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Quei capelli che Venere lasciò in una località cilentana

Immerso nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, sorge Casaletto Spartano. Il suo nome nulla ha a che vedere con l’antica città greca di Sparta, ma l’aggettivo “spartano” si collega allo sparto, una graminacea molto diffusa in paese e chiamata “tonnara” in dialetto locale, poiché utilizzata in passato per costruire trappole per tonni. Casaletto accoglie una delle più suggestive cascate della Campania, la cascata Capelli di Venere, sulla quale si intersecano natura e mito in un connubio fiabesco.

Si racconta che ai tempi degli dei e degli eroi, un giovane, incantato dalla bellezza di Venere, osò rubarle una ciocca di capelli, tagliandogliela durante la notte, mentre stava riposando. Venere, accortasi del misfatto, trasformò i capelli in acqua che scivolò tra le mani del giovane, fin quasi a farlo affogare. La dea, allora, compì una seconda metamorfosi e il giovane visse sotto forma di pianta accanto ai capelli dell’amata.

Tornando alla realtà, invece, sappiamo che è una felce spontanea, la capelvenere, ad aver dato il nome a questa incantevole cascata formatasi circa 60 anni fa in seguito alla chiusura del mulino adiacente (oggi visitabile). L’acqua del Rio Casaletto, affluente del Bussento, è molto ricca di calcio; ciò porta alla formazione di travertino, il materiale con cui sono costruiti anche i templi di Paestum. Addentrandosi nell’Oasi, in località Capello, tra ponticelli in legno e corsi d’acqua gelida anche ad agosto, non sarà difficile essere catturati da un’atmosfera suggestiva e dalla bellezza eterea del luogo. Il biglietto d’ingresso offre anche la possibilità di sostare presso l’adiacente area pic-nic attrezzata, non prima di essersi rinfrescati alla Fontana del Capello.

Si ringraziano il Forum dei Giovani di Casaletto Spartano e Carmine Polito per la collaborazione.

© Foto e video di Carmine Polito.

© IL QUOTIDIANO ONLINE – 2022 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Rosa Elefante

Studentessa non ancora esaurita, idealista non ancora disillusa, sognatrice non ancora sveglia. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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