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“Io sono Babbo Natale”, ma prima devo diventare un essere umano: recensione dell’ultimo film di Proietti

Il film inizia con un’atmosfera certamente suggestiva connessa alla delicatezza e alla commozione, poi però “subisce” una brusca sferzata ironica d’efficace contrasto, ed è così che procede alternando, di tanto in tanto, scene drammatiche con resa dal sapore comico e scene comiche rese con una patina di dramma.

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Peccato non spinga fino in fondo sul pedale dei contrasti, lasciando a volte spazio a dialoghi non pienamente affinati rimasti in superficie come alcune battute poco riuscite. Restando in tema di difetti non mancano nel complesso circa 4 bruschi stacchi di montaggio e l’emergere qua e là di schemi da commedia già collaudati, ma è poca cosa se si guarda dall’inizio alla fine “Io sono Babbo Natale” (2021, regia di Edoardo Falcone).

CINEMANIAC, VALUTAZIONE DI LIGUORI

Infatti, al di là dell’aspetto di per sé toccante della sua uscita postuma rispetto alla morte di uno dei due protagonisti avvenuta un anno fa (Gigi Proietti), questo lungometraggio è divertente e commovente, facendo scaturire spesso risate per buona scrittura e buona coppia (Giallini-Proietti, ma un plauso particolare va alla simpaticissima Barbara Ronchi di “Favolacce”), tra sequenze effettivamente comiche e ben giocate ed altre emozionanti con acme in un finale che suona persino come momento testamentario e di passaggio di testimone da parte di Proietti al suo collega romano più giovane Giallini, che purtroppo qui indossa i soliti panni anche se, come sempre, in maniera impeccabile.

IL FATTO QUOTIDIANO

Le parole di Proietti-Nicola Natalizio che scaturiscono dalla lettera finale indirizzata a Giallini scelto come nuovo Babbo Natale ci fanno piangere insieme all’attore, portandosi dietro una magia dalle mille sfaccettature: dalla nobile uscita di scena di un maestro che qui, pur conservando la sua tipica ironia “proiettiana”, sprigiona una delicata e monumentale poesia alle bellissime parole d’un messaggio che rimanda alla massima chiave dell’intero film che, parafrasando le parole del Babbo Natale romano, c’insegna che prima di diventare Babbo Natale occorre diventare un essere umano.

GILT MAGAZINE

Tra contrasti, burle e dolcezze questa commedia ha il merito di farci cogliere il vero senso dell’esistenza chiamando in causa il Natale, con aspetti insiti in esso ma spesso tenuti troppo celati. “Io sono Babbo Natale” non è la classica commedia natalizia formato famiglia: è una favola poetica che racconta il Natale, ma lo trascende.

Valutazione: Ottimo 🌟🌟🌟🌟

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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