilometri quadrati ed è formata non solo da plastica ma anche da rifiuti in metalli leggeri. L’isola appare così grande che potrebbe anche essere visibile dallo spazio.

Passando dal gigantesco al minuscolo, ricordiamo che anche le microplastiche sono un serio problema per la vita sulla Terra. Si tratta di particelle di materiale plastico le cui dimensioni sono comprese tra i 330 micrometri e i 5 millimetri. Di esse sono zeppi non solo i mari, ma anche le acque interne (fiumi, laghi). Le microplastiche si formano per la cattiva gestione dei rifiuti, ovviamente, ma non solo: possiamo trovarle nei dentifrici con microsfere abrasive o anche nelle fibre di tessuti sintetici; si disperdono nelle acque e vengono ingerite dai pesci che noi uomini mangiamo. Pare che ogni settimana l’uomo ingerisca 5 grammi di microplastiche. Ma quante ancora ne inaliamo?

L’immagine è stata ripresa dal sito www.theblackbag.org.

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Rosa Elefante

Studentessa non ancora esaurita, idealista non ancora disillusa, sognatrice non ancora sveglia. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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