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Pulizia delle mani – dalla prevenzione igienica alla paura della contaminazione: quanto incide l’aspetto psicologico

In concomitanza della “Giornata mondiale della Pulizia delle Mani“, proviamo a ripercorrere il significato psicologico legato a tale gesto e le eventuali “problematiche” che quest’azione può portare qualora ripetuta frequentemente

Promossa dall’Organizzazione Mondiale Sanità dal 2005 al fine di sensibilizzare le persone circa l’importanza della pulizia delle mani, “la Giornata mondiale della Pulizia delle Mani” (World Hand Hygiene Day), che viene celebrata il 5 Maggio, ha assunto negli due ultimi anni un significato ancora più emblematico.

Se il gesto di lavarsi le mani fino a pochi mesi aveva perso di enfasi, ecco che la recente pandemia ha sottolineato l’importanza e l’essenzialità di questo gesto, in quanto da più di un anno siamo “bombardati” da messaggi che ci ricordano e ci informano che lavarsi le mani può essere un gesto essenziale per prevenire la diffusione del Covid-19.

Dal punto di vista psicologico, lavarsi le mani ha un significato alquanto interessante.

Spesso lavare le mani significa lavar via il senso di colpa, cancellare i rischi di contaminazione oppure rafforzare una decisione presa.

Dipinto “Ponzio Pilato si lava le mani
di Gian Giacomo Manecchia

Inevitabile non pensare al “lavaggio delle mani” più famoso della storia, cioè quello di Ponzio Pilato, prefetto della Giudea al tempo dell’imperatore Tiberio; infatti secondo lo storico Tacito e le varie fonti cristiane Pilato avrebbe lavato le mani dopo aver condannato Gesù a morte, quasi a scacciar via il senso di colpa e le responsabilità derivate dalla sua scelta. Difatti, oggi, il gesto di lavarsi le mani rappresenta ancora un modo per “pulirsi la coscienza”, in quanto questo gesto aiuta le persone a “rimuovere” dal loro corpo le tracce di comportamenti immorali tenuti in passato, oppure cancellare il rischio derivante dall’essere stati a contatto con sostanze contaminanti.


La paura di essere contaminati può però portare ad un lavaggio compulsivo delle mani che in alcuni casi può essere indice di un Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC); l’impulso a lavarsi frequentemente le mani costituisce, a volte, un bisogno della persona rispetto alla sgradevole sensazione di essere entrati in contatto con sostanze, luoghi o situazioni, reputate pericolose per diversi motivi, ad esempio il lavaggio delle mani eviterebbe le colpe derivate da una eventuale contaminazione.

Strettamente collegata al DOC è la misofobia, cioè la paura di venire a contatto con lo sporco e con i germi per evitare qualsiasi tipo di contaminazione o infezione; la misofobia quindi può essere vista di conseguenza come la fobia delle infezioni e delle malattie.
C’è da precisare che entrambi i disturbi possono essere trattati con adeguate terapie, le quali possono aiutare la persona ad affrontare i propri disagi e i propri vissuti disfunzionali.

Infine, è importante ricordare che la misura delle cose è nell’equilibrio, un gesto come lavarsi le mani in sé non è indice di problematiche o patologie, può essere un campanello di allarme nei casi in cui è svolto con una frequenza eccessiva rispetto alla normalità.

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di Antonio Siani

Classe '89, psicologo-psicoterapeuta, vive a Castel San Giorgio. Appassionato (non praticante) di sport, in particolare di calcio, nutre interessi anche per la lettura e per la musica. Dopo essersi diplomato presso il Liceo Scientifico “N. Sensale" di Nocera Inferiore, si iscrive alla facoltà di “Psicologia” dell’allora Seconda Università degli Studi di Napoli. Dopo essersi laureato, svolge diversi tirocini, tra cui, al Servizio Dipendenze di Cava de Tirreni, al Distretto di Salute Mentale di Nocera Inferiore e presso il Servizio di Psichiatria del nosocomio nocerino “Umberto I”. È durante queste esperienze che ha potuto conoscere le problematiche e i bisogni del territorio in cui vive. In seguito, si è occupato di formazione e di insegnamento, dando spazio anche ai campi estivi per bambini e ragazzi, esperienza che gli ha permesso una crescita non solo professionale ma anche e soprattutto umana. Attualmente si occupa di Disturbi dell’Apprendimento, Disturbi d’ansia, disturbi depressivi e autismo, oltre ad essere consulente psicoterapeuta presso una RSA della zona. Curerà la rubrica “ApertaMente”

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Conversazione con Giulia D’Alessandro e la sua vita carica di racconti e di musica

Cantante, cantautrice, conduttrice, organizzatrice di eventi socio-culturali, docente, musicoterapeuta. In campo musicale vanta oltre 25 anni di attività e numerosi consensi in Italia e all’Estero. Da annoverare i seguenti traguardi: semifinalista nazionale nel 2002 dell’Accademia di Sanremo e nel 2018 semifinalista nazionale di Area Sanremo Tim.

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