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Sfascio e riconciliazione nei “Tre piani” di Nanni Moretti

Distribuito nelle sale italiane lo scorso 23 Settembre e già in corso al Festival di Cannes recentemente tenutosi, il nuovo film di Nanni Moretti (cast principale: Margherita Buy, Nanni Moretti, Riccardo Scamarcio, Adriano Giannini, Alba Rohrwacher) è pronto ad accogliere spettatori, tra appassionati dell’artista tuttofare, critici incerti e semplici curiosi. Ma fino a che punto ne vale la pena? Il Cinema secondo Liguori lo sostiene, ma non ne trascura le negatività.

MEDIUM

Il regista di “Tre piani” (2021), adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Eshkol Nevo, è qui alla sua prima scrittura da un soggetto non personale.

Fin dall’inizio getta le premesse del modus operandi di un racconto che abbia l’intento di narrare con atteggiamenti anche crudi a quali nefaste conseguenze possano portare delle terribili cause.

È il primo piano il modo più brusco per entrare in contatto con storie diverse di gente diversa ma tutta borghese, abitante di quella palazzina residenziale, gente di storie che finiranno per incrociarsi, permettendoci di ragionare sulla difficoltà di mondi privati più complessi di come appaia dal di fuori un semplice appartamento che li contiene.

PANORAMA

Le tre realtà borghesi s’avvicendano a colpi di un montaggio con bruschi stacchi di troppo (circa 5 o 6 i non funzionali ed errati), con momenti d’ipocrisia ma anche toccanti allo stremo.

I primi trovano man forte in Scamarcio, qui un po’ impostato, rigido e a volte impassibile nella recitazione ma perlopiù all’inizio, poi molto sciolto, forte e maturato.

I secondi riguardano in particolare una specifica sequenza: il figlio della Buy (la migliore) e di Moretti (dal ruolo piccolo ma significativo, però alquanto incerato e parlante spesso come una statua solenne poco richiesta) prende a calci e pugni il padre dopo che ha saputo che non accetterà raccomandazioni dal figlio stesso e farà in modo che sia condannato come previsto per quello che ha fatto.

MY MOVIES

Genitori che non riescono ad ascoltare i propri figli, figli che non comprendono fino in fondo i propri genitori: in generale in “Tre piani” c’è uno sfascio continuo, anche se spesso lento ed impercettibile, nel rapporto comunicativo tra le diverse età presenti, tant’è che si compiono scelte letali e non si sa nemmeno che queste avessero potuto portare a tanto.

Le persone e Nanni, una sola cosa: il suo primo cinema era un diario personale, che a partire dall’io s’incanalava in quello degli altri, tra psicologie e psicodrammi, non senza ironia.

IL PRIMATO NAZIONALE

Ancora una volta (ma paradossalmente definendo con qualche limite proprio il suo personaggio) Nanni definisce bene i caratteri, e dà sostanza e comprensione ad ognuno di loro, a prescindere dalla quantità di battute.

Perché Nanni ama le persone. Tra sorprese e rotture (ma non sono mancate due situazioni un tantino prevedibili), alla fine il regista rimescola i nostri piani, infondendo speranza in tutti e tre i finali, soprattutto in quello definitivo con la faccia di una madre illuminata dal sole poco prima di riabbracciare suo figlio per fare di nuovo pace dopo anni di distacco.

E s’avvertono note diverse a quel punto dopo una triste colonna sonora sullo sfondo. Si vede una luce forte dopo scene contrastanti molto illuminate o al contrario. Era la musica triste della vita, che tra immagini forti e attimi di rinunce, scelte e sacrifici s’era consumata, ma senza finire. Perché ci siamo noi, ma c’è anche un mondo là fuori!

VOTO: OTTIMO 🌟🌟🌟🌟/ 🌟🌟🌟🌟🌟

IL QUOTIDIANO ONLINE 2021 • RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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