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Conversazione con Daniele Nicolosi, il regista-sceneggiatore che svela il presente nel futuro

«Negli USA senti meno competizione e più condivisione se vuoi fare cinema»

Daniele Nicolosi, regista e sceneggiatore  

 

Ha da poco realizzato e prodotto un cortometraggio che sta riscuotendo un enorme successo ed ottenendo diversi riconoscimenti, partecipando a numerosi festival: Scomparire, un’opera girata a Torino ed ambientata nel 2046, un titolo davvero evocativo e preoccupante con attore protagonista Andrea Bosca

Perché nel suo carattere apocalittico, in realtà, è un lavoro profondamente attuale: soltanto un conoscitore di cinema come questo regista e sceneggiatore avrebbe potuto unire teoria e pratica, conducendo ad una riflessione sul presente attraverso una proiezione nel futuro. 

E a proposito, prossimamente dirigerà un lungometraggio horror. 

Non ci resta, a questo punto, che scoprire ulteriori segreti della carriera di Daniele Nicolosi, la quale fa rima anche con Los Angeles e Franco Nero

Quand’è nata l’idea di realizzare questo film?

«L’abbiamo avuta nel 2020 io e Giampaolo Galli, uno sceneggiatore e scrittore di Trieste. Con lui avevo già lavorato nel 2016 per Along the river, un western post-apocalittico con il grande Franco Nero. Scomparire si rifà al linguaggio della fantascienza, ma senza privarsi di tematiche molto intime che volevamo far emergere. La tecnologia c’imprigiona, in essa cerchiamo qualcosa che secondo noi è perso, è scomparso, un po’ come, appunto, suggerisce il titolo stesso».

La fantascienza va a braccetto con la realtà…

«Esattamente. Scomparire, se ci guardiamo intorno, purtroppo affronta un presente, una realtà che è anche peggio. Nella finzione cinematografica abbiamo, infatti, voluto lasciare una speranza per un futuro migliore. Compito di chi fa cinema è porre delle domande, non fornire risposte, specialmente se i quesiti risultano alquanto complessi». 

Come ci sei finito in quel di Hollywood?

«Ho studiato al DAMS di Torino con una tesi in cinema orientale, che mi appassiona particolarmente. Poi sono emigrato a Los Angeles, perché volevo approfondire aspetti di regia e sceneggiatura. Sono stato benissimo e ci sono tornato per dirigere Franco Nero: il western Along the river l’abbiamo presentato ad Hollywood, avevo solo venticinque anni. Poi sono tornato a Torino e nel mio paese, Orbassano, io e mio fratello abbiamo aperto un’associazione con lo scopo di consentire proiezioni di film gratuite: Metropolis Film».

Che effetto fa dirigere una personalità di spicco a quell’età?

«Ogni tanto ci sentiamo a telefono, lui è rimasto molto soddisfatto. Il mio corto per lui fu un ritorno al western, visto che era da un po’ che non ne faceva uno. Franco è uno che crede molto nei giovani, quindi quando gli viene proposto un progetto da un regista alle prime armi si lancia subito. Così fece con me, quindi è stato bello anche da quel punto di vista. È stata molto emozionante e formativa come esperienza, anche per i successivi cortometraggi come In principio, di genere fantascientifico, con Giorgio Colangeli e Giovanni Anzaldo»

Torino, secondo te, è davvero Città del Cinema?

«È ormai diventata uno dei poli culturali d’Italia a livello cinematografico, e non solo, anche grazie al Torino Film Festival. Ma non è l’unico! Quando arrivano le produzioni da fuori, dovrebbe dare più spazio ad addetti al lavoro di zona, per valorizzare al meglio le eccellenze locali». 

Invece, sul cinema italiano odierno cosa senti di esprimere?

«Il cinema italiano indipendente ha una bella fetta di opere interessanti. Tuttavia, credo che in generale stia soffrendo un po’ a livello di idee, di voglia di ricerca di nuovi registi ed attori». 

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

«Credo accomuni qualsiasi giovane regista come me: riuscire a rendere lavoro questa passione. Attraverso i film cerco di comunicare delle emozioni, attraverso storie e personaggi. Voglio che le storie che ho intenzione di raccontare prendano vita…». 

Complimenti per la profondità con cui parli della tua più grande passione: grazie, perché anch’io, come te, amo il Cinema come la mia vita!

«Grazie davvero Christian!». 

Ringraziamo l’artista anche per averci fornito le fotografie. 

Per saperne di più, clicca al link sulla conversazione: 

https://fb.watch/nsbCKNBYEY/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, storico dell'arte e docente laureato in Archeologia e Storia dell'Arte all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver pubblicato il libro “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Già conduttore web-televisivo e radiofonico, è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà le rubriche "Le conversazioni di Liguori" e “Il Cinema secondo Liguori”.

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