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Conversazione con Patrizia Del Verme, la psicologa del benessere dal cibo alla vita

  

«Nei reality show sul cibo viene snaturato il significato tradizionale, sociale e socializzante del cibo»

Patrizia Del Verme, psicologa e scrittrice

A lezione dai longevi. Una ricerca sugli anziani del Cilento è il libro di recente pubblicazione della psicologa, psicoterapeuta, nonché già autrice di saggi e responsabile del servizio di psicologia clinica e della salute dell’ASLSA nel distretto sanitario di Capaccio-Roccadaspide, Patrizia Del Verme.

Inoltre, fa parte del consiglio d’amministrazione della Fondazione senza scopo di lucro De Stefano, avente sede nel Comune di Ogliastro Cilento e caratterizzata altresì per la presenza di uno strumento ascolto gratuito ad Agropoli, per malesseri psicologici e rivolto sia ad adolescenti che ad adulti.

Nata a Torchiara, non avrebbe non potuto non centrare il bersaglio con uno scritto appetibile in tutti i sensi: si parla di cibo, del rapporto che l’uomo dovrebbe avere con l’alimentazione, tenendo presente la lezione dello studioso Ancel Keys, che ha dato modo di scoprire il potenziale di quel modello di vita che è alla base della località cilentana di Pioppi, e quindi più in generale dell’area territoriale dove è nata Patrizia.

Come mai hai scelto di scrivere di cibo?

«Più che di cibo, a me interessava la dieta mediterranea intesa come stile di vita, così come ne parlava lo studioso Keys. Durante convegni, nei quali si discorreva di dieta mediterranea, spesso si faceva riferimento solo all’aspetto alimentare e non veniva preso in considerazione l’aspetto psicologico. Io, invece, sono per un approccio olistico, dove mente e corpo interagiscono tra loro con l’ambiente. Ho voluto dare importanza anche agli aspetti sociali e psicologici che influiscono sulla salute e sul benessere. L’alimentazione non è l’elemento più importante, e nemmeno il solo, di questo stile di vita che ho scelto di analizzare nella mia opera».

Dedica nel libro

A proposito di valore sociale o socializzante del cibo, mi vengono in mente gli antichi Greci e gli antichi Romani: credo che non si debba mai smettere di imparare da loro a riguardo.

«Siamo una continuità di quella cultura. A proposito anche di alimentazione, un archeologo dell’Università degli Studi di Salerno, il professor Luigi Vecchio, ha individuato una serie di elementi che dimostrano che nell’antica Velia, oggi Ascea, ci fosse una scuola medica, e pare proprio che la Scuola Medica Salernitana derivi da quella».

Retro del libro

Dai longevi pure abbiamo tanto da apprendere…

«Certo, soprattutto per quanto riguarda la sfera della socialità. I longevi ci dicono come vivono la loro dimensione sociale, sia incontrandoli per strada, al bar, in chiesa, sia ad esempio per mezzo della condivisione, il cui vero concetto è stato snaturato dai social. In essi, infatti, assume quasi il significato di moltiplicazione, mentre si tratta più semplicemente di cum et dividere, quindi di dividere con qualcuno. Infatti, i longevi amano dividere con gli altri gli alimenti che producono: questo è un altro elemento centrale nello stile di vita mediterraneo, perché appunto favorisce la socialità. L’altro è quello di fare molte attività anche manuali, magari insieme ai familiari. Ad esempio, i longevi continuano a preparare i fichi, ad essiccarli, insieme con i loro parenti. Altro concetto fondamentale che favorisce la direzione di cui stiamo parlando è l’ospitalità: i longevi sono molto aperti ad accogliere. Inoltre, partecipano ai riti religiosi e popolari: ciò è correlato alla stabilità emotiva, dimensione del test di personalità».

A proposito della pseudo-condivisione social, mi viene in mente il tuo capitolo sulla spettacolarizzazione del cibo. Dunque, secondo te in una trasmissione seguitissima come MasterChef si distrugge l’idea di cibo?

«In quel caso il cibo diventa oggetto di spettacolo, appunto. Gli chef stellati si esibiscono soltanto, mai mangiano insieme a tavola quel che viene preparato. In queste trasmissioni sarebbe più bello se si condividesse anche il cibo, senza mostrarlo soltanto».

Dunque, rendiamoli più sociali, sarebbe più opportuno. Che atteggiamento hanno, invece, i longevi rispetto al cibo?

«Hanno vissuto durante la guerra, c’era la carestia. Per loro il cibo era ed è qualcosa di molto prezioso, sacro. Hanno, perciò, un atteggiamento religioso e rituale rispetto ad esso. Ecco perché magari pregano prima di mangiare. Il loro può essere pienamente inteso come atteggiamento mindfulness, ossia la capacità di essere presenti qui ed ora senza giudizio ed apprezzare quello che si vive: dal cibo alla vita».

In merito alla tua professione, invece, cosa consigli a quei giovani sempre più in preda ad attacchi di panico in seguito ai vari lockdown?

«Ho avuto davvero tante consulenze da adolescenti. Sicuramente il lockdown non ha dato la possibilità di soddisfare uno dei bisogni fondamentali dell’uomo, che è quello della socialità, specialmente importante per un adolescente per il rafforzamento della propria identità e la fuoriuscita dalla dipendenza genitoriale. La prima cosa da fare è la ricerca di attività di vario tipo, purché corrispondenti ai propri interessi. Così si può tenere la mente impegnata e si ha anche la possibilità di conoscere persone e stringere nuove amicizie».

Copertina libro

Non ami definirti pittrice, eppure dipingi per passione da anni: quali sono i tuoi soggetti prediletti?

«Fiori, fiori spontanei. Il fiore spontaneo non ha bisogno di essere coltivato, è un fiore libero. Per me dipingere è come fermare l’attimo, il momento, avere un atteggiamento mindfulness: in quell’istante osservo il soggetto, sono pienamente presente e apprezzo la Bellezza del Creato e il piacere di fare quel che sto facendo, il piacere di dipingere».

I longevi erano già slow-food, anche senza saperlo: mi piace che il tuo libro evochi pure questo messaggio, per cui ti auguro un grande successo!

«Grazie mille Christian!».

Si ringrazia sentitamente l’intervistata per due delle 5 fotografie forniteci: il resto è stato scattato dal sottoscritto dal suo libro.

Per saperne di più sulla conversazione clicca al link seguente:

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© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2022 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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