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Quei tesori bizantini salvati dall’alluvione

Tien bota! Ha fatto il giro d’Italia in questi giorni l’esortazione romagnola che incita a resistere, a perseverare senza arrendersi, a “tenere botta”, appunto. Nei territori martoriati dall’alluvione della scorsa settimana è arrivata, insieme all’acqua, ancor prima della solidarietà della gente, la voglia di salvare il salvabile e ricominciare: un virtuoso esempio di resilienza, volendo usare un termine ormai modaiolo. È solo grazie al sacrificio dei romagnoli, in particolare degli agricoltori, che il centro storico di Ravenna è salvo e, insieme a lui, la storia di un «paese cui regnarono Guidi e Malatesta», come ricorda Pascoli, romagnolo doc, riferendosi alla sua terra. Tra tanta distruzione, fango e macerie, oggi la rubrica “Sentieri, storie e territori” omaggia Ravenna e la Romagna, terra di bellezza.

Un museo a cielo aperto, Ravenna: la Città del Mosaico, coi suoi monumenti di V e VI secolo riconosciuti Patrimonio dell’Unesco, lascia senza fiato i visitatori provenienti da ogni dove. Primo tra tutti sicuramente la Basilica di San Vitale, voluta dal vescovo Ecclesio dopo un viaggio a Costantinopoli; qui gli imperatori Giustiniano e Teodora troneggiano nel presbiterio e accolgono il visitatore nel mondo bizantino e, anche se mai la visitarono, a Ravenna. L’aureo scintillio delle tessere impressiona così tanto che l’artista austriaco Gustav Klimt, dopo due visite a Ravenna, fu ispirato da quel colore e inaugurò il periodo aureo della sua pittura, seppur abbandonando l’iconografia sacra che contraddistingue la Basilica ravennate.

Basilica di San Vitale

A pochi passi, il Mausoleo di Galla Placidia, figlia di Teodosio I, che non vide mai le spoglie dell’imperatrice per cui fu edificato, rappresenta la metafora della vita del buon cristiano: spoglia all’esterno ma ricca nell’interiorità. Nella decorazione spiccano i simboli dei quattro evangelisti e gli apostoli con la mano tesa verso l’alto, verso la Croce che vince la morte. Stavolta gli occhi del visitatore non si perdono nell’oro, ma nel blu della volta stellata del mausoleo.

Non lontano dal Duomo cittadino, il Museo Arcivescovile conserva, tra gli altri pezzi di pregio, anche la Cattedra d’avorio di Massimiano, primo vescovo di Ravenna: un trono episcopale in legno ricoperto da 26 tavolette d’avorio su cui sono scolpite scene della vita di Gesù e di quella di Giuseppe. È qui conservata la Cappella di Sant’Andrea, il solo esempio di cappella arcivescovile paleocristiana ancora intatta.

La Cappella di Sant’Andrea

Poco lontano si erge il Battistero degli Ortodossi, o Neoniano, per l’opera di modifica e abbellimento voluta dal Vescovo Neone. Si tratta dell’edificio battesimale paleocristiano meglio conservato al mondo. Tra i decori interni dell’edificio a forma ottagonale spiccano Gesù, Giovanni Battista e la personificazione del Fiume Giordano che danno centralità al rito del battesimo.

Nuovi studi danteschi hanno sottolineato quanto Ravenna e i suoi mosaici abbiano ispirato Dante nella redazione della Commedia. È sicuramente il caso della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, dove, grazie a un particolare modo di posizionare le tessere, i mosaici che incorniciano la navata centrale brillano davvero. Proprio qui, le 12 figure femminili sulla sinistra e le 12 figure maschili sulla destra ricordano – probabilmente non a caso – la processione di 24 signori che precede, nel XXIX canto del Purgatorio, l’arrivo di Beatrice nel Paradiso Terrestre.

Basilica di Sant’Apollinare Nuovo

Non solo mosaici bizantini, a Ravenna, ma anche di epoca romana: la Domus dei Tappeti di Pietra sotto la chiesa di Sant’Eufemia ne è un esempio straordinario. Senza dimenticare, tuttavia, altri siti come il Mausoleo di Teodorico, la Tomba di Dante e l’attiguo Museo Dantesco.
Grazie a tutti coloro che hanno preservato questo scrigno di meraviglia, il mondo potrà ancora goderne a pieno.

Forza, Romagna; ritornerai presto la “terra solatìa (piena di sole)” celebrata da Pascoli.

Le immagini e alcune informazioni sono state riprese dal sito www.ravennamosaici.it

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2023 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Rosa Elefante

Studentessa non ancora esaurita, idealista non ancora disillusa, sognatrice non ancora sveglia. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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