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C’era profumo di ‘primavera’

Ridiamo Vita al Castello: storia e testimonianza associazionistica di un percorso di crescita della Città di Nocera Inferiore (SA) e non solo

C’incontrammo al tramonto, in una sera di maggio. Era il duemilaquattordici e nell’aria c’era profumo di primavera. L’appuntamento fu all’ombra del Convento di Sant’Antonio, sulle scale, ovviamente. Qualcuno era già seduto, qualcuno aveva preso posto in piedi e scambiava timide parole di circostanza, altri, come me, erano lì per caso e quelle scale, per certi versi, non le avrebbero più abbandonate.

Cominciarono gli interventi, le presentazioni, presero parola ‘i più grandi’, eravamo tutti giovanissimi. A scandire il ritmo della serata, il tintinnio di qualche birra e le note di una chitarra suonata poco distante da noi. Ci trattenemmo a lungo, senza accorgercene, ci fu subito empatia. Quella sera, grazie all’ inconsapevole passaparola tra più amici, sarebbe nata ‘RVAC’ (associazione “Ridiamo vita al Castello APS ETS“).

Le idee furono chiare sin da subito, l’obiettivo anche: restituire dignità al Castello del Parco che padroneggia col suo maestoso fascino decadente sulle due Nocera e su tutta la valle dell’Agro Nocerino-Sarnese.

La prima sfida

La prima sfida ebbe presto una data, il 2 giugno, Festa della Repubblica: eravamo determinati ad animare quel luogo, aprirlo alla città, assicurare visite guidate. Fu un successo, al di là delle più rosee aspettative.

Troppo a lungo la città non aveva potuto fruire della magia di quel posto. Molti l’avevano solo visto da lontano, qualcuno – anche tra di noi – salì al Castello per la prima volta.

Le fila dei volontari s’infoltirono rapidamente, c’era entusiasmo, come bambini alla scoperta. Imparammo rapidamente a conoscere le bellezze del Maniero, i suoi segreti; ricordo lo stupore e le vertigini per le prime visite sul tetto della Torre Normanna. Che panorama mozzafiato! Da lì dicevano “si vede fino a Capri”, balle, era Ischia! E poi la malinconia del Belvedere, la suggestione nella ‘Sala dei giganti’.

Gli affreschi incavati ai piedi della Torre Normanna

Pochi erano a conoscenza degli affreschi incavati ai piedi della Torre Normanna risalenti alla fine del 1000 d.C. : da subito ne riconoscemmo l’immenso valore – un dono – da custodire con la gelosia e la premura di una madre, da difendere con determinazione, andavano restaurati e restituiti alla Città.

Così è stato, ad oggi, dopo sette anni, il restauro è in corso ed è stato ideato, promosso, co-finanziato e realizzato grazie all’impegno dell’associazione di promozione sociale Ridiamo Vita al Castello. Ciò rappresenta il nostro più grande orgoglio. Negli anni, grazie agli svariati eventi artistici e culturali promossi, si è riusciti a portare migliaia di visitatori, piccini e adulti, al Castello del Parco.

Ridiamo Vita Al Castello ha rappresentato un faro per la fervenza culturale della città, l’alma mater di svariate realtà virtuose ad oggi attive sul territorio cittadino, nate grazie all’esempio e all’esperienza maturata negli anni al Castello.

Ciò che resta indelebile, però, è la serie di fortunati eventi che pose un gruppo di giovani donne e giovani uomini a lavorare fianco a fianco, con la passione e l’abnegazione che si dedica ad un primo amore. Un capitale umano eccezionale che ha fatto delle diversità una risorsa. Nelle lunghe notti di riunioni, nelle intense giornate d’ attività ci si buttava a capofitto, a tratti sordi verso i mille impegni della vita. In quegli anni molti subirono la diffidenza di amici e parenti per il tempo sottratto a se stessi e dedicato a quella ‘favola’: il Castello. C’è chi, cieco, perse un grande amore. Chi in quegli anni ha perso treni, perché alle stazioni di una società egoista – e che non lo rappresenta – non ci si presentava proprio.

Lasciammo l’un l’altro un qualcosa di noi.

Ognuno, trovò la parte migliore di sé.

Tra quelle Mura, entrammo ragazzi, uscimmo cittadini.

Orma

© IL QUOTIDIANO ONLINE 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Mario Orlando

Classe '94. Ho frequentato il Liceo Classico “G. B. Vico” di Nocera Inferiore. Nel 2015 mi trasferisco a Bologna per studiare diritto, lì intraprendo un percorso di crescita culturale fatto di sperimentazione, soddisfazioni, sconfitte ed un’insaziabile passione per il confronto. Ambientalista, socio fondatore delle associazioni “Ridiamo vita al castello” e “Controcorrente - per il Sarno che verrà”. Insofferente alle discriminazioni. Amo il giornalismo, la letteratura greca ed il mare, quando non c’è sole. Curerà la rubrica “Sentieri, Storie e Territori”

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Conversazione con Giulia D’Alessandro e la sua vita carica di racconti e di musica

Cantante, cantautrice, conduttrice, organizzatrice di eventi socio-culturali, docente, musicoterapeuta. In campo musicale vanta oltre 25 anni di attività e numerosi consensi in Italia e all’Estero. Da annoverare i seguenti traguardi: semifinalista nazionale nel 2002 dell’Accademia di Sanremo e nel 2018 semifinalista nazionale di Area Sanremo Tim.

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