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Conversazione con Dora Romano, gentile signora del teatro italiano e signora Gentile del cinema di Sorrentino

«L’autodeterminazione non è innata, ma si acquista con il tempo in ciascuno di noi. E il caso non esiste» – Dora Romano, attrice di teatro e cinema

Attrice di teatro affermata, Dora Romano ha attraversato un cambio di passo nella sua carriera grazie all’incontro con il regista Saverio Costanzo, con il quale ha lavorato per L’amica geniale interpretando la maestra Oliviero.

Per non parlare del successo di Profumo, pellicola del 2007 in cui è stata la moglie di un’icona del cinema americano come Dustin Hoffman, di cui ricorda l’umiltà, la simpatia e la generosità: “Solo in Italia i divetti vengono idolatrati come santi”.

E poi titoli come La dea fortuna (2019) ed È stata la mano di Dio (2021, omaggio pienamente riuscito al surrealismo di Fellini e di Napoli) sono altro prezioso materiale del suo ricco curriculum.

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Intanto, scopriamo di più di quest’artista!  

Com’è incominciato il tuo incontro con il teatro?

«Provengo da una famiglia molto umile e nessun membro di essa faceva parte del mondo dello spettacolo. I miei genitori volevano facessi altro nella vita, eppure ho sempre coltivato questa passione sin da bambina, quando mi dilettavo a cantare e in piccole commedie nell’azione cattolica che frequentavo. Quando studiavo all’università il grande drammaturgo Annibale Ruccello mi chiese se volessi partecipare alla creazione di un gruppo di teatro. Accettai subito con entusiasmo e cominciammo a mettere in scena opere sue. Una volta laureatami in sociologia partecipai ad un bando per concorrere alla vittoria di una borsa di studio per frequentare la scuola teatrale di Vittorio Gassman a Firenze. Feci con lui un provino al San Ferdinando di Napoli. Vinsi la borsa e mi diplomai alla sua scuola, ma i miei genitori non sono mai stati pienamente in sintonia con la mia scelta, per cui ho dovuto fare tutto da sola».

Ostacoli solo in famiglia o anche nel mondo dello spettacolo?

«Dopo quella vittoria iniziai ad essere subito scritturata per spettacoli fuori dalla provincia, la quale mi stava stretta. Purtroppo il mondo dello spettacolo non è semplice, e non lo è proprio il mondo in generale, a dire il vero, e di ostacoli ne ho affrontati soprattutto perché sono donna. I ruoli femminili a teatro, infatti, sono pochissimi, e le storie sono orientate prevalentemente verso il maschio. In Italia si è andata pian piano facendo strada un’idea dell’attrice adatta a fare solo determinati ruoli, con superficialità e privilegiando perlopiù l’aspetto estetico. Io non ho mai trovato spazio all’interno di quest’idea della donna attrice, però ho continuato a lavorare e a rivestire ruoli perlopiù medi. Ho fatto degli stage a Los Angeles, ad esempio, perché ho voluto approfondire questo mestiere».

Apprezzo tantissimo la tua umiltà e tenacia. Che impatto hai avuto studiando negli States?

«Avrei tanto voluto trasferirmi in America, ma per motivi economici non ho potuto. L’impatto è stato positivissimo per me, ho approfondito le tecniche dell’Actors Studio che mi hanno portato a un radicale cambiamento nel mio lavoro di attrice. Ho cominciato ad approfondire i miei personaggi soprattutto da un punto di vista emozionale».

Com’è stato l’incontro con Saverio Costanzo?

«Mi ha apprezzata sin da subito dopo il primo provino con mia grande sorpresa. Mi ha confessato che nel ruolo della maestra Oliviero ha visto me dapprincipio e che in base a questa scelta ha fatto poi le altre degli altri personaggi».

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Una cosa meravigliosa! L’amica geniale è davvero un esempio di neo-neorealismo come ha detto qualche critico?

«Devo dire che L’amica geniale mi ha spalancato davvero le porte al cinema. È come se da quel momento si fossero accorti tutti di me, e francamente ciò non me lo sarei aspettato. Non pensavo di aver così profondamente inciso nelle persone con la mia interpretazione. Secondo me non si può parlare, però, per questa serie di un vero e proprio ritorno al Neorealismo, dato che comunque è stata girata in pellicola digitale prevalentemente. Saverio è un appassionato di Neorealismo sicuramente. Io parlerei piuttosto di un Realismo reinterpretato e rinnovato, poiché l’interesse per il realismo negli anni s’era perso e messo da parte».

Il Realismo ne La dea fortuna, invece, è affrontato con poesia: raccontami il tuo impatto con il magico mondo di Ferzan Ozpetek.

«Il cinema di Ozpetek è molto forte emotivamente. Ferzan mi vuole molto bene e anch’io gliene voglio. La poesia è l’arma che usa per combattere da sempre la sua guerra contro il pregiudizio e l’arretratezza culturale in Italia circa il diverso. Ricordo che leggemmo il copione tutti insieme noi attori a casa del regista. Quest’esperienza fu per me nuova cinematograficamente parlando, dato che non si fa con i registi della settima arte solitamente, bensì con quelli teatrali».

Concludiamo con l’ultimo film in cui hai recitato, ovvero È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino: ormai sei diventata un iconico meme partenopeo, la signora Gentile.

«Durante le riprese Sorrentino si divertiva, anche se molto concentrato. Il regista mi ha confessato che la signora Gentile era una portinaia molto scorbutica di un palazzo in cui s’era recato. Viene definita nel film come la persona più cattiva di Napoli, ma in realtà dietro la cattiveria c’è sempre un motivo, una storia, un dolore, per cui ho voluto trasmettere di questa donna nella sua voracità un sentimento di solitudine, tant’è che sono rimasta digiuna la sera a cena e la mattina a colazione prima di girare il momento in cui divoro la mozzarella con vera fame. La sua voracità l’ho interpretata come un modo per attaccarsi alla vita nella sua solitudine, e lei è sola perché vive senza sovrastrutture, dice quello che pensa, ha il coraggio di dirlo, si mette da parte proprio per non aver nulla a che vedere con le convenzioni e con uno status sociale che non le appartiene. È una libertà che non abbiamo quella di esprimere ciò che siamo e ciò che pensiamo».

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Ringraziamo ancora un talento ormai più che maturo quale l’interprete Dora Romano sia per l’intervista che per alcune delle fotografie estrapolate dal profilo Facebook.

Le auguriamo una carriera sempre umile, ma sempre più brillante.      

Ecco un estratto della conversazione originale:

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2022 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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