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Conversazione con Maurizio D’Agostino, voce d’HUMANITAS nel panorama attoriale italico

«Noi attori siamo alla ricerca di personaggi, ma è il personaggio che a volte ci trova»

Maurizio D’Agostino, attore 

Attore per caso, ma professionale e già dentro artista per vocazione da sempre, Maurizio D’Agostino ha scoperto tardi la strada della recitazione, e non l’ha mai più abbandonata. 

Numerosi gli spettacoli, vari i corti e le pellicole in cui ha preso parte, come Ultima fermata con Claudia Cardinale. 

Anche televisione, se pensiamo a Un posto al Sole Caterina e le sue figlie. Ma c’è una costante: non ha mai smarrito quell’umiltà di parola e azione che dovrebbe contraddistinguere ogni artista, vale a dire humanitas

Partiamo dal corto Tra le 7 e le 8, diretto da Mattia Trezza e recitato anche da te. È un omaggio alla commedia all’italiana. Raccontami qualcosa a tal proposito: noto che sta avendo molto successo. 

«È stata un’esperienza molto bella. Io sono padre. Sono stato anche figlio. Qui si affronta bene, con ironia, drammaticità e delicatezza il rapporto padre-figlio, e mio figlio è interpretato da Ivan Castiglione. È uno splendido attore e questo rapporto sulla scena ce lo siamo proprio goduto. È giusto che venga visto questo corto, se lo merita»

Quale dev’essere il giusto equilibrio nelle dinamiche di un rapporto tra attore e personaggio? 

«Quando interpreto un personaggio ho ad un certo punto la sensazione che è lui a trovare me. Sono sempre io, però, a comandarlo. Il personaggio non mi comanderà mai. L’attore deve muovere i fili, a prescindere dalla regia». 

Quando hai capito che il Teatro è la tua Salvezza? 

«Io nasco bancario. Grazie ad un amico poeta e scrittore, Luigi Amendola, ho iniziato a fare teatro. Quando me lo propose, lì per lì gli esclamai un MA CHE TE SEI FUMATO, MA COME TE VIENE!, ma parlandone accettai e agganciai Gastone Moschin al culmine della sua carriera, un grande dimenticato del cinema italiano. Era un signore, gli chiesi se avesse voluto aiutare dieci cialtroni di banca a fare teatro. Ero sinceramente convinto che non mi rispondesse, e invece c’ha seguito per due anni. Poi, ho sempre adattato il mio lavoro di bancario alle mie esigenze di attore, considerando comunque la recitazione un mestiere». 

Gastone è passato dal Cinema al Teatro, tu invece sei passato dal Teatro al Cinema e alla Televisione. Com’è avvenuto l’incontro con il grande e il piccolo schermo? 

«Nei primi anni 2000 incominciai con la soap Un posto al Sole, ma già a Roma avevo fatto dei corti. Subito dopo ebbi la fortuna di recitare in una fiction (Via Zanardi 33) dove conobbi Elio Germano, che è stato uno dei miei figli di scena. All’epoca era giovanissimo, ma già era concentratissimo e preparato. Mi colpì il suo andare avanti e indietro di continuo. C’aveva poi na’ memoria de ferro!». 

Siamo intenti continuamente a ricercare l’unità, ma sono i ricordi, i frammenti ad accendere luci sulla strada dell’arte e della vita. È bello che tu ne abbia diversi nel cuore da raccontare. Mi piacerebbe conoscere dell’incontro con la grande diva del cinema italiano Claudia Cardinale. 

«In un attimo d’intervallo mi raccontò sul set un po’ della sua vita e della libertà che sin da giovane le avevano concesso i genitori. S’era gestita da sola sin da giovanissima. Raccontava della sua vita come se mi stesse raccontando un film. Per certi versi, mi ha ricordato un’altra grande attrice che è stata mia moglie sul set, Catherine Spaak. Una vera signora del Cinema. Sembrava un po’ distaccata, ma bastava essere educati e gentili per entrare nel suo cuore». 

Concludo: con quella stessa serenità e delicatezza che mi hai trasmesso semplicemente raccontando. Per cui, ti dico: grazie Maurizio! 

«Grazie a te Christian per quest’opportunità». 

Grazie all’interprete per le foto che ci ha fornito: per saperne di più clicca ai link sulla conversazione!

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© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2022 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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