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Conversazione con Ciccio Ronca, presidente di “Voglio un mondo pulito”

«Mi rendo conto che l’ambiente è l’ultima cosa di cui ci si preoccupa, quando dovrebbe essere la prima» Ciccio Ronca, presidente dell’associazione ambientalista “Voglio un mondo pulito”

Deejay nella vita, il giovane Ciccio Ronca è anche presidente di un’associazione ambientalista dal 2019, da lui direttamente fondata: Voglio un mondo pulito. La realtà ecologista consta di tre sezioni: Salerno, Avellino e Baronissi (SA). Tanti sono, infatti, i giovani e giovanissimi che ne fanno parte o vi entrano in contatto.

Ciccio raccomanda: «Per unirsi alla nostra associazione non è necessaria la presenza, comunque gradita: basta cercare di non inquinare e bisogna produrre e consumare il necessario».   

Quando hai sentito l’esigenza di vivere in un mondo pulito, a tal punto da creare un’associazione?

«Sin da bambino. A Marzo 2019 stavo facendo meditazione in spiaggia, essendo buddista. Era l’anno boom di Greta Thunberg, tra l’altro. Mentre ero intento a farla mi chiesi come avessi potuto dare un contributo forte per il pianeta. Decisi allora di armarmi di guanti e ripulire la spiaggia salernitana piena di rifiuti, differenziandoli pure. Postai poi la foto su Facebook. Mi seguì un mio amico e ritornammo sul posto a fare la stessa cosa qualche giorno dopo».

Che bello: un’associazione venuta fuori da un momento di riflessione a contatto con la natura! Oggi quanti iscritti conta?

«Iscritti formali non ce ne sono, ma i fedelissimi sono una quarantina. Considera comunque che è una realtà molto ciclica. Tutti possono farne parte, tranne chi si candida in politica».

Come mai quest’ultima scelta?

«Ognuno dev’essere libero di professare le proprie idee anche politiche, ma per quanto mi riguarda cerco di non rendere l’associazione un orientamento schierato politicamente, qualsiasi schieramento esso sia. Conosco tante persone che hanno idee politiche diverse, ma quando stiamo tutti insieme a compiere le nostre attività associative siamo tutti fratelli: ecco perché non voglio dare un colore politico, non voglio divisioni interne. L’ambiente, infatti, dovrebbe essere una priorità di tutti: da destra a sinistra».

In questi anni particolarmente difficili e segnati dalla pandemia quali sono state le vostre principali attività per pretendere un mondo più pulito?

«Principalmente ci occupiamo di clean up in spiaggia e abbiamo rimosso 40 tonnellate di rifiuti, soprattutto dal mare. Abbiamo fatto eventi di sensibilizzazione nelle scuole e con le scuole o in giro per la città di Salerno. A Natale 2019 realizzammo un albero di Natale ecologico, ossia composto di rifiuti riciclati, in collaborazione con l’associazione Marea. Altre associazioni sono nate prendendo noi come modello: una a Carpi, vicino Modena, una a Messina, un’altra ancora in Calabria. È su Facebook che ci hanno trovati, il supporto social per noi è imprescindibile, è una grandissima risorsa se impiegata bene. Abbiamo ripulito anche montagne nei dintorni di Salerno in questi anni».

Qual è stato l’atteggiamento della politica locale nei riguardi della vostra bella realtà?

«Ad essere sincero, a Salerno non ci hanno considerato, ad eccezione del momento “elezioni”. Siamo stati trattati solo come contenitore di possibili voti».

Peccato, bacino elettorale praticamente, quando poi la politica dovrebbe avere sempre come primo obiettivo la salvaguardia ambientale. A proposito di politica e ambiente, vorrei sapere che idea ti sei fatto sulla transizione ecologica.

«Non mi sono fatto ancora un’idea al cento per cento. In ogni caso, a proposito di ambiente si parla troppo e si agisce poco: siamo nell’epoca del green washing, ossia dell’ambientalismo di facciata, soprattutto da parte delle aziende. Sono i gesti che fanno la differenza: sarebbe opportuno, ad esempio, che se andassimo ad una festa ci portassimo noi i bicchieri da casa, o quantomeno che impiegassimo quelli riutilizzabili in seguito. In Italia hanno tolto la plastica fino ad esaurimento scorta, ma comunque hanno fatto la conversione a materiali usa e getta. Esiste poi il falso mito delle auto elettriche, poiché c’è da smaltire comunque una batteria quando l’auto non funziona più. Inoltre, anche se mentre circola non emette CO2, se noi l’alimentiamo con corrente ancora prodotta da combustibile fossile, si capisce bene la presa in giro».  

Tante ancora le attività in corso, perché è giusto e doveroso pretendere da parte di tutti, e da parte mia: “Voglio un mondo pulito”!

Un fortissimo in bocca al lupo a Ciccio e alla sua associazione, grazie per l’intervista e per gli scatti estrapolati dalla sua pagina Facebook personale ed associativa. 

 © IL QUOTIDIANO ONLINE • 2022 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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