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Conversazione con Andrea Lombardo, regista emergente sulla buona strada

“Io credo che l’Arte senza il Pensiero non possa esistere”

-Andrea Lombardo, regista e attore.

Transitus è la sua prima opera cinematografica e sta già riscuotendo un grosso successo di critica, partecipando a numerosi festival: il regista, nonché attore, Andrea Lombardo dirige, supportato da un ottimo gioco tecnico di squadra, due pupilli come gli interpreti Riccardo Isgrò e Carlo Teresi in una storia tanto reale quanto surreale.

Il confine spesso è sottile, ma non sempre teniamo bene in mente quest’aspetto: Andrea ce lo ricorda, il Cinema ce lo insegna!   

Il tuo Transitus com’è nato?

«Innanzitutto, questo lavoro nasce nel lontano 2014, ossia quando studiavo a Roma. Ero in fermento per creare il mio primo lavoro cinematografico, ma nel tempo mi sono dedicato anche ad altro, dando vita a Panormos Officina Artistica, che è la produzione del corto. A dire il vero, Transitus è la prima vera produzione cinematografica di Panormos, di cui sono presidente».

Noto che nel tuo lavoro c’è un incontro molto suggestivo tra realtà e metafisica.

«Hai detto bene. Io credo che l’Arte, soprattutto quella cinematografica, sia una delle poche cose che possa far incontrare queste due forme di pensiero. Il Cinema è la forma d’arte che consente la messa in scena anche di storie che vanno al di là della realtà. Il Cinema è l’unica forma d’arte in grado di racchiudere tutte le altre».

Come si è arrivati al Transitus vero e proprio?

«Lo abbiamo girato in una sola giornata».

Si è risparmiata così tanta fatica e tanto tempo, immagino.

«La fatica non so se si risparmia. Sicuramente il tempo, sì. La location delle riprese è stata la nostra sede. Il dialogo tra i due protagonisti è stato ben gestibile in una sola giornata. Rispetto al 2014 la storia si è evoluta. Ho trovato chi ha creduto in me col tempo. Tutto questo ha senz’altro favorito l’unica e sola giornata di riprese. È stata una bella sfida che evidentemente sta dando dei risultati».

Quando sarà possibile, il pubblico deve vedere questo corto, perché ha potere catartico, riflessivo: in esso la gente potrà riconoscersi, anche solo parzialmente.  

«Mi lusingano tutti questi complimenti, ma allo stesso tempo mi preoccupa che una storia del genere, sebbene abbia comunque degli effetti positivi, con le problematiche raccontate dal protagonista interpretato da Riccardo ancora sia così attuale. Sarebbe un mondo migliore se queste problematiche non ci fossero. Come si dice nel corto, spesso ci troviamo vittima di un vortice, ma dobbiamo saperlo combattere. Perché poi le scuse sono sempre dietro l’angolo».

Io credo che spesso la vita ce lo faccia affrontare, anche se non vogliamo. A volte il vortice diventa inevitabile. Quello positivo che ti ha portato ad amare il Cinema quando ti ha travolto esattamente?

«Il Cinema è sempre stato il mio primo vero amore da quando ero piccolo. I miei genitori mi hanno sempre incoraggiato, sebbene questo mondo sia difficilissimo, oltre che affascinante. All’inizio ho amato prima di tutto l’aspetto della recitazione, che poi ho abbandonato ma non del tutto, perché col tempo l’ho ripresa. Sembra una bestemmia quel che sto per dire: la recitazione affonda le radici nel Teatro, lo sappiamo tutti, ma io il Teatro non lo amavo per niente. Poi crescendo mi sono avvicinato sempre di più al Cinema. Mi sono laureato con una tesi su Christopher Nolan, il mio massimo punto di riferimento. A Roma ho avuto le mie prime esperienze cinematografiche. Poi sono tornato nella mia Palermo, dove ho ripreso a studiare recitazione. Dunque, col tempo ho iniziato ad amarlo il Teatro».

Che rapporto credi debba instaurarsi tra il regista e l’attore?

«Tra persone il rapporto dev’essere prima di tutto e sempre di rispetto. Poi, in un mondo come quello dello spettacolo è fondamentale la fiducia. L’attore deve comprendere che se il regista intende perseguire un determinato obiettivo, quella determinata scelta va rispettata, perché il regista ha una propria visione. Nel tempo il rapporto con gli attori si è evoluto. L’attore dà forma alla psicologia e all’emotività del personaggio, quindi crea anche lui. Io credo fortemente nella costruzione di gruppo, pur dando delle direttive in qualità di regista. È impossibile pilotare tutto, e ci si aspetta dall’attore che arrivino nuovi spunti. Se all’attore devo dirgli tutto io, se devo fare tutto da solo, ad un certo punto mi stanco. La figura attoriale è un manichino che va vestito, ma poi da manichino come Pinocchio diventa una persona reale».

Molto interessante questa riflessione sull’attore che non deve aspettare il regista, pur dovendo seguire i suoi consigli. Cosa pensi del Cinema italiano di oggi?   

«Vedo un’eccessiva tendenza all’estetica, nel senso che, sia nell’ambito del cinema italiano sia nell’ambito di quello straniero molti prodotti sono realizzati semplicemente perché devono piacere e basta, non perché debbano effettivamente comunicare. Quest’aspetto lo vedo anche nelle serie. Tanti sono i prodotti cinematografici di oggi belli da vedere, ma pochi sono quelli con un’anima, con un vero e proprio bisogno di comunicare».

Se ti dessero la possibilità di scegliere tra le attrici italiane, chi dirigeresti per un tuo prossimo lavoro? E tra gli attori?

«Matilda De Angelis. A parte che è di una bellezza sconfinata, ma è riduttivo definirla bella, perché è bravissima. Anche in brevissime scene si coglie la sua intensità. Elio Germano e Pierfrancesco Favino come attori. Tutti e tre portano davvero in alto la capacità artistica attoriale del cinema italiano».

Ti auguro un bel giorno di dirigerli. In bocca al lupo per tutto!

«Viva il lupo e grazie di tutto. Ma magari!».

Ringraziamo anche noi il regista per averci fornito le fotografie dell’intervista. Per saperne di più, clicca al link della conversazione in diretta:   

https://fb.watch/ekWKWVIDNM/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2022 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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