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Ermafrodito: un’antica questione di genere

Il mito di Ermafrodito, sebbene molto conosciuto in ambiente sia greco che latino, viene menzionato raramente nella letteratura antica

Nonostante la sua origine greca, la testimonianza più lunga sulla storia di Ermafrodito a noi pervenuta è quella del IV libro delle Metamorfosi di Ovidio. Nato dall’unione di Ermes e di Afrodite, secondo quanto racconta Ovidio, Ermafrodito era un giovane di straordinaria bellezza per la raggiunta perfezione nei tratti maschili e femminili ereditati dai genitori.

Appena compiuti quindici anni, preso da un’irrefrenabile voglia di scoprire il mondo, si mise in viaggio e giunse fino in Caria. Fermatosi ad una fonte, fu colpito da una ninfa, Salmace, che, a differenza delle sue compagne impegnante nella caccia, amava oziare e dedicarsi al proprio aspetto fisico. Alla vista di Ermafrodito, subito venne presa da una passione smodata ed, avvicinatasi a lui, la ninfa lo blandì in modo da poter avere da lui ciò che voleva.

Il giovane si indignò per il comportamento insistente della ninfa e, per liberarsi da lei, decise di allontanarsi e far un bagno alla fonte. Tuffatosi in acqua, Salmace, sfruttando la sua natura da cacciatrice, lo ghermì ed “i due corpi si congiunsero e presero un unico aspetto”. Da questa unione nacque un essere ”nec femina dici, / nec puer ut possit, semivir“ (che non poteva dirsi né femmina, né maschio, un mezzo uomo) che aveva perso completamente la sua virilità.

Chiedendo giustizia ai suoi genitori per il torto subito contro la sua volontà, i genitori esaudirono le parole del loro figlio e da quel momento la fonte Salmace ebbe il potere di rammollire le membra degli uomini che vi si immergevano.

Nelle arti figurative, l’Ermafrodito viene di solito rappresentato come una figura femminile con, però, i genitali maschili ben accentuati. Come dimostrano le stesse modalità del mito, la storia del figlio di Ermes e di Afrodite rappresenta una spiegazione al fenomeno dell’ermafroditismo, una particolare condizione biologica per cui vi è la compresenza dei gameti maschili e femminili in uno stesso individuo.

Ermafrodito, perfezione assoluta per la somma di peculiarità maschili e femminili sublimate in un essere completo e bellissimo, non aveva un vero e proprio culto, ma se ne ricordano le fattezze in opere letterarie e scultoree.

L’Ermafrodito dormiente

L’Ermafrodito dormiente, esposto al Louvre, costituisce uno degli omaggi più celebri alla mitica figura di Ermafrodito. Probabilmente ispirata ad un’originale bronzea del 155 a. C. circa, la statua fu rinvenuta a Roma, a Santa Maria della Vittoria, in occasione dei lavori per la costruzione della chiesa, intorno al 1608. Acquistata subito dal cardinale Scipione Borghese, le venne riservata un’intera sala della villa cardinalizia, affrescata con storie ispirate allo stesso mito.


Il protagonista, dolcemente addormentato, trae in inganno lo spettatore: nonostante il volto, estremamente femminile, lasci immediatamente pensare che si tratti di una ragazza, gli attributi sessuali presto rivelano la convivenza dei due generi. Il corpo, a grandezza naturale, è rilassato su un materasso aggiunto postumo, nel 1620, da Gian Lorenzo Bernini che riuscì a conferire all’insieme un senso realistico, quasi tattile, come si riuscisse a percepire la morbidezza del letto.

Ermafrodito, figura dalla duplice sessualità, mitica quanto attuale, serve da stimolo per riflettere sulla questione dell’identità di genere, tema al centro del dibattito sociale.
L’arte, veicolo necessario per riuscire ad andare oltre i pregiudizi ed i preconcetti, ma soprattutto le rappresentazioni iconografiche dell’Ermafrodito, figura celebrante una sessualità indefinita, credo che ancora tuttora possano essere uno spunto di riflessione per lo spettatore moderno.

Credo sia necessario, oggi più di ieri, riflettere sul senso di paura o disgusto suscitato da tale immagine; ciò non dipende dal soggetto ritratto, ma dalla percezione comune che influenza l’opinione personale.
Che possa l’arte offrire una chiave di lettura in grado di andare oltre il sentire sociale comune fino a giungere ad una mentalità più aperta.

© IL QUOTIDIANO ONLINE 2021 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Marianna Sorrentino

Classe '92. Divoratrice di libri e grafomane sin dalla tenera età. Classicista per formazione e per vocazione. Ama scoprire ed interessarsi a qualsiasi cosa riguardi la Letteratura, l’Arte ed i Mezzi Comunicativi. È un insieme di paradossi. Vulcanica, Riflessiva, ma anche Impulsiva. L'ironia ed il sarcasmo con cui “castigat ridendo mores” sono impressi nel suo DNA ed ama usarli per esprimere le sue idee rendendole leggere, ma nello stesso tempo pungenti. Curerà la rubrica “Ante Litteram”

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