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Conversazione con Simona Di Bella, giovane scommessa del cinema italiano

La vivace, timida, solare e siciliana Simona Di Bella è un giovane talento della nostra filmografia, una scommessa. Ne farà di strada, ma siamo già sulla buona. Divisa tra teatro, televisione (”Don Matteo”) e cinema, è in fermento la sua intensa attività nel mondo dello spettacolo italiano. In bocca al lupo all’attrice che abbiamo intervistato: scopriamone insieme di più!

Simona da bambina amava già il mondo dello spettacolo?

«Da piccola mi divertivo un mondo a guardare serie preferite in videocassetta copiando il personaggio che preferivo. Cambiavo le storie per quanto potevo».

Quando hai cominciato a fare teatro?

«A Trapani dove sono nata chiudevano di continuo le scuole di recitazione, quindi, durante gli studi liceali saltuariamente mi spostavo per frequentare corsi di teatro. A 19 anni sono andata a studiare a Roma. Ho frequentato una scuola serale di cinema, la “Jenny Tamburi”, studiando al contempo lingue all’università. Grazie a questa scuola ho conosciuto tanti registi, partecipato a diversi stage. Il cinema mi ha aiutato a superare gradualmente una timidezza che ancora mi contraddistingue».

Quando hai conosciuto Gianni Costantino, regista di “Tuttapposto”, film in cui tu hai recitato nel 2019?

«Gianni l’ho conosciuto in occasione di un provino per un film di Ficarra e Picone. Lui, nella fattispecie, si occupava dei casting. Gli feci una bella impressione, tant’è che successivamente si è ricordato di me. Per quell’occasione non ero adatta ad un ruolo di una donna più anziana di me che avrei dovuto interpretare, mentre per “Tuttapposto” fui scelta. Mi sono divertita un sacco sul set, ho imparato tanto. Prima avevo fatto un altro film, “Il mio corpo vi seppellirà”, di La Pàrola. È un pulp alla Tarantino, un film in costume ambientato nell’800. Le riprese sono state difficili, ma abbiamo improvvisato anche tanto, riuscendo a dar vita a qualcosa di diverso rispetto alla scrittura iniziale. Si potrebbe definire anche come un western al femminile».

È stato, dunque, un esordio pazzesco per te a quanto pare! Quali sono i tuoi progetti in corso?

«Sto collaborando al progetto “Moi c’est moi”, una serie da dedicare agli amici da una vita e da girare nei prossimi mesi. In chiave comica si affrontano tematiche profonde».

Come il cinema può sensibilizzare sulle tematiche della vita?

«Quando il cinema è fatto bene ti permette di entrare in contatto con realtà lontane da te, consentendoti di vedere le cose da più punti di vista. E dipende sempre dello spettatore. Che sia bella, brutta, profonda, superficiale, il cinema lascia sempre qualcosa…».

Secondo te quale regista siciliano può raccontare meglio di tutti la sua terra, ma anche l’Italia di oggi?

«Credo sia Tornatore il nome più adatto. Poi mi vengono in mente Guadagnino, Crialese, Bellocchio e Pif. Ce ne sono anche tanti talentuosi che meriterebbero più possibilità, come il mio amico La Pàrola. Ah, non posso non tener conto poi di Costantino che con “Tuttapposto” l’ha già in parte fatto, e potrebbe continuare a farlo!».

Quali attori italiani possono raccontare la tua terra? Quali siciliani?

«La Sicilia la possono tranquillamente raccontare Favino e Germano come attori non siciliani. Come siciliani cito il mio amico Carlo Calderone, molto bravo, che ha recitato con me in “Tuttapposto”. Palermitano doc e dall’attività attualmente in fermento, rappresenta al meglio la sua regione. Considero, inoltre, di spicco Caprino, Lo Cascio, Bruschetta, Fiorello, Frassica. Come attrici che possono raccontare la mia terra: la Ragonese e la Finocchiaro, pur non essendo quest’ultima siciliana».

Per concludere, il cinema per te è…?

«Vita, vita in tutti i sensi. Non solo come lavoro. Il cinema ti dà la possibilità di vederla, la vita…».

Conclusione poetica, per cui grazie dal profondo…

«Grazie a te Christian, un caro saluto».

E ancora grazie a Simona per averci fornito le foto.

© IL QUOTIDIANO ONLINE 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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