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Conversazione con Dasco, il cantautore chitarrista che intona l’amore multiforme

«Amo la Musica, la pratico tanto, ma preferisco dedicarmi maggiormente a mio figlio». 

Dasco, cantante e chitarrista 

Davide Scorza Rotundo, in arte Dasco, è un cantante e chitarrista catanzarese che ha dimostrato, pienamente facendo e vivendo, che nella vita non è mai troppo tardi. 

Scoperto il proprio talento non troppo presto, dopo aver esordito come deejay ha ben compreso la sua strada, e l’ha già tracciata, pubblicando anche un album nel 2020.  

Su YouTube Spotify lo potrete ascoltare! 

Tu scrivi d’amore?

«Mi possono ispirare tante cose. Ho scritto una canzone sull’amore finito di un amico. Ho dedicato una melodia a mia madre, che purtroppo non c’è più. Canto anche l’amore virtuale, al passo coi tempi. Perché l’amore è tante cose, anche l’affetto fraterno, amicale, paterno…». 

L’amore virtuale è altra cosa invece? Anche i sentimenti sono stati digitalizzati?

«Non avrei mai pensato di scrivere così tante canzoni d’amore, anche se mi sono dedicato anche ad altre tematiche. L’amore ha tante prospettive, quella reale e quella virtuale sono solo due delle mille sfaccettature. Chiaramente ci sono i pro e i contro nei cambiamenti che apporta la tecnologia, anche nelle relazioni. L’uomo è un animale vorace, perché abusa di tutto quel che trova». 

Molto interessante! Non solo animale sociale, per dirla alla maniera socratica. Purtroppo non siamo solo abili nei dialoghi, ma anche nel distruggerli. Tu ti occupi di dialoghi perché fai musica, ma riveli la natura distruttrice dell’uomo. Quando è incominciato il tuo amore per questa forma altissima di vita sociale

«Ho incominciato a studiare musica a circa 23 anni. Ho iniziato dalla chitarra, per poi comprendere che volevo anche cantare. Suono prevalentemente l’acustica». 

Qual è la tua canzone più famosa? 

«Di nuovo insieme, una canzone dedicata a mia mamma che è mancata anni fa. Ringrazio Luca Sala per la collaborazione sottesa alla buona riuscita di questo brano. Un giorno saremo di nuovo insieme: dico questo, voglio lanciare un messaggio di speranza». 

Tu ti definisci un nostalgico della musica dei vinili, dei cd, dei vecchi supporti musicali?

«No, anche perché da un lato è bello avere la musica sottomano. Dall’altro, tuttavia, molti artisti hanno più difficoltà oggi ad incrementare con i guadagni. Ti faccio un esempio: il grande Lucio Battisti non amava fare tour, concerti, però guadagnava tanto con i dischi che vendeva. Oggi quando si ascolta musica su Spotify se ne perde il valore, anche se è un bene per l’ambiente il non consumo di cd, vinili, ad esempio. E l’ambiente è un qualcosa che riguarda tutti noi».

Certamente. Ma se ne perde in termini monetari o d’ascolto?

«Entrambi. Se ti regalo il mio album fisico, magari difficilmente lo ascolterai. Se invece te lo faccio pagare, sei più propenso ad ascoltarlo. Sembra banale, ma psicologicamente funziona questa cosa. I Daft Punk li ho amati tanto, prima che si sciogliessero. Ho acquistato dei loro album, ho dato loro valore».

Forse oggi viene meno l’aspetto iconografico della musica, album non più pittografati, poiché ormai digitalizzati. Forse anche questo. A proposito di concerti, invece? 

«Faccio parte di un gruppo, a breve cominceremo a fare qualche live. Continuo intanto ad esibirmi come artista di strada: è formativo da un punto di vista musicale, ricevi feedback, ti confronti con i passanti».

Perché la Musica nasce dall’ascolto: e allora chi meglio di te, artista musicale anche di strada, riesce a capire questo e a trasmetterlo?! Grazie e in bocca al lupo per tutto!

«Grazie a te Christian e viva il lupo!». 

Grazie all’artista anche per le foto che ci ha girato!

Per saperne di più clicca al link sulla conversazione:

https://fb.watch/howzHDNKyg/

© IL QUOTIDIANO ONLINE • 2022 RIPRODUZIONE RISERVATA

di Christian Liguori

Classe '97, studente laureando di “Archeologia e Storia dell'Arte” all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Dopo aver conseguito una laurea triennale in “Beni Culturali e Discipline delle Arti e dello Spettacolo” all’Università degli Studi di Salerno, e pubblicato “Paolo Barca e la frantumazione della logica cerebrale umana”, un saggio di cinema sul regista Mogherini, ha maturato esperienze in svariati campi: dalla pubblicazione di articoli per un blog e una redazione online, a quella di filmati su YouTube e pagine Facebook; dalla partecipazione come interprete in spettacoli teatrali e cortometraggi, all’attivismo associativo per la cultura e l’ambiente. Di recente anche conduttore web-televisivo (un tempo radiofonico), è da sempre specializzato in recensioni di film. Curerà la rubrica “Il Cinema secondo Liguori”

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